I principali elementi dell’accordo sono:
Le zone pilota dovrebbero quindi diventare il primo strumento concreto per estendere l’autorità dello Stato libanese in territori dove Hezbollah ha operato per anni. Resta tuttavia da capire chi potrebbe garantire sul terreno il rispetto del divieto e come verrebbe verificato il ritiro degli operativi.
Hezbollah non è firmatario dell’intesa e ha respinto il principio stesso dei negoziati diretti tra Libano e Israele. Il 1° giugno il suo leader Naim Qassem ha esortato il governo libanese ad abbandonare i colloqui, definendoli una «concessione gratuita» . Il giorno successivo Mahmoud Qomati, vicecapo del consiglio politico del gruppo, ha respinto qualsiasi cessate il fuoco parziale e ha avvertito che un attacco israeliano alla periferia sud di Beirut avrebbe provocato una risposta «più profonda e più forte» .
Già in aprile, l’alto esponente Wafiq Safa aveva dichiarato che il gruppo «non rispetterà alcun accordo» eventualmente raggiunto nei colloqui diretti tra Libano e Israele .
La distanza tra il documento diplomatico e la realtà sul campo è emersa con particolare evidenza il 3 giugno. Secondo l’Institute for the Study of War, Hezbollah ha lanciato razzi contro posizioni delle Forze di difesa israeliane nel nord di Israele poche ore prima dell’annuncio della tregua .
L’attuale fase della guerra è iniziata il 2 marzo 2026, quando Hezbollah ha lanciato razzi verso Israele in risposta all’attacco statunitense e israeliano contro l’Iran del 28 febbraio. Israele ha reagito con pesanti bombardamenti aerei e un’invasione terrestre arrivata fino alla linea del fiume Litani. Secondo le stime disponibili, le forze israeliane hanno occupato tra il 14% e il 20% del territorio libanese, coinvolgendo oltre 55 località .
Il bilancio umano è pesante. Al 1° giugno, il ministero della Salute libanese riportava 3.412 morti e 10.269 feriti . Più di un milione di persone — circa un quinto della popolazione del Libano — è stato costretto a lasciare la propria casa . In Israele, le fonti ufficiali citate riportano almeno 28 soldati uccisi, oltre a un operaio addetto alle demolizioni, e 1.180 militari feriti .
Anche i precedenti tentativi diplomatici si sono rivelati fragili. Il cessate il fuoco del novembre 2024 è crollato il 2 marzo 2026 . Una tregua di dieci giorni mediata dagli Stati Uniti è entrata in vigore il 16 aprile ed è stata prorogata di 45 giorni il 15 maggio; tuttavia, le violazioni sono proseguite quasi ogni giorno e centinaia di persone sono state uccise anche dopo l’entrata in vigore degli accordi .
I negoziati dovrebbero riprendere nella settimana del 22 giugno, con l’obiettivo di trasformare il quadro temporaneo in un accordo politico e di sicurezza più ampio. Ma sul tavolo resta una contraddizione fondamentale.
Il governo libanese ha infatti ripetuto che nessun accordo definitivo sarà possibile senza il ritiro completo delle forze israeliane da tutto il territorio libanese. Il presidente Joseph Aoun ha dichiarato il 25 maggio che il Libano «non accetterà questa realtà» di un’occupazione prolungata, definendo il ritiro totale una «costante e irrinunciabile richiesta nazionale» .
Anche il primo ministro Nawaf Salam ha assunto una posizione netta: in aprile ha affermato che Beirut non potrebbe firmare un accordo senza il ritiro completo delle truppe israeliane e che il Libano «non può vivere con una cosiddetta zona cuscinetto» .
Il processo diplomatico parte quindi da due condizioni difficili da conciliare. L’intesa del 3 giugno chiede a Hezbollah di fermare il fuoco e lasciare il sud del Litani, ma il gruppo respinge esplicitamente quei termini. Allo stesso tempo, il Libano pretende il ritiro totale di Israele, mentre Israele non ha mostrato di accettare questa richiesta.
La settimana del 22 giugno dirà se la mediazione statunitense riuscirà a colmare questa distanza oppure se anche questa tregua finirà per aggiungersi alla lunga lista degli accordi rimasti sulla carta.
I principali elementi dell’accordo sono:
Le zone pilota dovrebbero quindi diventare il primo strumento concreto per estendere l’autorità dello Stato libanese in territori dove Hezbollah ha operato per anni. Resta tuttavia da capire chi potrebbe garantire sul terreno il rispetto del divieto e come verrebbe verificato il ritiro degli operativi.
Hezbollah non è firmatario dell’intesa e ha respinto il principio stesso dei negoziati diretti tra Libano e Israele. Il 1° giugno il suo leader Naim Qassem ha esortato il governo libanese ad abbandonare i colloqui, definendoli una «concessione gratuita» . Il giorno successivo Mahmoud Qomati, vicecapo del consiglio politico del gruppo, ha respinto qualsiasi cessate il fuoco parziale e ha avvertito che un attacco israeliano alla periferia sud di Beirut avrebbe provocato una risposta «più profonda e più forte» .
Già in aprile, l’alto esponente Wafiq Safa aveva dichiarato che il gruppo «non rispetterà alcun accordo» eventualmente raggiunto nei colloqui diretti tra Libano e Israele .
La distanza tra il documento diplomatico e la realtà sul campo è emersa con particolare evidenza il 3 giugno. Secondo l’Institute for the Study of War, Hezbollah ha lanciato razzi contro posizioni delle Forze di difesa israeliane nel nord di Israele poche ore prima dell’annuncio della tregua .
L’attuale fase della guerra è iniziata il 2 marzo 2026, quando Hezbollah ha lanciato razzi verso Israele in risposta all’attacco statunitense e israeliano contro l’Iran del 28 febbraio. Israele ha reagito con pesanti bombardamenti aerei e un’invasione terrestre arrivata fino alla linea del fiume Litani. Secondo le stime disponibili, le forze israeliane hanno occupato tra il 14% e il 20% del territorio libanese, coinvolgendo oltre 55 località .
Il bilancio umano è pesante. Al 1° giugno, il ministero della Salute libanese riportava 3.412 morti e 10.269 feriti . Più di un milione di persone — circa un quinto della popolazione del Libano — è stato costretto a lasciare la propria casa . In Israele, le fonti ufficiali citate riportano almeno 28 soldati uccisi, oltre a un operaio addetto alle demolizioni, e 1.180 militari feriti .
Anche i precedenti tentativi diplomatici si sono rivelati fragili. Il cessate il fuoco del novembre 2024 è crollato il 2 marzo 2026 . Una tregua di dieci giorni mediata dagli Stati Uniti è entrata in vigore il 16 aprile ed è stata prorogata di 45 giorni il 15 maggio; tuttavia, le violazioni sono proseguite quasi ogni giorno e centinaia di persone sono state uccise anche dopo l’entrata in vigore degli accordi .
I negoziati dovrebbero riprendere nella settimana del 22 giugno, con l’obiettivo di trasformare il quadro temporaneo in un accordo politico e di sicurezza più ampio. Ma sul tavolo resta una contraddizione fondamentale.
Il governo libanese ha infatti ripetuto che nessun accordo definitivo sarà possibile senza il ritiro completo delle forze israeliane da tutto il territorio libanese. Il presidente Joseph Aoun ha dichiarato il 25 maggio che il Libano «non accetterà questa realtà» di un’occupazione prolungata, definendo il ritiro totale una «costante e irrinunciabile richiesta nazionale» .
Anche il primo ministro Nawaf Salam ha assunto una posizione netta: in aprile ha affermato che Beirut non potrebbe firmare un accordo senza il ritiro completo delle truppe israeliane e che il Libano «non può vivere con una cosiddetta zona cuscinetto» .
Il processo diplomatico parte quindi da due condizioni difficili da conciliare. L’intesa del 3 giugno chiede a Hezbollah di fermare il fuoco e lasciare il sud del Litani, ma il gruppo respinge esplicitamente quei termini. Allo stesso tempo, il Libano pretende il ritiro totale di Israele, mentre Israele non ha mostrato di accettare questa richiesta.
La settimana del 22 giugno dirà se la mediazione statunitense riuscirà a colmare questa distanza oppure se anche questa tregua finirà per aggiungersi alla lunga lista degli accordi rimasti sulla carta.