La controversia sulla privacy degli occhiali AI Ray-Ban Meta e Oakley Meta non riguarda più soltanto il timore di essere filmati di nascosto. Il punto centrale è un altro: un paio di occhiali dall’aspetto ordinario dovrebbe poter usare una fotocamera per interpretare ciò che ha davanti tramite intelligenza artificiale senza avvisare visibilmente chi si trova nelle vicinanze?
Registrare non è la stessa cosa che usare la fotocamera con l’AI
Meta descrive il LED frontale di acquisizione come un segnale rivolto alle persone intorno a chi indossa gli occhiali quando vengono scattate foto o registrati video destinati alla galleria. Secondo l’azienda, questi contenuti restano archiviati privatamente sugli occhiali finché l’utente non decide di importarli o condividerli.
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Tuttavia, secondo le FAQ Ray-Ban citate dalla stampa, il LED non si accende necessariamente quando l’utente usa funzioni AI basate sulla fotocamera, ad esempio chiedendo informazioni su una pianta o un monumento. La distinzione di Meta è che si tratta di elaborazione AI, non di una tradizionale acquisizione di foto o video.
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È proprio questa distinzione a essere contestata. Per una persona ripresa, può cambiare poco se l’immagine diventa un video salvato, un input temporaneo per l’AI o un altro dato elaborato: la fotocamera può comunque essere puntata verso persone e luoghi senza un’indicazione chiara. Le preoccupazioni aumentano ulteriormente davanti alla prospettiva di inferenze biometriche o identificazione facciale.
La risposta di Meta punta contro le riprese nascoste
Meta ha introdotto misure più rigide per impedire che il LED venga occultato durante foto e video. Un aggiornamento interrompe la fotocamera se la luce viene coperta dopo l’avvio della registrazione, chiudendo una precedente scappatoia: prima si poteva iniziare a filmare e poi ostruire l’indicatore.
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L’azienda ha inoltre disabilitato le fotocamere su migliaia di occhiali dopo aver rilevato manomissioni degli indicatori; ha affermato che l’intervento ha riguardato meno dello 0,1% degli occhiali Meta AI venduti.
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Sono misure rilevanti contro la registrazione clandestina. Ma non risolvono la critica distinta secondo cui l’uso della fotocamera per l’AI può avvenire senza accendere il LED. Per questo il dibattito si è spostato dalla sola ripresa nascosta al tema dell’osservazione automatizzata nell’ambiente.
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Perché la questione è diventata più rilevante
Non si tratta più di un prodotto di nicchia: nel 2025 sarebbero stati venduti circa 7 milioni di paia di occhiali. La visibilità per i passanti e le regole sociali diventano quindi una questione di massa.
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Conta anche il formato. Uno smartphone è evidente quando viene sollevato per riprendere; gli occhiali con fotocamera possono sembrare normali occhiali da vista o da sole. In un luogo affollato, un piccolo LED lampeggiante può essere difficile da notare o da interpretare. Le autorità europee avevano già sollevato dubbi sull’adeguatezza del segnale: dopo le richieste dell’autorità irlandese per la protezione dei dati, Meta ed EssilorLuxottica ne hanno aumentato le dimensioni e aggiunto un lampeggio.
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Risposte di attivisti, locali e sviluppatori
Richieste di restrizioni e maggiore consapevolezza
Associazioni di consumatori e gruppi per le libertà civili hanno richiamato l’attenzione sui casi di riprese nascoste e chiesto limiti più severi, talvolta anche divieti di vendita, soprattutto per i timori legati a possibili funzioni di riconoscimento facciale.
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In Germania, HateAid ha presentato una denuncia penale contro Meta, EssilorLuxottica e alcuni rivenditori, sostenendo che i prodotti possano funzionare come strumenti di registrazione occultata.
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Regole nei luoghi sensibili
Alcuni spazi stanno intervenendo senza attendere leggi nazionali, imponendo limiti o divieti in contesti in cui consenso e sicurezza sono particolarmente delicati. Sono state riportate restrizioni in caffè, università e tribunali.
12 Oslo ha vietato gli occhiali smart nelle scuole, mentre la Norvegia sta valutando norme più ampie, incluso un possibile divieto del riconoscimento facciale nei luoghi pubblici.
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Queste decisioni non definiscono da sole la legalità degli occhiali in strada. Introducono però regole locali: aule, palestre, club, teatri e altri spazi possono trattare gli occhiali con fotocamera in modo diverso da un normale paio di occhiali.
ZuckOff: avviso, non prova
Lo sviluppatore polacco Paweł Szydłowski ha creato ZuckOff, un’app che analizza segnali Bluetooth e può avvisare l’utente quando rileva firme associate a Ray-Ban Meta, Oakley Meta e altri occhiali con fotocamera. Può anche stimare la vicinanza di un dispositivo.
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Il limite è fondamentale: rilevare un segnale Bluetooth non dimostra che gli occhiali stiano registrando, eseguendo una richiesta AI o puntando verso una persona. Né garantisce che siano rilevabili in ogni stato d’uso. L’app stessa spiega che gli occhiali trasmettono più chiaramente durante accensione, abbinamento o uscita dalla custodia.
25 ZuckOff va quindi considerata uno strumento di consapevolezza situazionale, non una prova di sorveglianza.
Cause e timori sul riconoscimento facciale
Una proposta di class action a San Francisco accusa Meta di aver fornito rassicurazioni ingannevoli sulla privacy degli occhiali. Si tratta di accuse, non di una decisione giudiziaria.
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Un’altra proposta di azione collettiva federale, in Illinois, sostiene che Meta abbia estratto informazioni biometriche da immagini di Facebook e Instagram senza un’adeguata informativa o consenso, per un sistema di riconoscimento facciale non rilasciato chiamato, secondo le notizie, NameTag. La causa collega NameTag all’ecosistema degli occhiali smart, ma le accuse non sono state accertate in tribunale e la funzione viene descritta come non ancora disponibile al pubblico.
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La distinzione è decisiva: non è corretto affermare che gli occhiali Ray-Ban o Oakley Meta in commercio siano stati dimostrati capaci di identificare oggi gli estranei per nome. La polemica riguarda lo sviluppo e l’addestramento che vengono contestati, oltre alla possibilità che il riconoscimento facciale entri in futuro negli occhiali consumer.
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L’attenzione delle autorità europee
Le autorità europee esaminano da anni i profili privacy degli occhiali smart. Italia e Irlanda avevano chiesto chiarimenti a Meta sul rispetto delle norme nazionali; l’autorità irlandese, in particolare, aveva messo in dubbio che il LED originario avvisasse a sufficienza chi veniva filmato.
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Più di recente, sono emerse notizie su un lavoro del Comitato europeo per la protezione dei dati per preparare raccomandazioni sugli occhiali smart, insieme a verifiche delle autorità nazionali e richieste di interventi più incisivi da parte delle associazioni dei consumatori.
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15 Secondo l’autorità per la privacy di Amburgo, il principale problema di protezione dati riguarda spesso le persone catturate da fotocamera e microfoni — non soltanto chi indossa il dispositivo — perché i passanti possono non sapere di essere inclusi in una registrazione o in un’interazione con l’AI.
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La scelta politica ancora aperta
I sostenitori degli occhiali AI richiamano usi pratici a mani libere, dalla fotografia alla traduzione, dalla navigazione all’assistenza dell’intelligenza artificiale. Gli aggiornamenti anti-manomissione di Meta mostrano un tentativo di rendere le registrazioni tradizionali più trasparenti per chi è intorno.
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I critici replicano che un LED pensato per la registrazione non è sufficiente se la stessa fotocamera può essere usata per l’interpretazione AI senza accenderlo. Non sostengono necessariamente che ogni fotocamera indossabile debba essere vietata: chiedono che il consenso non dipenda dal riconoscere una montatura alla moda, notare una piccola luce o intuire se sia in corso una richiesta invisibile all’AI.
Il confronto riguarda dunque le garanzie da imporre agli occhiali consumer: avvisi più evidenti, limiti chiari all’uso dell’AI con la fotocamera in presenza di altre persone, regole basate sul consenso nei luoghi sensibili, restrizioni biometriche e standard di privacy applicabili. Finché queste domande non avranno una risposta, il LED resterà il simbolo di un problema più ristretto rispetto a quello che, secondo i critici, gli occhiali AI hanno ormai creato.