La Thailandia ha chiesto ai promotori di 49 data center in costruzione di fermare temporaneamente i lavori, mentre le autorità preparano nuove regole per il settore. Sono state messe in attesa anche le decisioni sulle autorizzazioni per altri 117 progetti.
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La ragione è la rapidità con cui si stanno sviluppando queste infrastrutture, indispensabili per servizi cloud e applicazioni di intelligenza artificiale, ma anche grandi consumatrici di energia e acqua. La revisione punta a valutare meglio questi fabbisogni, la sicurezza e le ricadute sulle comunità vicine. Non è, nelle intenzioni dichiarate dal governo, una rinuncia agli investimenti: l’obiettivo è passare da valutazioni frammentate tra diverse agenzie a un quadro nazionale più uniforme.
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Che cosa comporta la pausa
I 49 progetti interessati sono cantieri in corso, non strutture operative che vengono chiuse. La sospensione delle decisioni su altri 117 riguarda invece progetti ancora in attesa di approvazione.
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6 Le notizie disponibili riferiscono che agli sviluppatori è stato chiesto di collaborare e interrompere temporaneamente i lavori in attesa delle nuove regole: l’annuncio, quindi, non equivale a un divieto permanente.
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Il quadro normativo è ancora in preparazione. Tra i temi al vaglio ci sono i consumi di elettricità e acqua, l’idoneità dei siti, la sicurezza degli edifici e degli impianti, le tutele ambientali e i benefici economici attesi dai progetti.
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Tariffe, energia pulita e valutazioni ambientali
Fra le misure discusse figurano possibili tariffe elettriche più alte per gli operatori dei data center, requisiti legati all’uso di energia pulita e un esame più rigoroso delle localizzazioni urbane. Sono state menzionate anche valutazioni d’impatto ambientale e codici di condotta. Si tratta di proposte in esame, non di regole già approvate o definite in ogni dettaglio.
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Le nuove disposizioni potrebbero riguardare non soltanto i progetti futuri: le autorità hanno parlato di standard applicabili anche agli operatori già attivi, concedendo loro tempo per adeguarsi, oltre che ai cantieri e alle nuove strutture.
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Bangkok: una questione distinta
La capitale ha avviato nel frattempo un percorso locale. L’amministrazione metropolitana di Bangkok ha sospeso l’esame di nuove richieste di permesso per costruire o modificare data center e ha intensificato le ispezioni su strutture individuate.
2 Queste iniziative non vanno confuse con la richiesta nazionale di fermare i 49 cantieri e con la sospensione delle autorizzazioni per gli altri 117 progetti.
Tra le questioni emerse a Bangkok c’è il caso di un impianto vicino a un ospedale, insieme a dubbi sull’adeguatezza dei permessi richiesti come se si trattasse di magazzini.
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14 L’episodio ha alimentato il dibattito sulla classificazione degli edifici, sui controlli ambientali e sull’impatto locale, ma non dimostra che tutti i progetti si trovino nelle stesse condizioni.
La sfida: sostenere la crescita senza ignorare i costi locali
La Thailandia cerca di attrarre investimenti in infrastrutture per l’IA e il cloud, stabilendo al tempo stesso regole chiare sull’uso delle risorse e sugli effetti per chi vive vicino agli impianti. La pausa offre alle autorità tempo per definire criteri comuni prima che altri progetti avanzino, mantenendo però l’interesse dichiarato a sviluppare il settore.
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Le preoccupazioni per i consumi di elettricità e acqua e per l’impatto sulle comunità non riguardano soltanto la Thailandia: anche altrove l’espansione dei data center è sottoposta a un esame più attento su questi aspetti.
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19 La prova concreta sarà tradurre le preoccupazioni in requisiti comprensibili e applicati con coerenza sia agli impianti già operativi sia ai progetti ancora in attesa.