EUR/USD al bivio: perché l’euro rischia un luglio ribassista
A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14]. Il fallimento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha fatto risalire il petrolio e riacceso l’avversione al rischio, favorendo il dollaro [4][6][7].
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A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14].
Il fallimento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha fatto risalire il petrolio e riacceso l’avversione al rischio, favorendo il dollaro [4][6][7].
La BCE ha alzato il tasso sui depositi al 2,25%, ma il differenziale con la Fed, ferma al 3,50% 3,75%, continuava a favorire il biglietto verde [44][52].
Tra il 28 luglio e il 1° agosto erano attesi decisione della Fed, PIL del secondo trimestre, inflazione PCE statunitense e dati su PIL e HICP dell’area euro.
What was the state of EUR/USD trading, the geopolitical and central bank dynamics affecting it, and the key data releases expected in the weEUR/USD was trapped near its 52-week low as a collapsed ceasefire, a stagflationary ECB, and a hawkish Fed created a perfect storm for the euro in late July 2025.
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A fine luglio 2025 il cambio EUR/USD appariva bloccato in una posizione delicata. L’euro veniva scambiato vicino a 1,1350 dollari, con un’escursione giornaliera compresa tra 1,1338 e 1,1385, mentre il minimo delle ultime 52 settimane — 1,1338 — era nuovamente sotto pressione .
Ogni tentativo di recupero si è rivelato fragile. Sul mercato si sono concentrati contemporaneamente tre fattori sfavorevoli alla moneta unica: il deterioramento della tregua tra Stati Uniti e Iran, la svolta restrittiva di entrambe le principali banche centrali e un calendario macroeconomico particolarmente fitto.
Il cessate il fuoco che non ha retto
L’annuncio iniziale di un cessate il fuoco nell’aprile 2025 aveva innescato un deciso movimento di sollievo sui mercati. Il Brent era sceso di circa il 13%, le Borse globali avevano accelerato e il dollaro aveva perso oltre l’1%, mentre gli investitori tornavano verso gli asset più rischiosi .
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A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14].
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A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14]. Il fallimento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha fatto risalire il petrolio e riacceso l’avversione al rischio, favorendo il dollaro [4][6][7].
What should I do next in practice?
La BCE ha alzato il tasso sui depositi al 2,25%, ma il differenziale con la Fed, ferma al 3,50% 3,75%, continuava a favorire il biglietto verde [44][52].
EUR/USD al bivio: perché l’euro rischia un luglio ribassista
A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14]. Il fallimento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha fatto risalire il petrolio e riacceso l’avversione al rischio, favorendo il dollaro [4][6][7].
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A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14].
Il fallimento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha fatto risalire il petrolio e riacceso l’avversione al rischio, favorendo il dollaro [4][6][7].
La BCE ha alzato il tasso sui depositi al 2,25%, ma il differenziale con la Fed, ferma al 3,50% 3,75%, continuava a favorire il biglietto verde [44][52].
Tra il 28 luglio e il 1° agosto erano attesi decisione della Fed, PIL del secondo trimestre, inflazione PCE statunitense e dati su PIL e HICP dell’area euro.
What was the state of EUR/USD trading, the geopolitical and central bank dynamics affecting it, and the key data releases expected in the weEUR/USD was trapped near its 52-week low as a collapsed ceasefire, a stagflationary ECB, and a hawkish Fed created a perfect storm for the euro in late July 2025.
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Ogni tentativo di recupero si è rivelato fragile. Sul mercato si sono concentrati contemporaneamente tre fattori sfavorevoli alla moneta unica: il deterioramento della tregua tra Stati Uniti e Iran, la svolta restrittiva di entrambe le principali banche centrali e un calendario macroeconomico particolarmente fitto.
Il cessate il fuoco che non ha retto
L’annuncio iniziale di un cessate il fuoco nell’aprile 2025 aveva innescato un deciso movimento di sollievo sui mercati. Il Brent era sceso di circa il 13%, le Borse globali avevano accelerato e il dollaro aveva perso oltre l’1%, mentre gli investitori tornavano verso gli asset più rischiosi .
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A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14].
What are the key points to validate first?
A fine luglio 2025 EUR/USD si aggirava intorno a 1,1350, vicino al minimo delle ultime 52 settimane a 1,1338 [28][14]. Il fallimento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha fatto risalire il petrolio e riacceso l’avversione al rischio, favorendo il dollaro [4][6][7].
What should I do next in practice?
La BCE ha alzato il tasso sui depositi al 2,25%, ma il differenziale con la Fed, ferma al 3,50% 3,75%, continuava a favorire il biglietto verde [44][52].
La tregua, però, si è dimostrata fragile e di breve durata. Tra giugno e luglio 2025 il conflitto è tornato a intensificarsi: gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi dopo l’abbattimento di un elicottero Apache sullo Stretto di Hormuz e Donald Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco era “finito” .
La reazione dei mercati è stata rapida: il petrolio è risalito, le azioni hanno perso terreno e il premio per il rischio geopolitico è tornato a gravare sui prezzi dell’energia . Al Forum di Sintra della BCE, Christine Lagarde aveva osservato che la precedente riduzione dei costi energetici aveva attenuato i rischi per inflazione e crescita nell’area euro. La ripresa delle ostilità ha però invertito quella dinamica .
BCE e Fed più restrittive nello stesso momento
La BCE alza i tassi
L’11 giugno 2025 la Banca centrale europea ha aumentato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Si è trattato del primo rialzo dopo una fase di tagli, dettato soprattutto dal ritorno delle pressioni inflazionistiche legate all’aumento dei costi energetici provocato dal conflitto con l’Iran .
La mossa era ampiamente attesa dai mercati, che ne stimavano la probabilità prossima al 100%, e Francoforte ha lasciato intendere di non considerare necessariamente concluso il ciclo di rialzi .
La Fed mantiene una linea hawkish
La Federal Reserve, invece, ha lasciato invariato il tasso sui Fed funds nel corridoio 3,50%-3,75%, accompagnando la decisione con un messaggio ancora restrittivo. La banca centrale statunitense ha segnalato di essere pronta a intervenire nuovamente se l’inflazione non avesse mostrato un raffreddamento sufficiente .
Il risultato è stato insolito: BCE e Fed si sono spostate entrambe verso una posizione più hawkish, cioè orientata a mantenere o aumentare i tassi per contrastare l’inflazione. Il tradizionale scambio “Fed restrittiva contro BCE accomodante” si è quindi indebolito.
Questo, tuttavia, non ha fornito un vantaggio concreto all’euro. Il livello dei tassi statunitensi era già molto più elevato e la Fed continuava a prospettare un possibile rialzo. Per questo, il rialzo della BCE non è bastato a colmare il divario di rendimento tra le due valute .
Perché i rimbalzi dell’euro continuavano a fallire
Il differenziale dei tassi resta favorevole al dollaro. Con la Fed al 3,50%-3,75% e il tasso sui depositi BCE al 2,25%, il vantaggio nominale degli Stati Uniti supera i 125 punti base; inoltre, la Fed conserva la possibilità di aumentare ulteriormente i tassi .
L’Europa rischia una combinazione stagflazionistica. Le proiezioni dello staff BCE indicavano un’inflazione complessiva dell’area euro al 3,0% nel 2026, insieme a una crescita rivista al ribasso allo 0,8%. Prezzi elevati e attività debole limitano l’attrattiva dell’euro .
Il nuovo shock petrolifero alimenta l’incertezza. La fine della tregua ha riacceso i timori sull’offerta energetica, sulle prospettive d’inflazione e sulla crescita. In questo contesto, le valute più sensibili al rischio, come l’euro, hanno perso sostegno .
Le vendite sui semiconduttori hanno peggiorato il clima. Il calo generalizzato dei titoli tecnologici e dei produttori di chip ha ridotto l’appetito per il rischio e rafforzato la domanda di dollari considerati più difensivi.
La settimana decisiva dal 28 luglio al 1° agosto
Il calendario tra lunedì 28 luglio e venerdì 1° agosto 2025 concentrava una quantità eccezionale di eventi capaci di muovere EUR/USD. Gli operatori dovevano valutare cinque appuntamenti principali:
Evento
Data
Perché conta
Decisione del FOMC della Fed
28-29 luglio
La decisione sui tassi e l’aggiornamento delle proiezioni potevano orientare il dollaro
PIL statunitense del secondo trimestre, prima lettura
30 luglio
Un dato solido avrebbe potuto rafforzare la posizione restrittiva della Fed; una sorpresa negativa avrebbe avuto l’effetto opposto
Inflazione PCE statunitense di giugno
31 luglio
Il PCE core è l’indicatore d’inflazione seguito con maggiore attenzione dalla Fed
PIL dell’area euro del secondo trimestre, dato preliminare
30 luglio
Serviva a misurare la resilienza dell’economia o l’ampiezza dei timori di recessione
HICP preliminare dell’area euro di luglio
31 luglio
Era un test fondamentale per le prossime decisioni della BCE
Un PIL statunitense superiore alle attese o un PCE più persistente avrebbero potuto consolidare la linea restrittiva della Fed e spingere EUR/USD verso il supporto di 1,13, o al di sotto. Al contrario, un’economia dell’area euro più debole avrebbe lasciato la BCE alle prese con un dilemma difficile: contrastare l’inflazione senza aggravare il rallentamento.
Anche un HICP europeo ancora elevato avrebbe offerto poco sollievo all’euro. In presenza di crescita debole e prezzi sostenuti, infatti, nuovi rialzi dei tassi avrebbero potuto essere letti più come risposta a uno shock stagflazionistico che come segnale di forza dell’economia.
Il cambio entrava così nella settimana con un’impostazione prevalentemente ribassista, confinato in un’area compresa tra 1,13 e 1,15 e privo di un catalizzatore abbastanza forte da sostenere un recupero .
politico.com
'It's over': Oil markets back on edge after US and Iran shred ...
La tregua, però, si è dimostrata fragile e di breve durata. Tra giugno e luglio 2025 il conflitto è tornato a intensificarsi: gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi dopo l’abbattimento di un elicottero Apache sullo Stretto di Hormuz e Donald Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco era “finito” .
La reazione dei mercati è stata rapida: il petrolio è risalito, le azioni hanno perso terreno e il premio per il rischio geopolitico è tornato a gravare sui prezzi dell’energia . Al Forum di Sintra della BCE, Christine Lagarde aveva osservato che la precedente riduzione dei costi energetici aveva attenuato i rischi per inflazione e crescita nell’area euro. La ripresa delle ostilità ha però invertito quella dinamica .
BCE e Fed più restrittive nello stesso momento
La BCE alza i tassi
L’11 giugno 2025 la Banca centrale europea ha aumentato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Si è trattato del primo rialzo dopo una fase di tagli, dettato soprattutto dal ritorno delle pressioni inflazionistiche legate all’aumento dei costi energetici provocato dal conflitto con l’Iran .
La mossa era ampiamente attesa dai mercati, che ne stimavano la probabilità prossima al 100%, e Francoforte ha lasciato intendere di non considerare necessariamente concluso il ciclo di rialzi .
La Fed mantiene una linea hawkish
La Federal Reserve, invece, ha lasciato invariato il tasso sui Fed funds nel corridoio 3,50%-3,75%, accompagnando la decisione con un messaggio ancora restrittivo. La banca centrale statunitense ha segnalato di essere pronta a intervenire nuovamente se l’inflazione non avesse mostrato un raffreddamento sufficiente .
Il risultato è stato insolito: BCE e Fed si sono spostate entrambe verso una posizione più hawkish, cioè orientata a mantenere o aumentare i tassi per contrastare l’inflazione. Il tradizionale scambio “Fed restrittiva contro BCE accomodante” si è quindi indebolito.
Questo, tuttavia, non ha fornito un vantaggio concreto all’euro. Il livello dei tassi statunitensi era già molto più elevato e la Fed continuava a prospettare un possibile rialzo. Per questo, il rialzo della BCE non è bastato a colmare il divario di rendimento tra le due valute .
Perché i rimbalzi dell’euro continuavano a fallire
Il differenziale dei tassi resta favorevole al dollaro. Con la Fed al 3,50%-3,75% e il tasso sui depositi BCE al 2,25%, il vantaggio nominale degli Stati Uniti supera i 125 punti base; inoltre, la Fed conserva la possibilità di aumentare ulteriormente i tassi .
L’Europa rischia una combinazione stagflazionistica. Le proiezioni dello staff BCE indicavano un’inflazione complessiva dell’area euro al 3,0% nel 2026, insieme a una crescita rivista al ribasso allo 0,8%. Prezzi elevati e attività debole limitano l’attrattiva dell’euro .
Il nuovo shock petrolifero alimenta l’incertezza. La fine della tregua ha riacceso i timori sull’offerta energetica, sulle prospettive d’inflazione e sulla crescita. In questo contesto, le valute più sensibili al rischio, come l’euro, hanno perso sostegno .
Le vendite sui semiconduttori hanno peggiorato il clima. Il calo generalizzato dei titoli tecnologici e dei produttori di chip ha ridotto l’appetito per il rischio e rafforzato la domanda di dollari considerati più difensivi.
La settimana decisiva dal 28 luglio al 1° agosto
Il calendario tra lunedì 28 luglio e venerdì 1° agosto 2025 concentrava una quantità eccezionale di eventi capaci di muovere EUR/USD. Gli operatori dovevano valutare cinque appuntamenti principali:
Evento
Data
Perché conta
Decisione del FOMC della Fed
28-29 luglio
La decisione sui tassi e l’aggiornamento delle proiezioni potevano orientare il dollaro
PIL statunitense del secondo trimestre, prima lettura
30 luglio
Un dato solido avrebbe potuto rafforzare la posizione restrittiva della Fed; una sorpresa negativa avrebbe avuto l’effetto opposto
Inflazione PCE statunitense di giugno
31 luglio
Il PCE core è l’indicatore d’inflazione seguito con maggiore attenzione dalla Fed
PIL dell’area euro del secondo trimestre, dato preliminare
30 luglio
Serviva a misurare la resilienza dell’economia o l’ampiezza dei timori di recessione
HICP preliminare dell’area euro di luglio
31 luglio
Era un test fondamentale per le prossime decisioni della BCE
Un PIL statunitense superiore alle attese o un PCE più persistente avrebbero potuto consolidare la linea restrittiva della Fed e spingere EUR/USD verso il supporto di 1,13, o al di sotto. Al contrario, un’economia dell’area euro più debole avrebbe lasciato la BCE alle prese con un dilemma difficile: contrastare l’inflazione senza aggravare il rallentamento.
Anche un HICP europeo ancora elevato avrebbe offerto poco sollievo all’euro. In presenza di crescita debole e prezzi sostenuti, infatti, nuovi rialzi dei tassi avrebbero potuto essere letti più come risposta a uno shock stagflazionistico che come segnale di forza dell’economia.
Il cambio entrava così nella settimana con un’impostazione prevalentemente ribassista, confinato in un’area compresa tra 1,13 e 1,15 e privo di un catalizzatore abbastanza forte da sostenere un recupero .
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