Per gli occhiali AI Ray-Ban e Oakley di Meta, il problema non è soltanto la minuscola luce che segnala una ripresa. La domanda, per chi si trova davanti a una persona che li indossa, è molto più immediata: la videocamera mi sta filmando, mi sta inquadrando per una richiesta all’AI, oppure sta analizzando ciò che vede?
Ed è proprio questa incertezza a spiegare il crescente contraccolpo sulla privacy.
Il nodo del LED: avviso di registrazione o avviso di analisi AI?
Meta basa la propria tutela della privacy su un LED bianco di acquisizione, che lampeggia quando gli occhiali scattano una foto o registrano un video. L’azienda afferma che foto e video salvati nella galleria restano privati, salvo che chi indossa gli occhiali scelga di importarli, condividerli o usarli in altro modo.
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La contestazione riguarda però la distinzione fatta da Meta tra un contenuto catturato e salvato e una richiesta all’AI. Meta ha descritto il LED come un segnale relativo a foto o video che saranno salvati nella galleria; secondo i critici, ciò non offre un avviso realmente utile agli astanti quando la videocamera viene usata invece per interazioni visive con l’AI in tempo reale.
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Sul piano tecnico, la differenza fra un file memorizzato e un’elaborazione temporanea può essere rilevante. Nella vita quotidiana, però, una persona non ha strumenti pratici per distinguere i due casi, né per sapere se dati o immagini escano dal dispositivo. Da qui l’obiezione centrale: chi non indossa gli occhiali non ha un modo semplice per capire, opporsi o dare un consenso a un uso della videocamera mediato dall’intelligenza artificiale.
Meta chiude le falle per le riprese nascoste
La spia luminosa è diventata il punto focale dopo i tentativi di coprirla, disattivarla o danneggiarla. Gli aggiornamenti di Meta impediscono ora alla videocamera di avviare una registrazione se il LED è coperto e fermano la registrazione se la luce viene oscurata durante una sessione già attiva.
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Meta ha inoltre dichiarato di aver disabilitato le fotocamere di migliaia di occhiali dopo aver rilevato manomissioni dell’indicatore di registrazione. Secondo le ricostruzioni pubbliche, i dispositivi coinvolti sarebbero meno dello 0,1% di tutti gli occhiali Meta AI venduti, ma non esiste un totale preciso verificato da un audit indipendente.
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Queste misure contrastano una forma evidente di ripresa clandestina: filmare nascondendo il segnale visibile. Non risolvono però l’obiezione più ampia, cioè l’opacità dell’analisi visiva AI per le persone vicine a chi indossa gli occhiali.
Perché attivisti e passanti sono preoccupati
I timori sono stati alimentati da segnalazioni e video online su presunte riprese segrete di donne e di altre persone sconosciute. Il problema concreto è il consenso: occhiali dall’aspetto ordinario rendono difficile notare una videocamera, mentre gli astanti non dispongono di un’impostazione con cui rifiutare di essere ripresi o analizzati.
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I regolatori europei avevano già sollevato dubbi sull’adeguatezza di un LED più piccolo. La Commissione irlandese per la protezione dei dati aveva chiesto se l’indicatore fosse sufficiente ad avvisare le persone filmate; Meta ed EssilorLuxottica hanno quindi ingrandito la luce e aggiunto un lampeggiamento.
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Cresce anche l’opposizione organizzata. La campagna Stop Smart Glasses, attiva in Irlanda e nel Regno Unito, si rivolge a rivenditori, locali, politici e ottici per fermare vendita e promozione di massa degli occhiali con videocamera.
50 Negli Stati Uniti, una coalizione guidata dall’ACLU e formata da oltre 75 organizzazioni ha chiesto a Meta di abbandonare i piani riportati dai media per introdurre il riconoscimento facciale nei suoi occhiali AI.
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Il riconoscimento facciale alza la posta
Le notizie su un sistema non ancora rilasciato, chiamato internamente “NameTag”, hanno intensificato il dibattito. La prospettiva di identificare una persona con occhiali dall’aspetto comune solleva timori di stalking, molestie, sorveglianza e abuso da parte di malintenzionati.
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Va distinta la preoccupazione dall’effettiva disponibilità del prodotto: le fonti citate descrivono NameTag come non rilasciato e non dimostrano che il riconoscimento facciale sia oggi una funzione per i consumatori di questi occhiali.
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La possibilità resta comunque rilevante per autorità e associazioni: trasformerebbe una videocamera indossabile, capace di catturare una scena, in uno strumento potenzialmente in grado di identificare le persone presenti.
Le cause spostano l’attenzione sulla gestione dei dati
Una causa federale proposta e depositata in California nel marzo 2026 contesta il marketing di Meta e Luxottica in materia di privacy e denuncia informative ritenute insufficienti su trasmissione, elaborazione nel cloud e revisione umana dei contenuti acquisiti. Un atto successivo ha esteso la proposta di causa a persone che affermano di essere state filmate come astanti e il cui materiale sarebbe stato usato per addestrare l’AI.
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Sono accuse non provate. Le fonti disponibili non riportano una decisione di merito del tribunale; Meta nega di aver usato impropriamente filmati di astanti e sostiene di filtrare i dati per rimuovere elementi identificativi e tutelare la privacy.
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Un’altra proposta di azione collettiva federale, presentata in Illinois, sostiene che Meta abbia estratto informazioni biometriche da immagini di Facebook e Instagram senza un’adeguata informativa o consenso, anche in relazione a un sistema di riconoscimento facciale NameTag non rilasciato e allo sviluppo di AI generativa. Anche queste accuse non sono state ancora giudicate.
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Scuole, locali e governi sperimentano divieti e limiti
La risposta si sta spostando dalle cautele individuali a regole per luoghi specifici. Oslo ha vietato gli occhiali nelle scuole, mentre la Norvegia valuta una disciplina più severa, compresi possibili limiti alle funzioni di riconoscimento facciale che identificano persone in pubblico.
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Altrove le richieste vanno da restrizioni nei luoghi sensibili fino a limiti alla vendita. In Germania, l’associazione per i diritti digitali HateAid ha presentato una denuncia penale chiedendo il divieto di vendita; nei Paesi Bassi, un’organizzazione di consumatori ha chiesto di vietare gli occhiali Meta dotati di videocamera e microfono nella loro forma attuale.
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La Commissione europea ha finora respinto le richieste di un bando esteso a tutta l’UE, sostenendo che le norme esistenti su AI e dati personali si applichino indipendentemente dalla tecnologia utilizzata. Le autorità nazionali per la protezione dei dati e i governi continuano tuttavia a chiedersi se quelle regole bastino per videocamere sempre disponibili e indossate come normali occhiali.
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La domanda di fondo dietro la protesta
Le protezioni introdotte da Meta sul LED rendono più difficile registrare di nascosto. Ma i critici pongono una questione più ampia: quale avviso e quale controllo dovrebbero avere le persone quando la videocamera indossabile di qualcun altro può esaminare l’ambiente per finalità AI?
La risposta potrebbe richiedere più di una spia più luminosa e difficile da aggirare: segnali hardware più chiari, limiti nelle scuole e nei luoghi sensibili, regole più rigorose sull’identificazione biometrica e garanzie che riconoscano gli astanti, non solo i proprietari del dispositivo, come soggetti la cui privacy è in gioco.
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