Il piano, che avrebbe ricevuto il sostegno di diversi Paesi della regione, puntava a sostituire il controllo unilaterale iraniano con un meccanismo di gestione condivisa. Tra le ipotesi figurava anche un sistema di contributi «volontari» versati dalle navi in transito .
Parlando alla televisione di Stato il 28 luglio, Gharibabadi ha illustrato la posizione di Teheran . Il piano iraniano prevede tre elementi principali:
In termini pratici, l’Iran chiede quindi la quota prevalente del controllo, estendendo la propria area di gestione verso il lato omanita invece di accettare una divisione paritaria tra nord e sud . Secondo Gharibabadi, il piano dell’Oman non risponderebbe alle preoccupazioni di sicurezza iraniane finché non sarà raggiunta una stabilità regionale di lungo periodo .
Il rifiuto iraniano ha rallentato gli sforzi diplomatici di Mascate. Gharibabadi ha definito la controproposta di Teheran «finale» e ha avvertito che lo Stretto resterà chiuso se l’Oman non la accetterà .
Il nodo centrale — gestione condivisa o predominio iraniano — resta dunque irrisolto. La posizione delle parti è ancora molto distante e il ruolo dell’Oman, tradizionalmente impegnato nella mediazione regionale, è sottoposto a una pressione crescente.
La disputa sulle rotte marittime si inserisce nel più ampio scontro tra Iran e Stati Uniti. Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è in gran parte bloccato dal 28 febbraio 2026, quando Washington e Israele hanno lanciato una campagna aerea contro l’Iran . Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, o IRGC, ha usato la forza per mantenere la chiusura di fatto del passaggio .
Il rifiuto di un sistema di governance condivisa suggerisce che Teheran considera il controllo dello Stretto una leva strategica nei negoziati con gli Stati Uniti, più che una semplice questione tecnica di sicurezza della navigazione. Anche dopo la firma, all’inizio del 2026, di un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, l’Iran ha respinto qualsiasi soluzione che riducesse la propria autorità unilaterale .
Lo Stretto resta di fatto chiuso «fino a nuovo ordine». L’IRGC ha dichiarato che nessuna nave commerciale o militare può attraversarlo senza l’autorizzazione di Teheran .
Alla fine di luglio 2026 non si intravede ancora un’intesa: la principale via marittima di collegamento tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman continua così a essere al centro di una crisi diplomatica e militare, con pesanti ripercussioni sui mercati energetici mondiali.