Il 12 ottobre Brent e WTI hanno invertito le perdite iniziali: le preoccupazioni per le forniture dal Medio Oriente hanno prevalso sulle attese di più diesel russo e sulla tregua energetica annunciata. Gli attacchi in Arabia Saudita e contro due petroliere hanno riacceso i timori per possibili interruzioni dei fluss...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: Why did oil prices rise on Monday, October 12, despite President Donald Trump’s proposed Russia–Ukraine “energy ceasefire” and Russian diese. Article summary: Oil rose on Monday, October 12, 2026 because fears of Middle Eastern supply disruption outweighed the prospect of additional Russian diesel and Trump’s announced Russia–Ukraine “energy ceasefire.” The market initially we. Topic tags: general, news, general web. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fake numbers
Lunedì 12 ottobre 2026 il petrolio ha chiuso in rialzo, nonostante l’annuncio di una «tregua energetica» tra Russia e Ucraina e un accordo per fornire diesel russo avessero inizialmente spinto i prezzi al ribasso. Nel corso della giornata l’attenzione degli operatori si è spostata: alla prospettiva di nuove forniture si sono contrapposti i timori per gli approvvigionamenti e la sicurezza dei trasporti in Medio Oriente. 10
13
Nelle prime contrattazioni asiatiche, il Brent ha perso 1,37 dollari, pari all’1,31%, scendendo a 103,35 dollari al barile. Il WTI, il riferimento statunitense, è calato di 1,30 dollari (-1,42%), a 90,55 dollari. Le flessioni riflettevano le aspettative che gli annunci potessero attenuare i timori sulle forniture russe e sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. 10
Alla chiusura, entrambi i benchmark erano risaliti. Il Brent ha terminato a 106,65 dollari al barile, in aumento di 1,93 dollari (+1,8%) e al livello di chiusura più alto dal 15 settembre. Il WTI ha guadagnato 1,89 dollari (+2%), attestandosi a 93,74 dollari. 13
15 I dati riguardano momenti diversi della seduta: il calo iniziale e la chiusura in rialzo non sono in contraddizione.
La svolta dei prezzi è arrivata mentre gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita e gli attacchi a due petroliere nel fine settimana accrescevano i timori per le forniture dalla regione. Reuters ha riferito che gli Houthi hanno rivendicato un attacco all’aeroporto internazionale di Riyadh che ha causato 13 morti e oltre 300 feriti. 1
13
Per chi opera sul mercato petrolifero, la questione non era soltanto quanta altra disponibilità di diesel potesse arrivare. Gli attacchi alle infrastrutture e alle petroliere hanno alimentato il timore di interruzioni più ampie dei flussi di greggio. Il resoconto della chiusura ha collegato il rialzo del Brent agli attacchi a Riyadh e alle petroliere. 13
Donald Trump ha dichiarato che Russia e Ucraina avevano concordato di fermare gli attacchi reciproci contro le infrastrutture energetiche. L’annuncio ha contribuito a esercitare pressione sui prezzi nelle prime fasi della seduta. Le fonti disponibili documentano però la reazione del mercato alla dichiarazione, non l’effettiva attuazione della tregua. 8
10
Anche l’accordo sul diesel riguardava un segmento più circoscritto del mercato dei carburanti, non il greggio in quanto tale. Saxo ha descritto l’intesa per fornire 500.000 tonnellate di diesel russo come un sollievo «modesto» per i mercati energetici. Altri resoconti hanno riportato volumi aggiuntivi annunciati, ma le fonti disponibili non indicano in modo coerente quantità e tempistiche: non permettono quindi di stabilire con precisione quanto prodotto sarebbe arrivato sul mercato e quando. 5
6
Goldman Sachs ha alzato da 85 a 90 dollari al barile la previsione per il Brent a dicembre, citando la persistenza dei rischi per le forniture. Secondo l’analisi riportata, la componente di rischio geopolitico superava di poco i 20 dollari al barile. 21 La previsione era inferiore alla chiusura di lunedì, ma resta una stima, non una garanzia che il prezzo scenda a quel livello.
La seduta ha messo a confronto due forze: il possibile sollievo sul fronte delle forniture e il rischio di nuove interruzioni. Le aspettative sul diesel russo e l’annuncio della tregua hanno accompagnato il calo iniziale; i timori per l’Arabia Saudita e la sicurezza delle petroliere hanno contribuito alla successiva ripresa. 10
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Il 12 ottobre Brent e WTI hanno invertito le perdite iniziali: le preoccupazioni per le forniture dal Medio Oriente hanno prevalso sulle attese di più diesel russo e sulla tregua energetica annunciata.
Il 12 ottobre Brent e WTI hanno invertito le perdite iniziali: le preoccupazioni per le forniture dal Medio Oriente hanno prevalso sulle attese di più diesel russo e sulla tregua energetica annunciata. Gli attacchi in Arabia Saudita e contro due petroliere hanno riacceso i timori per possibili interruzioni dei flussi petroliferi regionali.
Il 12 ottobre Brent e WTI hanno invertito le perdite iniziali: le preoccupazioni per le forniture dal Medio Oriente hanno prevalso sulle attese di più diesel russo e sulla tregua energetica annunciata. Gli attacchi in Arabia Saudita e contro due petroliere hanno riacceso i timori per possibili interruzioni dei fluss...
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Lunedì 12 ottobre 2026 il petrolio ha chiuso in rialzo, nonostante l’annuncio di una «tregua energetica» tra Russia e Ucraina e un accordo per fornire diesel russo avessero inizialmente spinto i prezzi al ribasso. Nel corso della giornata l’attenzione degli operatori si è spostata: alla prospettiva di nuove forniture si sono contrapposti i timori per gli approvvigionamenti e la sicurezza dei trasporti in Medio Oriente. 10
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Nelle prime contrattazioni asiatiche, il Brent ha perso 1,37 dollari, pari all’1,31%, scendendo a 103,35 dollari al barile. Il WTI, il riferimento statunitense, è calato di 1,30 dollari (-1,42%), a 90,55 dollari. Le flessioni riflettevano le aspettative che gli annunci potessero attenuare i timori sulle forniture russe e sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. 10
Alla chiusura, entrambi i benchmark erano risaliti. Il Brent ha terminato a 106,65 dollari al barile, in aumento di 1,93 dollari (+1,8%) e al livello di chiusura più alto dal 15 settembre. Il WTI ha guadagnato 1,89 dollari (+2%), attestandosi a 93,74 dollari. 13
15 I dati riguardano momenti diversi della seduta: il calo iniziale e la chiusura in rialzo non sono in contraddizione.
La svolta dei prezzi è arrivata mentre gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita e gli attacchi a due petroliere nel fine settimana accrescevano i timori per le forniture dalla regione. Reuters ha riferito che gli Houthi hanno rivendicato un attacco all’aeroporto internazionale di Riyadh che ha causato 13 morti e oltre 300 feriti. 1
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Per chi opera sul mercato petrolifero, la questione non era soltanto quanta altra disponibilità di diesel potesse arrivare. Gli attacchi alle infrastrutture e alle petroliere hanno alimentato il timore di interruzioni più ampie dei flussi di greggio. Il resoconto della chiusura ha collegato il rialzo del Brent agli attacchi a Riyadh e alle petroliere. 13
Donald Trump ha dichiarato che Russia e Ucraina avevano concordato di fermare gli attacchi reciproci contro le infrastrutture energetiche. L’annuncio ha contribuito a esercitare pressione sui prezzi nelle prime fasi della seduta. Le fonti disponibili documentano però la reazione del mercato alla dichiarazione, non l’effettiva attuazione della tregua. 8
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Anche l’accordo sul diesel riguardava un segmento più circoscritto del mercato dei carburanti, non il greggio in quanto tale. Saxo ha descritto l’intesa per fornire 500.000 tonnellate di diesel russo come un sollievo «modesto» per i mercati energetici. Altri resoconti hanno riportato volumi aggiuntivi annunciati, ma le fonti disponibili non indicano in modo coerente quantità e tempistiche: non permettono quindi di stabilire con precisione quanto prodotto sarebbe arrivato sul mercato e quando. 5
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Goldman Sachs ha alzato da 85 a 90 dollari al barile la previsione per il Brent a dicembre, citando la persistenza dei rischi per le forniture. Secondo l’analisi riportata, la componente di rischio geopolitico superava di poco i 20 dollari al barile. 21 La previsione era inferiore alla chiusura di lunedì, ma resta una stima, non una garanzia che il prezzo scenda a quel livello.
La seduta ha messo a confronto due forze: il possibile sollievo sul fronte delle forniture e il rischio di nuove interruzioni. Le aspettative sul diesel russo e l’annuncio della tregua hanno accompagnato il calo iniziale; i timori per l’Arabia Saudita e la sicurezza delle petroliere hanno contribuito alla successiva ripresa. 10
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Il 12 ottobre Brent e WTI hanno invertito le perdite iniziali: le preoccupazioni per le forniture dal Medio Oriente hanno prevalso sulle attese di più diesel russo e sulla tregua energetica annunciata.
Il 12 ottobre Brent e WTI hanno invertito le perdite iniziali: le preoccupazioni per le forniture dal Medio Oriente hanno prevalso sulle attese di più diesel russo e sulla tregua energetica annunciata. Gli attacchi in Arabia Saudita e contro due petroliere hanno riacceso i timori per possibili interruzioni dei flussi petroliferi regionali.