Report separati sostengono inoltre che Nvidia abbia firmato accordi pluriennali per DRAM e HBM sia con SK hynix sia con Micron. Queste informazioni vanno considerate come accordi riportati dalla stampa, non come contratti integralmente resi pubblici: in particolare, non sono noti i termini dell’eventuale intesa con Micron, inclusi volumi, struttura dei prezzi e durata.
La HBM non è una componente facilmente intercambiabile. Deve rispettare requisiti molto stringenti in termini di larghezza di banda, consumi, packaging e compatibilità con la piattaforma dell’acceleratore.
Se la memoria arriva in ritardo o una nuova generazione non viene qualificata in tempo, il problema può rallentare la spedizione dell’intero sistema IA, non soltanto di un singolo chip. Per Nvidia, assicurarsi una quota di produzione significa quindi ridurre il rischio che la fabbricazione degli acceleratori cresca più rapidamente della disponibilità di HBM.
Per i produttori, invece, gli impegni dei grandi clienti rendono più prevedibile la domanda e aiutano a giustificare gli investimenti necessari per nuove fabbriche e apparecchiature. È un rapporto di convenienza reciproca, ma con vincoli molto più lunghi rispetto al passato.
Micron ha descritto un mercato particolarmente teso. L’amministratore delegato Sanjay Mehrotra ha affermato che la domanda di DRAM e NAND supera significativamente l’offerta e che le condizioni resteranno difficili oltre l’anno solare 2027, a causa della domanda generata dall’IA e di vincoli strutturali sulla capacità produttiva.
Secondo un report, i clienti dei data center starebbero chiedendo circa il 50% di memoria in più rispetto a quanto Micron può impegnarsi a fornire. Mehrotra ha inoltre definito la memoria un elemento strategico per l’IA: questi sistemi richiedono più memoria, memoria più veloce e memoria a minore consumo.
Per anni, il mercato della DRAM ha fatto ampio ricorso a contratti più brevi, spesso annuali. La crescita dell’IA sta spingendo produttori e grandi clienti tecnologici verso accordi di fornitura della durata di tre-cinque anni, con clausole su volumi, prezzi e impegni finanziari.
Questi contratti possono prevedere prezzi minimi, fasce di prezzo, pagamenti anticipati, garanzie o clausole di tipo “take-or-pay”. In quest’ultimo caso, il cliente si impegna a pagare una quantità concordata anche se in seguito ne utilizza meno.
Il compromesso è diretto:
Un accordo di fornitura, dunque, non equivale a una garanzia di prezzi sempre elevati o di disponibilità illimitata. Offre visibilità contrattuale su determinati prodotti e volumi, ma non elimina i rischi di ritardi produttivi, problemi di qualificazione o un eventuale calo della domanda.
Nel periodo di riferimento del bilancio relativo al terzo trimestre fiscale 2026, Micron ha dichiarato di aver firmato 16 Strategic Customer Agreement, accordi strategici con i clienti. Reuters ne ha stimato il valore complessivo in circa 22 miliardi di dollari, mentre altri report hanno descritto strutture quinquennali con meccanismi di prezzo pensati per proteggere i margini.
Non si tratta di un contratto quinquennale con Nvidia identificato pubblicamente. Sono piuttosto la prova di un modello contrattuale più ampio che si sta diffondendo nel mercato della memoria. Micron ha affermato che gli accordi pluriennali dovrebbero rendere i suoi risultati finanziari più solidi e prevedibili.
Il modello trasferisce però parte del rischio ai clienti. Se un acquirente prenota troppa capacità e la diffusione dell’IA rallenta, potrebbe restare obbligato a effettuare gli acquisti concordati o trovarsi costretto a rinegoziare. Al contrario, chi si impegna per volumi insufficienti potrebbe non riuscire a ottenere altra HBM a prezzi convenienti se la domanda rimane forte.
I risultati finanziari di Micron spiegano perché oggi i produttori abbiano un forte potere negoziale. La società ha registrato ricavi record per 41,46 miliardi di dollari nel terzo trimestre fiscale 2026, concluso il 28 maggio 2026.
Anche il piano di espansione negli Stati Uniti è cresciuto. Dall’annuncio iniziale di circa 150 miliardi di dollari per la produzione nazionale e 50 miliardi per ricerca e sviluppo, Micron è passata a un investimento previsto superiore a 250 miliardi di dollari entro il 2035.
Si tratta comunque di una risposta di lungo periodo, non di una soluzione immediata. La prima fabbrica in Idaho dovrebbe produrre i primi wafer a metà del 2027, ma il contributo significativo alla produzione è atteso soprattutto nel 2028. Una seconda fabbrica in Idaho dovrebbe produrre i primi wafer verso la fine del 2028.
La tempistica delle nuove fabbriche chiarisce perché l’offerta non possa alleviare rapidamente la pressione attuale. Costruire le camere bianche, installare le apparecchiature, qualificare i processi e aumentare i rendimenti produttivi richiede tempo.
Micron prevede un miglioramento graduale dell’offerta nel 2028, ma ha anche dichiarato di non avere ancora una visibilità sufficiente su quando la produzione riuscirà a raggiungere pienamente la domanda.
Il 2028 va quindi considerato un orizzonte di pianificazione, non una data certa per la fine della carenza. La tensione potrebbe durare più a lungo se il consumo di memoria per l’IA continuasse a crescere più rapidamente della produzione. Potrebbe attenuarsi prima se i progetti rallentassero, i clienti riducessero gli ordini o la nuova capacità entrasse in funzione più velocemente del previsto.
I contratti di lungo periodo proteggono entrambe le parti da alcune forme di incertezza, ma possono amplificare le conseguenze di una previsione sbagliata. Se fornitori cloud e sviluppatori IA prenotano capacità sulla base di piani troppo ottimistici e, nello stesso periodo, le nuove fabbriche aumentano la produzione dal 2028 in poi, il mercato potrebbe passare dalla scarsità a un eccesso di scorte.
In quel caso, i prezzi della memoria, l’utilizzo degli impianti e le trattative contrattuali subirebbero pressioni. Gli acquirenti potrebbero chiedere prezzi più bassi o volumi ridotti, mentre i produttori rischierebbero margini inferiori dopo aver impegnato grandi capitali nell’espansione.
La domanda centrale, quindi, non è soltanto se Nvidia riuscirà a garantirsi abbastanza HBM oggi. È capire se il consumo reale di memoria per l’IA crescerà abbastanza rapidamente da assorbire la capacità che i produttori stanno costruendo per la seconda metà del decennio.
Gli accordi riportati per Nvidia e la partnership di co-sviluppo con SK hynix mostrano quanto la fornitura sia diventata strategica. Non cancellano però la ciclicità tipica dell’industria della memoria: anche in un mercato dominato dall’IA, carenze, investimenti, eccesso di scorte e correzioni dei prezzi restano parte dello stesso ciclo.