Il rapporto conferma una drammatica escalation dei conflitti globali. Il numero di conflitti tra Stati è salito al livello più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, con 61 Paesi ora coinvolti in tali conflitti . Inoltre, il numero di nazioni che combattono in conflitti al di fuori dei propri confini è quasi raddoppiato, con sia il numero di conflitti attivi che gli impegni esterni che hanno raggiunto massimi storici del dopoguerra
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Una caratteristica distintiva di quest'era di conflitto è il ruolo accelerato della tecnologia. Gli attacchi con droni sono aumentati di uno sbalorditivo 11.500% negli ultimi sette anni, una cifra che sottolinea la trasformazione dei campi di battaglia moderni . Ancora più significativo, i sistemi di intelligenza artificiale vengono ora impiegati per prendere decisioni di vita o di morte in pochi secondi, un cambiamento epocale che solleva profonde questioni etiche e strategiche sul futuro della guerra
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Il costo economico del fallimento nel mantenere la pace è più alto che mai. L'impatto economico globale della violenza ha raggiunto la cifra record di 21.810 miliardi di dollari nel 2025, una somma equivalente a circa il 13% del PIL globale . Questa cifra immensa riflette non solo la spesa militare diretta, ma anche le più ampie conseguenze economiche dei conflitti, tra cui la perdita di produttività, gli sfollamenti e l'instabilità a lungo termine.
In mezzo al subbuglio globale, alcune nazioni rimangono porti di stabilità. L'Islanda ha mantenuto la sua posizione di Paese più pacifico al mondo per il 19° anno consecutivo . I primi cinque Paesi più pacifici nell'indice 2026 sono Islanda, Irlanda, Nuova Zelanda, Austria e Svizzera
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Il fondo della classifica è dominato da zone di conflitto attivo. Per il rapporto 2026, i Paesi meno pacifici includono Russia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Ucraina e Israele . La Russia, per la prima volta, è classificata come il Paese meno pacifico in assoluto, una diretta conseguenza della sua guerra in corso in Ucraina
. Yemen, Sudan, Sud Sudan e Afghanistan rimangono anch'essi ancorati in fondo alla classifica, con posizioni che fluttuano man mano che i conflitti si intensificano o si attenuano
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