Il tempismo, però, ha reso il messaggio difficile da ignorare. Solo tre giorni prima, il 1° giugno, Anthropic aveva depositato in via riservata presso la Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità di vigilanza dei mercati statunitensi, una bozza del modulo S-1 per una possibile offerta pubblica iniziale, o IPO . E il 28 maggio aveva chiuso un round di finanziamento Serie H da 65 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione post-money di 965 miliardi e superando OpenAI tra le startup di IA di maggior valore .
Il risultato è una tensione interna sempre più evidente: Anthropic si propone al tempo stesso come coscienza critica del settore e come uno dei suoi concorrenti commerciali più aggressivi.
Il post del 4 giugno è stato firmato dal responsabile dell’istituto di ricerca interno dell’azienda e dalla responsabile delle politiche pubbliche . Il testo non afferma che l’auto-miglioramento ricorsivo sia già stato raggiunto, ma avverte che l’accelerazione osservata potrebbe portare verso quella soglia.
Per alcuni esperti di sicurezza dell’IA, si tratterebbe di un passaggio potenzialmente associato a rischi difficili da controllare e a profonde conseguenze sociali . La proposta di Anthropic è quindi preventiva: rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati prima che i sistemi diventino molto più difficili da monitorare o governare.
Alcuni osservatori di mercato hanno però letto l’appello in modo meno benevolo. Una società che ha già raggiunto una posizione di forza, sostengono, potrebbe chiedere ai concorrenti di “mettere in pausa” la corsa proprio mentre consolida il proprio vantaggio. Da qui le accuse di strategia di marketing o di possibile cattura regolatoria . Le fonti disponibili non risolvono definitivamente questa ambiguità.
Il calendario degli ultimi mesi rende il contrasto particolarmente netto:
La contraddizione non sta nel fatto che una società possa avere preoccupazioni reali e, allo stesso tempo, bisogno di finanziamenti. I modelli più avanzati richiedono infatti enormi risorse computazionali. Il problema di credibilità nasce dal contrasto tra il messaggio pubblico — “dobbiamo rallentare” — e una strategia che punta a raccogliere capitali per acquistare più capacità di calcolo, ampliare la distribuzione dei prodotti e sostenere una crescita rapidissima.
La storia di Claude Mythos presenta però un elemento che va nella direzione opposta. Il 7 aprile 2026 Anthropic ha deciso di non rendere il modello disponibile al pubblico dopo aver osservato, nei test interni, una capacità molto elevata di individuare vulnerabilità gravi in sistemi operativi e browser .
Secondo le informazioni citate nelle fonti, Mythos avrebbe individuato migliaia di vulnerabilità zero-day precedentemente sconosciute, tra cui un bug vecchio di 27 anni in OpenBSD e una falla di 16 anni in FFmpeg che gli strumenti di test automatizzati non avevano rilevato nonostante avessero eseguito la riga di codice interessata cinque milioni di volte .
Invece di distribuire il modello tramite un’API pubblica, Anthropic ne ha limitato l’accesso a 11 partner nell’ambito del programma “Project Glasswing”, orientato alla cybersicurezza difensiva .
La decisione ha rappresentato un sacrificio commerciale concreto: l’azienda ha rinunciato, almeno nell’immediato, ai ricavi derivanti dal suo modello più potente proprio mentre altri laboratori rendevano ampiamente disponibili i propri sistemi di frontiera . È uno degli esempi più forti a sostegno dell’idea che la sicurezza non sia soltanto uno slogan aziendale.
Pochi mesi prima, tuttavia, Anthropic aveva indebolito un altro pilastro della propria identità pubblica. Nel febbraio 2026 la società ha rimosso dalla Responsible Scaling Policy l’impegno a fermare lo sviluppo qualora i propri sistemi fossero diventati troppo pericolosi .
Il cambiamento è stato documentato dal gruppo attivista Stop the AI Race. Secondo il gruppo, Holden Karnofsky — già amministratore delegato di Open Philanthropy e successivamente entrato in Anthropic — avrebbe riconosciuto l’esistenza di una “enorme pressione” a minimizzare i rischi, perché attivare una pausa avrebbe danneggiato l’azienda .
Questa ricostruzione proviene da una fonte attivista e non elimina ogni possibile interpretazione alternativa. Ma la successione temporale resta significativa: l’azienda ha abbandonato il meccanismo interno che avrebbe potuto imporre uno stop, poi ha scelto di trattenere Mythos per ragioni di sicurezza e infine ha accelerato raccolta di capitali e percorso verso la Borsa.
Considerate insieme, le decisioni raccontano una storia più complessa di una semplice incoerenza:
Gli scettici vedono una strategia: usare la sicurezza per ottenere regole che potrebbero congelare il vantaggio di chi è già avanti . I sostenitori vedono invece un’azienda realmente divisa tra la propria missione originaria e la realtà di un settore ad alta intensità di capitale, in cui fermarsi da soli potrebbe significare perdere terreno.
Entrambe le letture restano plausibili. Quello che appare meno controverso è che il conflitto sia ormai strutturale. Anthropic non può essere contemporaneamente la voce più insistente a favore di un rallentamento globale e uno dei protagonisti più veloci della stessa corsa senza dover spiegare come le due cose possano convivere.
Il futuro prospetto per la IPO renderà questa domanda ancora più pressante: un documento destinato agli investitori dovrà descrivere rischi, costi, crescita e responsabilità con un linguaggio soggetto a obblighi legali. A quel punto, la distanza tra la difesa pubblica della sicurezza e le esigenze del bilancio non potrà essere affidata soltanto a una dichiarazione di intenti.
La lezione del 2026 è quindi meno semplice di “Anthropic è ipocrita” o “Anthropic è l’unica azienda responsabile”. La società ha preso almeno una decisione chiaramente costosa in nome della sicurezza, ma ha anche eliminato un impegno che avrebbe potuto imporre un rallentamento e ha intrapreso una corsa finanziaria senza precedenti. La sicurezza può convivere con l’ambizione commerciale in una missione aziendale; è molto più difficile conciliarle quando arrivano sullo stesso bilancio.
Il tempismo, però, ha reso il messaggio difficile da ignorare. Solo tre giorni prima, il 1° giugno, Anthropic aveva depositato in via riservata presso la Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità di vigilanza dei mercati statunitensi, una bozza del modulo S-1 per una possibile offerta pubblica iniziale, o IPO . E il 28 maggio aveva chiuso un round di finanziamento Serie H da 65 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione post-money di 965 miliardi e superando OpenAI tra le startup di IA di maggior valore .
Il risultato è una tensione interna sempre più evidente: Anthropic si propone al tempo stesso come coscienza critica del settore e come uno dei suoi concorrenti commerciali più aggressivi.
Il post del 4 giugno è stato firmato dal responsabile dell’istituto di ricerca interno dell’azienda e dalla responsabile delle politiche pubbliche . Il testo non afferma che l’auto-miglioramento ricorsivo sia già stato raggiunto, ma avverte che l’accelerazione osservata potrebbe portare verso quella soglia.
Per alcuni esperti di sicurezza dell’IA, si tratterebbe di un passaggio potenzialmente associato a rischi difficili da controllare e a profonde conseguenze sociali . La proposta di Anthropic è quindi preventiva: rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati prima che i sistemi diventino molto più difficili da monitorare o governare.
Alcuni osservatori di mercato hanno però letto l’appello in modo meno benevolo. Una società che ha già raggiunto una posizione di forza, sostengono, potrebbe chiedere ai concorrenti di “mettere in pausa” la corsa proprio mentre consolida il proprio vantaggio. Da qui le accuse di strategia di marketing o di possibile cattura regolatoria . Le fonti disponibili non risolvono definitivamente questa ambiguità.
Il calendario degli ultimi mesi rende il contrasto particolarmente netto:
La contraddizione non sta nel fatto che una società possa avere preoccupazioni reali e, allo stesso tempo, bisogno di finanziamenti. I modelli più avanzati richiedono infatti enormi risorse computazionali. Il problema di credibilità nasce dal contrasto tra il messaggio pubblico — “dobbiamo rallentare” — e una strategia che punta a raccogliere capitali per acquistare più capacità di calcolo, ampliare la distribuzione dei prodotti e sostenere una crescita rapidissima.
La storia di Claude Mythos presenta però un elemento che va nella direzione opposta. Il 7 aprile 2026 Anthropic ha deciso di non rendere il modello disponibile al pubblico dopo aver osservato, nei test interni, una capacità molto elevata di individuare vulnerabilità gravi in sistemi operativi e browser .
Secondo le informazioni citate nelle fonti, Mythos avrebbe individuato migliaia di vulnerabilità zero-day precedentemente sconosciute, tra cui un bug vecchio di 27 anni in OpenBSD e una falla di 16 anni in FFmpeg che gli strumenti di test automatizzati non avevano rilevato nonostante avessero eseguito la riga di codice interessata cinque milioni di volte .
Invece di distribuire il modello tramite un’API pubblica, Anthropic ne ha limitato l’accesso a 11 partner nell’ambito del programma “Project Glasswing”, orientato alla cybersicurezza difensiva .
La decisione ha rappresentato un sacrificio commerciale concreto: l’azienda ha rinunciato, almeno nell’immediato, ai ricavi derivanti dal suo modello più potente proprio mentre altri laboratori rendevano ampiamente disponibili i propri sistemi di frontiera . È uno degli esempi più forti a sostegno dell’idea che la sicurezza non sia soltanto uno slogan aziendale.
Pochi mesi prima, tuttavia, Anthropic aveva indebolito un altro pilastro della propria identità pubblica. Nel febbraio 2026 la società ha rimosso dalla Responsible Scaling Policy l’impegno a fermare lo sviluppo qualora i propri sistemi fossero diventati troppo pericolosi .
Il cambiamento è stato documentato dal gruppo attivista Stop the AI Race. Secondo il gruppo, Holden Karnofsky — già amministratore delegato di Open Philanthropy e successivamente entrato in Anthropic — avrebbe riconosciuto l’esistenza di una “enorme pressione” a minimizzare i rischi, perché attivare una pausa avrebbe danneggiato l’azienda .
Questa ricostruzione proviene da una fonte attivista e non elimina ogni possibile interpretazione alternativa. Ma la successione temporale resta significativa: l’azienda ha abbandonato il meccanismo interno che avrebbe potuto imporre uno stop, poi ha scelto di trattenere Mythos per ragioni di sicurezza e infine ha accelerato raccolta di capitali e percorso verso la Borsa.
Considerate insieme, le decisioni raccontano una storia più complessa di una semplice incoerenza:
Gli scettici vedono una strategia: usare la sicurezza per ottenere regole che potrebbero congelare il vantaggio di chi è già avanti . I sostenitori vedono invece un’azienda realmente divisa tra la propria missione originaria e la realtà di un settore ad alta intensità di capitale, in cui fermarsi da soli potrebbe significare perdere terreno.
Entrambe le letture restano plausibili. Quello che appare meno controverso è che il conflitto sia ormai strutturale. Anthropic non può essere contemporaneamente la voce più insistente a favore di un rallentamento globale e uno dei protagonisti più veloci della stessa corsa senza dover spiegare come le due cose possano convivere.
Il futuro prospetto per la IPO renderà questa domanda ancora più pressante: un documento destinato agli investitori dovrà descrivere rischi, costi, crescita e responsabilità con un linguaggio soggetto a obblighi legali. A quel punto, la distanza tra la difesa pubblica della sicurezza e le esigenze del bilancio non potrà essere affidata soltanto a una dichiarazione di intenti.
La lezione del 2026 è quindi meno semplice di “Anthropic è ipocrita” o “Anthropic è l’unica azienda responsabile”. La società ha preso almeno una decisione chiaramente costosa in nome della sicurezza, ma ha anche eliminato un impegno che avrebbe potuto imporre un rallentamento e ha intrapreso una corsa finanziaria senza precedenti. La sicurezza può convivere con l’ambizione commerciale in una missione aziendale; è molto più difficile conciliarle quando arrivano sullo stesso bilancio.