La scossa è stata registrata alle 16:27 ora locale. Nello stabilimento Japan Advanced Semiconductor Manufacturing (JASM), la joint venture guidata da TSMC, sono scattate le procedure interne di emergenza: il personale è stato evacuato e la produzione è stata fermata per consentire le verifiche .
Si è trattato del primo terremoto di grande entità affrontato dall’impianto JASM dall’avvio delle attività nel 2024 .
Le ispezioni non hanno rilevato danni alle strutture dell’edificio né alle apparecchiature essenziali per la sicurezza. Anche il cantiere dell’espansione di JASM non ha riportato danni, sebbene alcune attività siano state sospese temporaneamente come precauzione contro le scosse di assestamento . All’interno della fabbrica è stata registrata un’intensità sismica massima pari a 5 sulla scala giapponese .
TSMC ha iniziato a riavviare gradualmente le operazioni già nella serata del 28 luglio . Il 4 agosto l’azienda ha comunicato il ritorno alla normalità e ha annunciato una donazione di 250 milioni di yen per i soccorsi . Durante la ripartenza erano previste alcune rotture di wafer e perdite legate alla nuova qualificazione degli strumenti , ma gli analisti hanno valutato come limitato l’effetto sui ricavi del terzo trimestre .
Il terremoto ha imposto controlli e sospensioni temporanee in numerose aziende della filiera dei semiconduttori, tra cui:
Le fabbriche hanno dovuto verificare edifici, linee produttive, impianti di alimentazione e strumenti di precisione. Nei semiconduttori, infatti, anche un impianto senza danni strutturali può restare fermo finché ogni macchinario non viene controllato e ricalibrato.
Entro il 3 agosto, Tokyo Electron e Sony erano tra gli operatori che avevano annunciato una ripresa a scaglioni dopo le verifiche di sicurezza e la ricalibrazione delle apparecchiature . Le prime valutazioni del settore hanno indicato un impatto globale limitato, pur segnalando possibili ritardi locali e rallentamenti nelle spedizioni di attrezzature .
Alcuni resoconti avevano ipotizzato un’instabilità della filiera destinata a durare mesi . Le tempistiche di riavvio comunicate successivamente dalla maggior parte degli impianti non hanno però confermato lo scenario più prolungato.
L’impatto più concreto si è visto nella produzione automobilistica. Toyota ha sospeso le attività in tre stabilimenti del sud del Giappone per valutare le conseguenze sui fornitori e sulla logistica: lo stop, inizialmente previsto fino al 31 luglio, è stato prolungato in alcune sedi fino al 5 agosto . Anche Honda e Nissan hanno fermato la produzione di veicoli .
Il problema non riguardava soltanto eventuali danni alle fabbriche. Strade danneggiate, percorsi di trasporto interrotti e difficoltà nella consegna dei componenti hanno costretto a fermarsi anche stabilimenti che non avevano subito danni diretti .
Il caso Toyota mostra quanto siano interconnesse le catene di fornitura: alcuni impianti coinvolti si trovavano a centinaia di chilometri dall’epicentro, compreso uno stabilimento di Aichi distante oltre 600 chilometri .
L’evento ha quindi riportato sotto i riflettori la fragilità del modello “just in time”, basato su scorte ridotte e consegne sincronizzate. Kumamoto è un punto importante per i semiconduttori destinati al settore automobilistico, e un’interruzione regionale può propagarsi rapidamente lungo una rete produttiva molto estesa .
Nonostante le speculazioni iniziali, il terremoto non sembra aver aggravato in modo materialmente significativo la carenza di DRAM.
Kumamoto non è un grande centro mondiale per la produzione di queste memorie e nessuno degli impianti indicati nei resoconti sullo stop risulta essere un produttore di DRAM. Le interruzioni hanno riguardato soprattutto semiconduttori per il settore automobilistico, sensori d’immagine, apparecchiature e componenti industriali.
Questo non esclude possibili ritardi locali, ma non ci sono elementi per collegare direttamente il sisma a un peggioramento sostanziale della disponibilità globale di DRAM.
Anche le consegne dei chip Apple non risultano direttamente minacciate dal terremoto. La fabbrica JASM di Kumamoto produce principalmente chip con processi a 28/22 e 16/12 nanometri destinati ad applicazioni automobilistiche e industriali. Non è il sito in cui vengono realizzati i processori più avanzati delle famiglie A e M di Apple, prodotti negli stabilimenti TSMC di Taiwan .
L’eventuale effetto su Apple avrebbe potuto essere soltanto indiretto: un blocco prolungato dell’intera rete dei semiconduttori avrebbe potuto aumentare la pressione su componenti e trasporti. La ripartenza rapida di JASM e degli altri impianti ha però ridotto questo rischio.
Il terremoto di Kumamoto è stato un test serio per il distretto giapponese dei semiconduttori, ma non ha prodotto lo shock globale temuto nelle prime ore. TSMC-JASM è tornata alla normalità entro il 4 agosto, molti altri impianti hanno ripreso le attività in tempi simili e non si è materializzata una carenza generalizzata di chip.
La produzione automobilistica ha invece subito interruzioni più tangibili, soprattutto per l’effetto combinato di forniture “just in time”, strade danneggiate e trasporti difficili. La lezione è duplice: gli impianti moderni sembrano in grado di assorbire un forte evento sismico grazie a strutture e procedure dedicate, ma le filiere regionali restano esposte quando anche la logistica più ampia si inceppa.