Il 16 settembre l’oro è sceso sotto 4.300 dollari l’oncia dopo che la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha alzato i tassi. TD Securities ritiene che il ribasso possa essere temporaneo: nella sua lettura, gli acquisti degli investitori e delle banche centrali potrebbero riportare il metallo sopra 5.000 dollari l’oncia nel 2027. Tutto dipende, però, dalla tenuta di quella domanda mentre tassi e dollaro esercitano pressione sui prezzi.
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Perché la stretta Fed ha pesato sull’oro
La Fed ha alzato i tassi il 16 settembre e indicato che potrebbero seguire altri aumenti. Il dollaro si è rafforzato e l’oro, che non paga interessi, ha perso attrattiva rispetto alle attività remunerate. Alle 15:10 della costa orientale degli Stati Uniti, il prezzo spot era in calo dell’1,2% a 4.240,10 dollari l’oncia. Il rialzo di un quarto di punto non è stato descritto da tutte le cronache come inatteso: una fonte lo definisce ampiamente previsto.
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La reazione immediata non decide, da sola, dove sarà l’oro nel 2027. TD Securities sostiene che il ritorno degli investitori e gli acquisti delle banche centrali possano alimentare una nuova fase rialzista, pur riconoscendo il rischio di ulteriori strette Fed. In una distinta proiezione di lungo periodo, la banca ipotizza che tassi più bassi, un dollaro più debole e una domanda più solida possano portare le quotazioni sopra la sua media prevista di 5.350 dollari l’oncia per il secondo trimestre 2027. È uno scenario condizionato, non una soglia sotto la quale il prezzo non può scendere.
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I flussi su cui si basa la previsione
Le ricostruzioni della tesi di TD citano circa 6,3 milioni di once affluite negli ETF sull’oro da luglio — fondi negoziati in Borsa che offrono esposizione al metallo — e acquisti delle banche centrali vicini a 70 tonnellate al mese nei tre mesi precedenti. Secondo la banca, le posizioni speculative favorevoli a un rialzo sono aumentate, ma non appaiono ancora affollate come nei precedenti picchi: altri investitori potrebbero quindi aggiungere esposizione. I flussi, tuttavia, possono invertirsi, soprattutto se i tassi restano elevati.
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Anche la Cina contribuisce alla domanda, ma è importante distinguere chi compra. Secondo una ricostruzione, la Banca popolare cinese ha acquistato 20 tonnellate a luglio. Separatamente, State Street Global Advisors riferisce che le importazioni destinate al mercato cinese interno hanno raggiunto 1.000 tonnellate tra gennaio e luglio 2026. Le importazioni complessive non equivalgono agli acquisti della banca centrale; nessuno dei due dati garantisce che la domanda cinese possa compensare un dollaro più forte.
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Previsioni a confronto: contano anche le scadenze
Secondo quanto riportato, Goldman Sachs ha confermato una previsione di 5.400 dollari l’oncia per la fine del 2027, attribuendo rilievo agli acquisti delle banche centrali. Un obiettivo di TD Securities riportato separatamente indica 5.350 dollari per il terzo trimestre 2027: è più vicino, come orizzonte, alla stima di Goldman rispetto alla media TD prevista per il secondo trimestre. I 4.400 dollari stimati da BMI, invece, sono una media per il 2026, non un obiettivo per la fine del 2027. Confrontare queste cifre senza distinguere date e misure rischia di essere fuorviante.
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Cosa osservare da qui al 2027
Il prossimo appuntamento è la decisione Fed del 28 ottobre. Una pausa, o indicazioni meno orientate a nuovi rialzi, potrebbe attenuare la pressione dei tassi e favorire un ritorno dell’oro verso 4.400 dollari. Un altro aumento, o segnali di ulteriore stretta, potrebbe invece prolungare le difficoltà. Sono scenari, non previsioni certe sulla decisione né sulla risposta del mercato.
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Sul fronte dei prezzi, 4.230 dollari indica una zona ribassista da monitorare, non una linea di supporto esatta: dopo la decisione Fed l’oro è arrivato intorno a 4.240 dollari, mentre un’analisi tecnica collocava una fascia inferiore vicino a 4.225. 4.000 dollari rappresenta uno scenario di discesa più marcata, non un minimo garantito. Più di un singolo livello sul grafico, per la previsione di TD conterà l’equilibrio tra acquisti persistenti, andamento dei tassi e forza del dollaro.
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