Il rilancio di LIV Golf, ribattezzato «LIV 2.0», è saltato quando BC Partners Credit si è ritirata dal finanziamento da 300 milioni di dollari che avrebbe dovuto sostenere la riorganizzazione della lega. Secondo le ricostruzioni, pesava anche la difficoltà di ottenere un numero sufficiente di adesioni dai giocatori per il tour previsto nel 2027; LIV ha dichiarato che le parti non erano riuscite a trovare un accordo su alcuni termini ancora in sospeso.
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Durante una breve udienza fallimentare in New Jersey, durata 13 minuti il 5 novembre, la lega ha annunciato che avrebbe abbandonato la ristrutturazione per avviare una liquidazione nell’ambito della procedura Chapter 11. Si tratta di un percorso annunciato, non di una liquidazione già conclusa: il piano deve ancora passare al vaglio del tribunale.
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Perché il piano di salvataggio è fallito
Il finanziamento di BC Partners avrebbe dovuto consentire a LIV di uscire dalla procedura fallimentare con un’attività riorganizzata. L’investitore ha ritirato la propria offerta e, in una nota, la lega ha spiegato che, nonostante le trattative, non era stato possibile raggiungere un’intesa su alcuni punti ancora da definire. Le ricostruzioni giornalistiche hanno indicato anche la mancanza di impegni sufficienti da parte dei giocatori come uno degli ostacoli principali.
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Le adesioni contavano perché il rilancio dipendeva dalla possibilità di mettere insieme un gruppo di giocatori abbastanza solido. Un resoconto che cita il Financial Times parlava di circa 30 giocatori già orientati a partecipare, mentre altri 10 — compresi alcuni nomi di rilievo — non avevano ancora deciso. Il dato non definisce la composizione finale della squadra e non dimostra che la scelta di un singolo giocatore abbia fatto saltare l’accordo. Jon Rahm, Sergio Garcia e Tyrrell Hatton erano tra i giocatori indicati come non intenzionati a impegnarsi nel nuovo progetto; Golf Channel ha riferito che avrebbero lasciato LIV per il DP World Tour.
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Il tentativo di trovare un nuovo finanziatore arrivava dopo la perdita del sostegno saudita. Secondo le ricostruzioni, LIV aveva presentato istanza di Chapter 11 a settembre, dopo aver perso l’appoggio del Public Investment Fund, e il finanziamento di BC Partners avrebbe dovuto offrirle una via d’uscita dalla procedura. Le stime pubblicate indicano che la lega aveva speso oltre 5 miliardi di dollari nei suoi cinque anni di attività.
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Cosa è stato detto in tribunale e cosa succede ora
L’avvocato di LIV, Matthew Williams, ha dichiarato che i debitori «non stanno attualmente portando avanti il piano LIV Golf 2.0». Ha descritto l’alternativa come una liquidazione orientata a massimizzare il valore e ha aggiunto: «Riteniamo che la liquidazione sia la strada migliore». Il cambio di rotta segna il passaggio dal tentativo di riorganizzare l’attività alla preparazione della vendita degli asset e alla chiusura graduale delle operazioni.
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Le tappe indicate nei resoconti prevedevano l’avvio del processo di liquidazione lunedì 9 novembre e la presentazione di un piano nell’ambito del Chapter 11. Quel piano deve ancora essere approvato dal tribunale. Erano inoltre in calendario una riunione del comitato dei creditori il 20 novembre e una nuova udienza fallimentare il 24 novembre.
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Che cosa significa la decisione — e cosa resta da chiarire
L’annuncio mette fine al tentativo di proseguire come tour riorganizzato, ma il procedimento giudiziario deve ancora stabilire come avverrà la liquidazione e come saranno pagati i creditori. Secondo le notizie pubblicate, tra gli asset che potrebbero essere venduti ci sono immobili e marchi, mentre la società ridurrà gradualmente le proprie attività.
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Anche l’accordo di separazione di Rahm va considerato con cautela. Un articolo precedente riferiva che l’intesa avrebbe liberato LIV dalle sue pretese economiche e restituito al giocatore i diritti esclusivi su nome, immagine e somiglianza, ma solo previa approvazione del giudice Michael B. Kaplan. Le informazioni disponibili non confermano se l’accordo sia stato approvato durante l’udienza del 5 novembre.
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La spiegazione più solida del fallimento del rilancio è la combinazione tra il venir meno del finanziamento e il sostegno insufficiente dei giocatori. Le fonti non dimostrano che LIV non potesse in assoluto ripensare il progetto, né chiariscono quale sarebbe stata la ripartizione definitiva della proprietà. Confermano però che, al 5 novembre, la lega aveva smesso di perseguire «LIV 2.0» e aveva comunicato al tribunale l’intenzione di procedere verso una liquidazione.
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