La svolta, resa pubblica per la prima volta all’inizio di giugno 2026, segnala che Tencent sta privilegiando l’interoperabilità rispetto al controllo assoluto dell’interfaccia, mentre l’industria mobile si prepara a un modo di usare lo smartphone sempre più orientato agli agenti AI.
Il servizio clienti di Tencent ha confermato la collaborazione con cinque grandi produttori cinesi di smartphone: Huawei, Honor, Xiaomi, OPPO e vivo .
Apple non compare nell’elenco. L’assenza è significativa, considerando le tensioni commerciali che negli ultimi anni hanno contrapposto Tencent e il produttore dell’iPhone: tra gli sviluppi più recenti c’è l’accordo del novembre 2025 su una commissione del 15% per gli acquisti effettuati nei mini-programmi di WeChat , oltre alle precedenti dispute sulle regole dell’App Store .
Non è chiaro se Apple aderirà in futuro all’iniziativa A2A. Per ora, il rollout riguarda soprattutto gli ecosistemi Android dei produttori cinesi.
Il sistema si basa su un meccanismo di collaborazione tra agenti AI . Non si tratta soltanto di un’automazione che simula tocchi e scorrimenti sullo schermo: secondo le informazioni diffuse, l’assistente AI a livello di dispositivo invia a WeChat comandi specifici e autorizzati attraverso un’architettura di sicurezza a doppia autorizzazione .
Tencent ha sottolineato che il modello è stato pensato per permettere agli agenti di svolgere attività tra più app senza compromettere la privacy dell’utente .
Le prime funzioni riguardano le comunicazioni più frequenti. Un utente può, per esempio, dire all’assistente del telefono: “Chiama la mamma su WeChat” oppure “Invia un messaggio WeChat a Zhang Wei”. L’azione viene quindi eseguita senza dover aprire l’app e completare ogni passaggio a mano .
Il cambiamento è piccolo dal punto di vista tecnico, ma rilevante nell’esperienza quotidiana: si passa dal toccare e scorrere dentro una super app al pronunciare un comando che attraversa più servizi.
Per anni Tencent ha protetto l’ecosistema chiuso di WeChat come un vantaggio competitivo. Messaggistica, pagamenti, feed social, commercio e mini-programmi — applicazioni leggere utilizzabili dall’interno di WeChat — erano raccolti in un unico ambiente. La società aveva pochi incentivi ad autorizzare sistemi esterni capaci di intercettare l’attenzione degli utenti o di sostituire l’interfaccia dell’app .
L’apertura agli agenti AI sembra dettata soprattutto dalla necessità di non essere aggirata. I produttori di smartphone stanno cercando di rendere davvero utili i propri assistenti integrati, dando loro accesso alle applicazioni che gli utenti usano più spesso .
Se Tencent avesse rifiutato la collaborazione, gli assistenti dei produttori avrebbero potuto indirizzare le richieste verso servizi concorrenti più facili da integrare. Accettando invece di funzionare come un livello di servizi richiamabile dall’AI dei partner, WeChat può restare centrale anche in uno scenario in cui le persone smettono di aprire manualmente l’icona dell’app.
WeChat conta circa 1,4 miliardi di utenti ed è da tempo una sorta di porta d’accesso a internet in Cina: oltre a chattare, le persone lo usano per pagare bollette, prenotare viaggi, ordinare cibo, acquistare prodotti e interagire con aziende e marchi .
Finora questo ruolo si fondava soprattutto sulla navigazione interna: l’utente apriva WeChat, cercava il servizio desiderato e completava l’operazione nell’app. Con A2A si aggiunge un percorso diverso. È possibile chiedere all’assistente del telefono di svolgere un’attività che coinvolge più applicazioni, lasciando che WeChat operi in secondo piano.
Per le operazioni ripetitive, il risultato potrebbe essere un’esperienza più rapida e meno macchinosa. WeChat si adatterebbe così al modello dei flussi di lavoro gestiti dagli agenti, in cui l’utente esprime un obiettivo invece di indicare ogni singolo passaggio.
Ma il cambiamento comporta anche un rischio per Tencent. Se gli utenti entrano sempre meno nell’app in modo intenzionale, WeChat potrebbe perdere parte del suo ruolo di destinazione autonoma per scoprire contenuti, consultare i post di Moments, esplorare mini-programmi o seguire i canali dei brand. I comandi vocali sono generalmente orientati a un’azione precisa, non alla navigazione casuale e alla scoperta.
L’accordo rientra in una competizione più ampia tra sviluppatori di app, produttori di sistemi operativi e aziende di smartphone per il controllo del nuovo livello AI del telefono. Huawei e Xiaomi, insieme ad altri produttori cinesi, stanno investendo nell’intelligenza artificiale eseguita direttamente sul dispositivo e hanno bisogno di collegarla alle applicazioni più importanti del Paese .
L’apertura di WeChat rappresenta, almeno in parte, una concessione a questa realtà. Il protocollo A2A potrebbe inoltre diventare un modello per la comunicazione tra agenti e app in Cina: Tencent ha presentato il meccanismo come un esempio di come aziende tecnologiche e produttori di dispositivi stiano creando “confini sicuri” per l’esecuzione dei compiti affidati all’AI .
La velocità con cui altri grandi sviluppatori seguiranno questa strada determinerà quanto rapidamente gli smartphone cinesi diventeranno dispositivi realmente nativi per l’intelligenza artificiale.
Per ora la funzione A2A di WeChat viene distribuita gradualmente . Il segnale strategico, però, è già chiaro: l’epoca delle super app come destinazioni chiuse potrebbe lasciare spazio a quella degli agenti AI. Tencent preferisce guidare questa transizione dall’interno, invece di rischiare di essere esclusa dall’esterno.
La svolta, resa pubblica per la prima volta all’inizio di giugno 2026, segnala che Tencent sta privilegiando l’interoperabilità rispetto al controllo assoluto dell’interfaccia, mentre l’industria mobile si prepara a un modo di usare lo smartphone sempre più orientato agli agenti AI.
Il servizio clienti di Tencent ha confermato la collaborazione con cinque grandi produttori cinesi di smartphone: Huawei, Honor, Xiaomi, OPPO e vivo .
Apple non compare nell’elenco. L’assenza è significativa, considerando le tensioni commerciali che negli ultimi anni hanno contrapposto Tencent e il produttore dell’iPhone: tra gli sviluppi più recenti c’è l’accordo del novembre 2025 su una commissione del 15% per gli acquisti effettuati nei mini-programmi di WeChat , oltre alle precedenti dispute sulle regole dell’App Store .
Non è chiaro se Apple aderirà in futuro all’iniziativa A2A. Per ora, il rollout riguarda soprattutto gli ecosistemi Android dei produttori cinesi.
Il sistema si basa su un meccanismo di collaborazione tra agenti AI . Non si tratta soltanto di un’automazione che simula tocchi e scorrimenti sullo schermo: secondo le informazioni diffuse, l’assistente AI a livello di dispositivo invia a WeChat comandi specifici e autorizzati attraverso un’architettura di sicurezza a doppia autorizzazione .
Tencent ha sottolineato che il modello è stato pensato per permettere agli agenti di svolgere attività tra più app senza compromettere la privacy dell’utente .
Le prime funzioni riguardano le comunicazioni più frequenti. Un utente può, per esempio, dire all’assistente del telefono: “Chiama la mamma su WeChat” oppure “Invia un messaggio WeChat a Zhang Wei”. L’azione viene quindi eseguita senza dover aprire l’app e completare ogni passaggio a mano .
Il cambiamento è piccolo dal punto di vista tecnico, ma rilevante nell’esperienza quotidiana: si passa dal toccare e scorrere dentro una super app al pronunciare un comando che attraversa più servizi.
Per anni Tencent ha protetto l’ecosistema chiuso di WeChat come un vantaggio competitivo. Messaggistica, pagamenti, feed social, commercio e mini-programmi — applicazioni leggere utilizzabili dall’interno di WeChat — erano raccolti in un unico ambiente. La società aveva pochi incentivi ad autorizzare sistemi esterni capaci di intercettare l’attenzione degli utenti o di sostituire l’interfaccia dell’app .
L’apertura agli agenti AI sembra dettata soprattutto dalla necessità di non essere aggirata. I produttori di smartphone stanno cercando di rendere davvero utili i propri assistenti integrati, dando loro accesso alle applicazioni che gli utenti usano più spesso .
Se Tencent avesse rifiutato la collaborazione, gli assistenti dei produttori avrebbero potuto indirizzare le richieste verso servizi concorrenti più facili da integrare. Accettando invece di funzionare come un livello di servizi richiamabile dall’AI dei partner, WeChat può restare centrale anche in uno scenario in cui le persone smettono di aprire manualmente l’icona dell’app.
WeChat conta circa 1,4 miliardi di utenti ed è da tempo una sorta di porta d’accesso a internet in Cina: oltre a chattare, le persone lo usano per pagare bollette, prenotare viaggi, ordinare cibo, acquistare prodotti e interagire con aziende e marchi .
Finora questo ruolo si fondava soprattutto sulla navigazione interna: l’utente apriva WeChat, cercava il servizio desiderato e completava l’operazione nell’app. Con A2A si aggiunge un percorso diverso. È possibile chiedere all’assistente del telefono di svolgere un’attività che coinvolge più applicazioni, lasciando che WeChat operi in secondo piano.
Per le operazioni ripetitive, il risultato potrebbe essere un’esperienza più rapida e meno macchinosa. WeChat si adatterebbe così al modello dei flussi di lavoro gestiti dagli agenti, in cui l’utente esprime un obiettivo invece di indicare ogni singolo passaggio.
Ma il cambiamento comporta anche un rischio per Tencent. Se gli utenti entrano sempre meno nell’app in modo intenzionale, WeChat potrebbe perdere parte del suo ruolo di destinazione autonoma per scoprire contenuti, consultare i post di Moments, esplorare mini-programmi o seguire i canali dei brand. I comandi vocali sono generalmente orientati a un’azione precisa, non alla navigazione casuale e alla scoperta.
L’accordo rientra in una competizione più ampia tra sviluppatori di app, produttori di sistemi operativi e aziende di smartphone per il controllo del nuovo livello AI del telefono. Huawei e Xiaomi, insieme ad altri produttori cinesi, stanno investendo nell’intelligenza artificiale eseguita direttamente sul dispositivo e hanno bisogno di collegarla alle applicazioni più importanti del Paese .
L’apertura di WeChat rappresenta, almeno in parte, una concessione a questa realtà. Il protocollo A2A potrebbe inoltre diventare un modello per la comunicazione tra agenti e app in Cina: Tencent ha presentato il meccanismo come un esempio di come aziende tecnologiche e produttori di dispositivi stiano creando “confini sicuri” per l’esecuzione dei compiti affidati all’AI .
La velocità con cui altri grandi sviluppatori seguiranno questa strada determinerà quanto rapidamente gli smartphone cinesi diventeranno dispositivi realmente nativi per l’intelligenza artificiale.
Per ora la funzione A2A di WeChat viene distribuita gradualmente . Il segnale strategico, però, è già chiaro: l’epoca delle super app come destinazioni chiuse potrebbe lasciare spazio a quella degli agenti AI. Tencent preferisce guidare questa transizione dall’interno, invece di rischiare di essere esclusa dall’esterno.