Il progetto australiano arriva dopo la vendita, ad agosto, di obbligazioni investment grade in dollari statunitensi per 25 miliardi di dollari. Nel 2026 Alphabet ha inoltre emesso titoli in franchi svizzeri, sterline, euro, dollari canadesi e yen.
All’inizio dell’anno la società aveva completato una raccolta globale da 31,51 miliardi di dollari, comprendente anche una rara tranche in sterline con scadenza a 100 anni. Separatamente, Alphabet e Amazon avevano emesso circa 60 miliardi di dollari di obbligazioni in più valute nei 12 mesi precedenti, un segnale di come i grandi gruppi tecnologici stiano ricorrendo sempre più ai mercati internazionali del debito per finanziare l’espansione delle proprie infrastrutture.
Per Alphabet, questa strategia consente di accedere a bacini diversi di capitale e di adattare il finanziamento alla domanda degli investitori e alle condizioni dei singoli mercati. Allo stesso tempo rende più visibile la portata del fabbisogno finanziario: l’infrastruttura necessaria per l’IA richiede investimenti consistenti e prolungati, non una sola raccolta a breve termine.
L’ultima emissione statunitense di Alphabet ha raccolto, nel momento di picco, ordini per circa 115 miliardi di dollari a fronte di 25 miliardi di obbligazioni offerte. Si tratta di una domanda pari a circa 4,6 volte l’importo dell’emissione e di un’indicazione della forte appetibilità del credito Alphabet, anche se gli investitori stanno valutando con attenzione costi e rendimenti della costruzione dell’infrastruttura per l’IA.
Un portafoglio ordini molto ampio può aiutare un emittente a ottenere condizioni di finanziamento competitive o a scegliere tra importi e scadenze differenti. Non garantisce però lo stesso risultato in Australia. Domanda, prezzo e costi di copertura valutaria possono variare sensibilmente da un mercato all’altro, e per il possibile Kangaroo bond di Alphabet non è stato ancora reso noto alcun portafoglio ordini.
L’Australia sta attirando volumi particolarmente elevati da parte degli emittenti stranieri. A fine luglio le emissioni di Kangaroo bond avevano raggiunto circa 60 miliardi di dollari australiani, equivalenti a circa 42 miliardi di dollari statunitensi: un record annuale e un livello superiore di circa il 40% a quello del periodo analogo del 2025, secondo i dati LSEG citati da Reuters.
Per le società emittenti, questo mercato rappresenta una fonte di finanziamento aggiuntiva rispetto al debito in dollari statunitensi. Per gli investitori australiani, un’eventuale operazione Alphabet porterebbe nel segmento un nome tecnologico globale di primo piano, in un mercato sempre più frequentato da grandi emittenti internazionali. L’operazione sarebbe quindi un test sia dell’attrattiva del credito Alphabet sia della capacità del mercato australiano di assorbire emissioni tecnologiche consistenti e con scadenze lunghe.
Il contesto è quello di una più ampia ondata di debito tra i grandi operatori del cloud, spesso indicati come hyperscaler. Amazon, Alphabet, Meta Platforms e Oracle avevano emesso circa 194 miliardi di dollari di obbligazioni nel 2026 fino al 7 luglio, il 79% in più rispetto ai circa 108 miliardi dell’intero 2025, secondo un’analisi Reuters basata sui dati LSEG. La proposta australiana di Alphabet si inserisce in questa tendenza, ma non dimostra che l’operazione avrà la stessa scala delle emissioni statunitensi della società.
Il primo bond di Alphabet in dollari australiani sarebbe soprattutto un traguardo di diversificazione e di accesso a un nuovo mercato, non necessariamente un evento storico per il valore nominale dell’emissione. Una struttura su quattro scadenze, potenzialmente fino a 20 anni, permetterebbe alla società di raggiungere gli investitori australiani continuando a finanziare un’espansione dell’IA ad alta intensità di capitale.
La conclusione più prudente, per ora, è ancora provvisoria: la domanda per il debito Alphabet è forte, il mercato Kangaroo sta crescendo rapidamente e l’operazione potrebbe rafforzare entrambe le tendenze. Le informazioni decisive — scadenze definitive, prezzo, importo e solidità del portafoglio ordini — arriveranno soltanto se Alphabet procederà effettivamente con la vendita.
Il progetto australiano arriva dopo la vendita, ad agosto, di obbligazioni investment grade in dollari statunitensi per 25 miliardi di dollari. Nel 2026 Alphabet ha inoltre emesso titoli in franchi svizzeri, sterline, euro, dollari canadesi e yen.
All’inizio dell’anno la società aveva completato una raccolta globale da 31,51 miliardi di dollari, comprendente anche una rara tranche in sterline con scadenza a 100 anni. Separatamente, Alphabet e Amazon avevano emesso circa 60 miliardi di dollari di obbligazioni in più valute nei 12 mesi precedenti, un segnale di come i grandi gruppi tecnologici stiano ricorrendo sempre più ai mercati internazionali del debito per finanziare l’espansione delle proprie infrastrutture.
Per Alphabet, questa strategia consente di accedere a bacini diversi di capitale e di adattare il finanziamento alla domanda degli investitori e alle condizioni dei singoli mercati. Allo stesso tempo rende più visibile la portata del fabbisogno finanziario: l’infrastruttura necessaria per l’IA richiede investimenti consistenti e prolungati, non una sola raccolta a breve termine.
L’ultima emissione statunitense di Alphabet ha raccolto, nel momento di picco, ordini per circa 115 miliardi di dollari a fronte di 25 miliardi di obbligazioni offerte. Si tratta di una domanda pari a circa 4,6 volte l’importo dell’emissione e di un’indicazione della forte appetibilità del credito Alphabet, anche se gli investitori stanno valutando con attenzione costi e rendimenti della costruzione dell’infrastruttura per l’IA.
Un portafoglio ordini molto ampio può aiutare un emittente a ottenere condizioni di finanziamento competitive o a scegliere tra importi e scadenze differenti. Non garantisce però lo stesso risultato in Australia. Domanda, prezzo e costi di copertura valutaria possono variare sensibilmente da un mercato all’altro, e per il possibile Kangaroo bond di Alphabet non è stato ancora reso noto alcun portafoglio ordini.
L’Australia sta attirando volumi particolarmente elevati da parte degli emittenti stranieri. A fine luglio le emissioni di Kangaroo bond avevano raggiunto circa 60 miliardi di dollari australiani, equivalenti a circa 42 miliardi di dollari statunitensi: un record annuale e un livello superiore di circa il 40% a quello del periodo analogo del 2025, secondo i dati LSEG citati da Reuters.
Per le società emittenti, questo mercato rappresenta una fonte di finanziamento aggiuntiva rispetto al debito in dollari statunitensi. Per gli investitori australiani, un’eventuale operazione Alphabet porterebbe nel segmento un nome tecnologico globale di primo piano, in un mercato sempre più frequentato da grandi emittenti internazionali. L’operazione sarebbe quindi un test sia dell’attrattiva del credito Alphabet sia della capacità del mercato australiano di assorbire emissioni tecnologiche consistenti e con scadenze lunghe.
Il contesto è quello di una più ampia ondata di debito tra i grandi operatori del cloud, spesso indicati come hyperscaler. Amazon, Alphabet, Meta Platforms e Oracle avevano emesso circa 194 miliardi di dollari di obbligazioni nel 2026 fino al 7 luglio, il 79% in più rispetto ai circa 108 miliardi dell’intero 2025, secondo un’analisi Reuters basata sui dati LSEG. La proposta australiana di Alphabet si inserisce in questa tendenza, ma non dimostra che l’operazione avrà la stessa scala delle emissioni statunitensi della società.
Il primo bond di Alphabet in dollari australiani sarebbe soprattutto un traguardo di diversificazione e di accesso a un nuovo mercato, non necessariamente un evento storico per il valore nominale dell’emissione. Una struttura su quattro scadenze, potenzialmente fino a 20 anni, permetterebbe alla società di raggiungere gli investitori australiani continuando a finanziare un’espansione dell’IA ad alta intensità di capitale.
La conclusione più prudente, per ora, è ancora provvisoria: la domanda per il debito Alphabet è forte, il mercato Kangaroo sta crescendo rapidamente e l’operazione potrebbe rafforzare entrambe le tendenze. Le informazioni decisive — scadenze definitive, prezzo, importo e solidità del portafoglio ordini — arriveranno soltanto se Alphabet procederà effettivamente con la vendita.