Le parole di John Ternus non annunciano un acquisto di chip dalla Cina: indicano che Apple non vuole escludere a priori possibili alternative. In un’intervista a TIME pubblicata il 15 ottobre 2026, il CEO ha definito una crisi i vincoli di fornitura delle memorie e ha detto che «tutte le opzioni dovrebbero restare sul tavolo». Ternus è alla guida di Apple dal 1° settembre.
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Il tema è sensibile perché, secondo le ricostruzioni, Apple aveva già discusso possibili forniture con i produttori cinesi ChangXin Memory Technologies (CXMT) e Yangtze Memory Technologies (YMTC), attirando l’attenzione di Washington. Le dichiarazioni di Ternus non escludono pubblicamente queste aziende, ma non confermano né un accordo né spedizioni o una decisione definitiva.
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Perché Apple vuole mantenere aperte le alternative
La pressione immediata riguarda la disponibilità dei componenti. Le notizie descrivono una carenza globale di memorie, associata alla crescente domanda legata all’intelligenza artificiale; Apple ha inoltre dovuto fare i conti con costi più elevati.
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51 Per un’azienda che usa memorie nei propri dispositivi, valutare altri potenziali fornitori può offrire maggiore flessibilità. È una possibile lettura delle parole di Ternus, non la prova che i chip cinesi siano pronti a colmare una specifica carenza.
Prima dell’arrivo di Ternus, Apple avrebbe discusso l’acquisto di memorie da CXMT e YMTC per dispositivi destinati al mercato cinese. Altre ricostruzioni riferiscono che l’azienda aveva avviato test sulla DRAM di CXMT. Testare un componente, però, non equivale ad approvarlo per la produzione o a effettuare un ordine.
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Tim Cook era CEO durante le precedenti discussioni sui fornitori e, secondo alcune ricostruzioni, lui e altri dirigenti Apple si erano rivolti a funzionari dell’amministrazione Trump per sostenere il piano. Con il passaggio di consegne, Cook è diventato presidente esecutivo. Il contesto mostra quindi che Ternus si inserisce in un dibattito già aperto: non dimostra che abbia ottenuto garanzie normative né che Apple abbia cambiato strategia.
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L’ostacolo politico va oltre il mercato cinese
Un gruppo bipartisan di senatori guidato da Chuck Schumer ha chiesto ad Apple di impegnarsi a non usare memorie di CXMT o YMTC in nessun prodotto venduto nel mondo. La richiesta include esplicitamente anche i dispositivi fabbricati e venduti soltanto in Cina: un piano limitato a quel mercato non soddisferebbe quindi la richiesta dei senatori.
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I senatori descrivono le due aziende come legate all’apparato militare cinese e citano le notizie sui test della DRAM di CXMT. Queste affermazioni documentano le preoccupazioni e le accuse dei legislatori, ma non costituiscono da sole una valutazione indipendente dei rischi per la sicurezza né confermano che Apple stia già usando quei chip.
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C’è inoltre una differenza tra pressione politica e divieto vincolante. Le fonti documentano la richiesta dei senatori e la controversia sulle forniture, ma non dimostrano che il Congresso abbia approvato un divieto mondiale che impedisca ad Apple di acquistare da uno dei due produttori.
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Che cosa significa davvero «tutte le opzioni sul tavolo»
Nelle dichiarazioni citate, Ternus non ha nominato né CXMT né YMTC. Il collegamento con i produttori cinesi nasce dal contesto più ampio: le notizie precedenti sui test e sulle trattative, seguite dall’invito del CEO a mantenere aperte tutte le possibilità.
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La conclusione più solida è circoscritta, ma rilevante: la carenza di memorie dà ad Apple un motivo per valutare alternative e il suo CEO non le ha escluse pubblicamente. Le informazioni disponibili non chiariscono se questa valutazione porterà a un acquisto: restano da considerare, tra gli altri aspetti, l’approvazione dei fornitori e la risposta politica.
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Per ora, «tutte le opzioni sul tavolo» va letto come un segnale di flessibilità, non come la prova che Apple abbia deciso di approvvigionarsi in Cina.