Sam Altman ha collegato due aspetti molto concreti dell’espansione dell’intelligenza artificiale: i dispositivi devono essere accettabili per chi ci sta attorno, e l’impatto delle infrastrutture va giudicato sul territorio, non con slogan o medie generali.
Perché Altman è scettico sugli occhiali smart
Altman ha detto di trovare «molto scomodo» parlare con qualcuno che indossa «una videocamera e una luce». È una critica esplicita alla dinamica sociale creata dagli occhiali smart dotati di camera, come i Ray-Ban di Meta. Non equivale a una promessa vincolante che OpenAI non produrrà mai degli occhiali, ma dalle sue dichiarazioni pubbliche la categoria non appare una priorità a breve termine.
2
11
Il punto non è tanto se un paio di occhiali possa eseguire funzioni di AI, quanto il tema del consenso e del disagio. Una spia luminosa può segnalare una possibile registrazione, ma non elimina l’incertezza di chi si trova davanti a una videocamera integrata negli occhiali di un’altra persona. È una tensione che alimenta le critiche pubbliche verso i dispositivi indossabili con fotocamera.
2
I dispositivi che OpenAI esplora con Jony Ive
Altman ha delineato una famiglia più ampia di hardware AI sviluppata con il team di Jony Ive, già responsabile del design di prodotti Apple come l’iPhone:
- dispositivi da tavolo o da scrivania, pensati per un ambiente fisso;
- dispositivi tascabili, per l’uso in mobilità;
- dispositivi indossabili, per possibili casi d’uso futuri.
6
9
Si tratta però di un indirizzo strategico, non di una roadmap di prodotti. Le indiscrezioni più dettagliate sul primo dispositivo OpenAI lo descrivono come compatto, senza schermo, consapevole del contesto e non come un paio di occhiali: un possibile «terzo dispositivo essenziale» accanto a portatile e smartphone, da appoggiare sulla scrivania o tenere in tasca.
1
14
Va distinta la famiglia di prodotti dal dispositivo di debutto. Secondo quanto emerso da documenti giudiziari, il primo apparecchio non sarebbe né un prodotto in-ear né un wearable: le parole di Altman sull’hardware da indossare non confermano quindi che il prodotto iniziale sarà portato addosso.
38
Quando potrebbe arrivare il primo dispositivo consumer
OpenAI non ha confermato pubblicamente né una data di uscita né la forma definitiva del prodotto. Le prime notizie parlavano di un obiettivo nel 2026; resoconti successivi hanno ipotizzato una spedizione già dall’anno seguente. Il quadro resta quindi quello di un prodotto in sviluppo, non di una finestra di lancio affidabile.
1
10
Per chi segue il progetto, la conclusione pratica è semplice: ci si può aspettare altra sperimentazione hardware, ma non è ancora definitivo né il tipo di dispositivo, né il set di funzioni, né la data di vendita. Bisognerà attendere un annuncio di OpenAI.
La risposta di Altman alle preoccupazioni sull’acqua dei data center
Nello stesso dibattito sugli effetti materiali dell’AI, Altman ha contestato l’idea che i moderni data center siano per definizione enormi consumatori d’acqua. Ha definito questa convinzione un «meme» persistente e ha citato una revisione della Virginia del 2024: secondo i resoconti delle sue dichiarazioni, la maggior parte dei singoli edifici di data center usava una quantità d’acqua paragonabile o inferiore a quella di un grande edificio per uffici, pur con alcune strutture dai consumi molto più alti.
47
51
Ha anche usato un paragone volutamente d’impatto: una sola mandorla, ha detto, può richiedere l’equivalente idrico di circa 38.000 query a ChatGPT. Il confronto serve a contestare stime esagerate del consumo per singola richiesta; non misura però l’impatto locale complessivo della costruzione e della gestione delle infrastrutture AI.
50
Perché l’opposizione locale resta forte
Una stima media per query non risponde alla domanda decisiva: quel determinato impianto è adatto a quel bacino idrico, a quella rete elettrica e a quella comunità? In un sondaggio dell’Università della Virginia riportato ad agosto, oltre tre americani su cinque si sono detti contrari alla costruzione di un nuovo data center nella propria comunità, mentre meno di uno su cinque era favorevole. Tra le preoccupazioni ricorrenti: consumo d’acqua, domanda di elettricità, effetti ambientali e trasparenza degli accordi con gli sviluppatori.
18
19
La Virginia mostra bene perché il tema dipende dal luogo. Una successiva valutazione statale avrebbe rilevato che nessuna delle aree esaminate nella pianura costiera poteva sostenere un grande nuovo prelievo di falda secondo le norme autorizzative vigenti.
20 Questo non dimostra che ogni data center consumi molta acqua; mostra però perché i limiti della disponibilità idrica regionale sono rilevanti, soprattutto per progetti che richiedono nuovi grandi prelievi.
Il segnale per la strategia dell’AI
Le posizioni di Altman seguono una stessa logica: nella prossima fase dell’AI, prodotti e infrastrutture devono funzionare non solo sul piano tecnico, ma anche nella relazione con le altre persone e con i territori che li ospitano.
Per l’hardware, questo significa evitare forme che facciano sentire i passanti sorvegliati. Per i data center, significa andare oltre le medie globali e rispondere alle domande specifiche su acqua, energia e trasparenza poste da ogni comunità. I prossimi dispositivi OpenAI restano in gran parte sconosciuti; più chiara è invece la direzione dichiarata: hardware AI oltre lo smartphone e gli occhiali, insieme alla tesi che i costi ambientali dell’AI vadano discussi con maggiore precisione rispetto ai confronti virali.
6
51