Gli ambasciatori dell’Unione europea non sono riusciti a concludere l’accordo prima della scadenza di mezzanotte del 22 settembre perché le sanzioni individuali richiedono l’unanimità dei 27 Stati membri. La Lettonia ha rifiutato il compromesso che prevedeva la rimozione dalla lista di Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, giudicandolo un indebolimento della pressione su Mosca.
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Il compromesso proposto
L’intesa metteva insieme due elementi:
- la cancellazione di Usmanov e Fridman dalla lista Ue, con la fine per loro del congelamento dei beni e dei divieti di viaggio;
- il rinnovo per 36 mesi delle misure individuali contro quasi 3.000 altre persone ed entità legate alla Russia, invece delle normali proroghe più brevi.
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Un’intesa provvisoria era stata raggiunta, ma necessitava ancora dell’approvazione finale di ogni capitale. Il rifiuto lettone ha quindi impedito di formalizzare il pacchetto.
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Perché Francia, Slovacchia e Lussemburgo sostenevano le rimozioni
Le posizioni dei tre Paesi erano riconducibili a ragioni diverse, almeno secondo quanto riportato dalle fonti.
La Slovacchia era stata al centro della precedente fase di stallo e aveva spinto per la rimozione di Usmanov; le ricostruzioni indicano inoltre che il delisting di Fridman rientrasse nel compromesso finale.
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La Francia chiedeva la rimozione di Usmanov nel contesto di notizie secondo cui ciò avrebbe potuto favorire la liberazione di cittadini francesi detenuti in Azerbaigian. Il collegamento è stato riportato da più testate, ma resta una relazione diplomatica riferita dalle fonti, non una condizione ufficialmente e indipendentemente accertata.
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Il Lussemburgo sosteneva che, se Usmanov fosse stato tolto dalla lista, avrebbe dovuto esserlo anche Fridman. Le notizie hanno messo in relazione questa posizione con la richiesta di arbitrato di Fridman, pari a circa 16 miliardi di dollari, contro il Granducato per beni congelati; tuttavia, non dimostrano che tale causa sia stata il motivo decisivo della linea lussemburghese.
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Perché il veto lettone è stato decisivo
La Lettonia è diventata l’ultimo ostacolo perché il rinnovo delle sanzioni mirate dell’Ue può essere approvato soltanto con il consenso di tutti gli Stati membri. Riga riteneva che scambiare due delisting con una proroga più lunga diluisse la politica sanzionatoria europea.
La ministra degli Esteri lettone, Baiba Braže, ha dichiarato, secondo le ricostruzioni dei negoziati, che le sanzioni dovrebbero essere «rafforzate, non indebolite».
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Il caso mostra un limite strutturale delle decisioni all’unanimità: anche un pacchetto sostenuto in larga parte può fermarsi se un solo governo contesta un punto essenziale dell’accordo.
Cosa rischiava di scadere
La questione urgente riguardava la lista delle sanzioni individuali: congelamento dei beni e divieti di viaggio applicati a quasi 3.000 persone ed entità collegate alla Russia. Dopo il mancato accordo iniziale, l’Ue aveva già concesso una proroga tecnica di sette giorni, dal 15 al 22 settembre.
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Senza l’approvazione unanime e il completamento delle procedure giuridiche entro la scadenza, quelle designazioni rischiavano di decadere. La disputa su due nomi metteva quindi in pericolo la continuità legale dell’intero regime di misure individuali.
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Questo non avrebbe comportato la fine di tutte le misure Ue contro la Russia: le sanzioni economiche settoriali erano separate da questo rinnovo e non ne sarebbero state coinvolte.
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Le reazioni prima della ripresa dei colloqui
L’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha invitato gli Stati membri a preservare le sanzioni e ha affermato che i negoziatori puntavano a concludere rapidamente il rinnovo, sottolineando la necessità di stabilità del regime.
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Il primo ministro ucraino Sergii Koretskyi ha esortato l’Ue a non allentare le misure, sostenendo che l’Europa non dovrebbe trattare come amici coloro che rendono possibile la guerra russa mentre l’Ucraina continua a subire attacchi.
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Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha chiesto a sua volta maggiore pressione sulla Russia e su chi sostiene l’aggressione del Cremlino. Le sue dichiarazioni riportate erano formulate nel contesto di ulteriori misure contro la Russia e non risultano una presa di posizione documentata specificamente sul compromesso Usmanov-Fridman.
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I colloqui previsti per la mattina di martedì avevano dunque un obiettivo più ampio della soluzione sul destino di due imprenditori: garantire che un’importante lista sanzionatoria continui a valere nonostante la necessità dell’unanimità politica a ogni rinnovo.
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