Febbraio 2025 – Il Primo Taglio: Le prime crepe sono apparse all'inizio del 2025, quando Equinor ha ridotto l'obiettivo di capacità rinnovabile al 2030 a 10–12 GW, abbandonando completamente l'impegno di allocazione del 50% della spesa per investimenti . La società ha dimezzato in due anni gli investimenti previsti nelle rinnovabili, portandoli a circa 5 miliardi di dollari, e ha delineato un piano per aumentare la produzione di petrolio e gas di oltre il 10%
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Giugno 2026 – La Cancellazione Totale: L'abbandono completo è arrivato nel giugno 2026, quando Equinor ha eliminato del tutto il target residuo di 10–12 GW. L'allocazione prevista per il business dell'energia—che include le rinnovabili—è stata ridotta ad appena il 10% della spesa per investimenti, in calo rispetto al precedente 50% . Al suo posto, l'azienda ha offerto una "prospettiva di generazione di energia più ampia", che include anche tecnologie di produzione non rinnovabile. L'amministratore delegato Anders Opedal ha inquadrato il cambiamento come un allargamento strategico: "Non stiamo sostituendo un business con un altro. Stiamo invece sviluppando percorsi multipli in parallelo: petrolio e gas, energia e rinnovabili, e nuove soluzioni a basse emissioni di carbonio"
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Di conseguenza, anche il linguaggio dei documenti ufficiali è cambiato. Il Piano di Transizione Energetica 2025 aveva già iniziato a sostituire gli specifici target in megawatt con un linguaggio che enfatizzava la "creazione di valore" e una "disciplinata allocazione del capitale". Il piano di transizione del giugno 2026 ha completato questa svolta linguistica, rimuovendo ogni riferimento a un obiettivo numerico di capacità rinnovabile .
La leadership di Equinor ha citato diverse pressioni convergenti che hanno reso insostenibili le sue ambizioni verdi. L'azienda ha puntato il dito contro una prospettiva di domanda "più alta e più a lungo" per petrolio e gas, che ha reso gli investimenti nei combustibili fossili sempre più attraenti rispetto alle rinnovabili . Il mercato dell'eolico offshore, un tempo centrale nella strategia di Equinor, era peggiorato a causa dell'inflazione della catena di approvvigionamento, delle sfide autorizzative e dei rendimenti inferiori alle attese
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Il conflitto in Medio Oriente del 2025-2026 ha ulteriormente gonfiato i prezzi di petrolio e gas, rendendo una svolta verso i combustibili fossili ancora più allettante. Come spiegò l'AD Anders Opedal già nel febbraio 2025: "Stiamo riducendo i nostri impegni finanziari nelle rinnovabili e nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio perché non prevediamo la redditività necessaria per il futuro" . Lo stesso documento strategico di Equinor afferma che il nuovo piano "rispecchia mosse simili dei concorrenti", segnalando una mentalità da branco tra i colossi petroliferi europei
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La ritirata dalle rinnovabili è stata accompagnata da un'aggressiva espansione della remunerazione degli azionisti, creando un netto contrasto che i critici hanno etichettato come "greenwashing al contrario" . Il 16 giugno 2026, Equinor ha annunciato che:
Il Wall Street Journal ha notato che il piano "punta alla crescita dei combustibili fossili" e dà priorità ai rendimenti per gli azionisti rispetto agli investimenti verdi . Equinor ha sottolineato di aver generato un rendimento totale per gli azionisti di quasi il 1.800% in 25 anni come società quotata, rimarcando il proprio impegno a favore dei pagamenti agli investitori più che verso gli obiettivi di transizione energetica
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Equinor non è sola. La sua strategia si allinea a un più ampio e sincronizzato dietrofront da parte dei colossi petroliferi europei, che stanno ri-prioritizzando i loro core business di petrolio e gas.
Morningstar ha osservato che il piano di Equinor "rispecchia mosse simili di BP e Shell" . La svolta collettiva riflette la consapevolezza del settore che le promesse verdi di alto profilo fatte all'inizio del decennio sono difficilmente realizzabili con profitto in un contesto di costi elevati e bassi margini per le energie rinnovabili.
Il caso di Equinor è ora l'esempio più estremo di questa tendenza. Da azienda con alcuni dei target più ambiziosi del settore nel 2021, è passata a cancellarli del tutto nel 2026, dirottando nel contempo decine di miliardi di dollari verso gli azionisti. La "prospettiva di generazione di energia" che ha sostituito il suo obiettivo numerico di capacità è ormai un guscio vuoto: un segnaposto che segnala come l'azienda non abbia alcun impegno pubblico e misurabile per la costruzione di energia rinnovabile su larga scala.
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