L’aggiornamento del 6 novembre ha ampliato la disponibilità dei prelievi dopo l’incidente di sicurezza del 29 ottobre, ma il ripristino dei servizi procedeva ancora per fasi. Binance ha dichiarato di aver reintegrato il 98% degli asset coinvolti; separatamente, Elliptic ha stimato che 3,11 miliardi di dollari dei 6,43 miliardi sottratti si trovassero ancora in indirizzi collegati agli aggressori. Reintegrare gli asset dei clienti, riaprire i prelievi e recuperare la criptovaluta rubata sono tre misure diverse.
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Cosa ha riaperto Binance il 6 novembre
Il nono aggiornamento sul ripristino è partito alle 04:00 UTC e ha riguardato 58 coppie rete-asset su BNB Smart Chain, Ethereum, Base, Optimism, Polygon, Arbitrum, Avalanche C-Chain, Tron e Sui. Le coppie sarebbero tornate disponibili progressivamente, una volta completati i controlli di sicurezza e verifica dell’operatività. I depositi sono rimasti aperti.
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Tra gli asset citati nell’aggiornamento figuravano USDe, XRP, CAKE e FDUSD. Secondo alcune ricostruzioni, Binance stava dando priorità alle coppie sulla base della domanda degli utenti registrata di recente.
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Non si trattava, però, di un annuncio del ritorno alla normalità per tutti i prelievi. Un resoconto del 6 novembre riferiva che Binance puntava a riattivare entro la fine della settimana successiva i prelievi di HYPE, INJ, APT, PLASMA, NEAR e LTC, oltre a ripristinare gli altri token sulle reti già tornate operative.
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HYPE non compariva nell’elenco riportato per l’aggiornamento n. 9. Secondo un resoconto, i prelievi del token erano indisponibili da otto giorni; la successiva scadenza indicata da Binance lo includeva fra gli asset per cui si puntava a ripristinare il servizio entro la fine della settimana successiva.
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Asset reintegrati e fondi recuperati non sono la stessa cosa
Binance ha dichiarato di aver reintegrato il 98% degli asset colpiti. La quota restante riguardava token illiquidi ancora in fase di acquisto. Le ricostruzioni descrivono il reintegro come una copertura delle perdite dei clienti finanziata con risorse proprie dell’exchange.
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Questo dato non significa che Binance o gli investigatori abbiano recuperato il 98% delle criptovalute rubate. Nella stima aggiornata al 6 novembre, Elliptic quantificava il furto in 6,43 miliardi di dollari: 3,11 miliardi risultavano ancora in indirizzi collegati al furto, mentre 2,85 miliardi, circa il 44%, erano stati congelati o sequestrati. Si tratta di conteggi distinti rispetto al reintegro degli asset dei clienti dichiarato da Binance.
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Attribuzione e congelamenti coordinati
L’FBI ha attribuito il furto del 29 ottobre alla Corea del Nord e ha indicato l’operazione con il nome TraderTraitor.
1 Anche società di analisi blockchain e altre ricostruzioni hanno collegato l’attacco a TraderTraitor.
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I congelamenti eseguiti dagli emittenti e da altri soggetti dell’ecosistema hanno contribuito a bloccare una parte degli asset, ma gli importi riportati variano in base alla fonte e al momento dell’aggiornamento. CNBC ha riferito che Circle aveva congelato oltre 1,1 miliardi di dollari in USDC in coordinamento con le forze dell’ordine. Resoconti legati a Binance hanno inoltre citato 40,5 milioni di RLUSD congelati da Ripple; TRM Labs ha descritto i blocchi effettuati da Ripple e World Liberty Financial nell’ambito di una risposta più ampia.
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Effetti sulla DeFi più contenuti rispetto al caso Kelp DAO
I dati di Sentora riportati da crypto.news indicano che, dopo la violazione di Binance, dai mercati di prestito sono usciti 1,59 miliardi di dollari e che il 60% è rientrato nell’arco di tre giorni. Lo stesso resoconto stima che, dopo l’exploit di Kelp DAO da 292 milioni di dollari ad aprile, i prelievi siano ammontati a 10,9 miliardi in cinque giorni.
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Sentora ha affermato che gli effetti sui propri vault sono stati indiretti: i riscatti sono aumentati, ma sono stati soddisfatti interamente, senza crediti deteriorati né perdite per i depositanti. La società ha inoltre descritto l’intervento coordinato come un fattore che ha contribuito a contenere gli asset coinvolti. Questi elementi aiutano a inquadrare l’impatto più limitato, ma non dimostrano da soli una causa unica della differenza tra i due episodi.
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Cosa indicano le analisi sui movimenti dei fondi
Elliptic ha riferito che, al 6 novembre, gli aggressori avevano convertito in Bitcoin circa 124 milioni di dollari in altcoin rubate. Un resoconto separato sulla tracciabilità di XRP indica che circa 42 milioni di XRP, per un valore di circa 50 milioni di dollari, erano già stati convertiti, perlopiù tramite THORChain; circa 192 milioni di XRP, pari a circa 226 milioni di dollari, restavano invece in indirizzi collegati al furto.
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Secondo un’analisi blockchain, i 18.270 BTC rubati nell’incidente non si erano mossi fino al 5 novembre. Elliptic ha descritto le operazioni di riciclaggio nel complesso come molto sofisticate e automatizzate. Gli elementi disponibili supportano quindi il riferimento a processi automatizzati, ma non dimostrano che gli aggressori usassero l’intelligenza artificiale per prendere decisioni.
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Al 6 novembre il quadro restava quindi a due facce: Binance stava ampliando gradualmente l’accesso ai prelievi e dichiarava di aver reintegrato la maggior parte degli asset colpiti, ma somme ingenti risultavano ancora in indirizzi legati al furto e alcuni prelievi non erano ancora stati riattivati.
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