La practice unisce la piattaforma di delivery basata sull’AI di IBM, IBM Consulting Advantage, con la Gemini Enterprise Agent Platform di Google Cloud. Quest’ultima è l’ambiente unificato per costruire, governare e far funzionare gli agenti AI, presentato durante Google Cloud Next ’26 .
Il modello non si limita all’installazione di una nuova tecnologia. IBM mette a disposizione asset preconfigurati, agenti riutilizzabili e metodologie di trasformazione già collaudate; Google Cloud fornisce l’infrastruttura di esecuzione, i controlli di governance e le funzioni di sicurezza necessarie per operare in contesti enterprise .
In pratica, la collaborazione punta a ridisegnare i processi aziendali attorno agli agenti AI, invece di aggiungere semplicemente un chatbot agli strumenti già esistenti.
La dotazione annunciata copre l’intero ciclo di vita di una soluzione AI:
Questa combinazione riflette una priorità tipica dei progetti enterprise: non basta che un agente sappia rispondere o compiere un’azione. Deve anche rispettare autorizzazioni, policy, requisiti di sicurezza e regole di audit.
IBM sta preparando un portafoglio di agenti AI preconfigurati per otto aree: banche, pubblica amministrazione, commercio al dettaglio, telecomunicazioni, energia, sicurezza, assicurazioni e scienze della vita .
Gli agenti dovrebbero automatizzare flussi di lavoro, accelerare le decisioni e sostenere operazioni più autonome utilizzando i modelli Gemini. Il loro sviluppo, tuttavia, è orientato a contesti nei quali la conformità normativa, la localizzazione dei dati e la sicurezza operativa non sono elementi opzionali .
Le aree indicate come prioritarie sono aerospazio, servizi finanziari, pubblica amministrazione, sanità e telecomunicazioni . Sono settori nei quali le soluzioni standard spesso devono essere profondamente adattate prima di poter superare verifiche di sicurezza, controlli interni e requisiti normativi.
La partnership parte da un’esperienza già maturata. IBM e Google Cloud avevano collaborato con Airbus in un progetto di migrazione nel settore aerospaziale. In quell’occasione, i consulenti IBM contribuirono a trasformare due attività del gruppo in operazioni completamente indipendenti in meno di 18 mesi, aggiornando oltre 100 sistemi critici .
Quel progetto rappresenta il tipo di percorso che la nuova Google Cloud Practice vuole rendere ripetibile su scala più ampia: intervenire contemporaneamente su infrastruttura, applicazioni, dati e modello operativo.
La nuova struttura è l’estensione operativa degli annunci fatti da Google Cloud durante Next ’26 . Tra gli elementi centrali figurano:
Ad aprile, Google Cloud aveva inoltre annunciato un fondo da 750 milioni di dollari per sostenere lo sviluppo e la distribuzione di sistemi di AI agentica. Il programma comprende crediti per ambienti sandbox, formazione, iniziative di generazione della domanda, voucher per i deployment e servizi di ingegneria sul campo .
Il fondo è rivolto all’ecosistema di 120.000 partner di Google Cloud, che include grandi società di consulenza e integratori di sistemi come Accenture, Deloitte e Capgemini . La Google Cloud Practice di IBM è la prima unità di consulenza dedicata e identificata pubblicamente costruita direttamente attorno a questa capacità di co-delivery .
IBM descrive l’iniziativa come un’opportunità nei servizi Google Cloud del valore di diversi miliardi di dollari . La posta in gioco va oltre la vendita di infrastruttura: riguarda chi controllerà l’ultimo miglio dell’AI aziendale, cioè la consulenza necessaria per riprogettare i processi e portare gli agenti in ambienti produttivi regolamentati.
Su questo terreno IBM e Google Cloud si confrontano con alleanze già consolidate, come Accenture–Microsoft per Azure AI e Deloitte–AWS . La differenziazione della nuova practice sta nella combinazione tra la competenza settoriale e trasformativa di IBM e l’infrastruttura agentica, gli strumenti di sviluppo e la capacità distributiva di Google Cloud .
Mohamad Ali, vicepresidente senior e responsabile di IBM Consulting, ha descritto così il momento del mercato: «Le aziende stanno affrontando uno dei cicli di modernizzazione più complessi degli ultimi decenni. Ampliando il nostro lavoro con Google Cloud, offriamo ai clienti un percorso più chiaro e affidabile per scalare l’AI in tutta l’organizzazione, combinando competenze settoriali, modernizzazione del cloud ibrido e una piattaforma di delivery progettata innanzitutto per l’AI» .
Kevin Ichhpurani, presidente del Global Partner Ecosystem di Google Cloud, ha invece sottolineato il tema della capacità esecutiva: «Questa partnership amplia in modo significativo il bacino di consulenti Google Cloud qualificati disponibile sul mercato, per rispondere alla crescente domanda di AI. Unendo l’infrastruttura agentica di Google alle competenze settoriali di IBM e a framework di delivery collaudati, aiutiamo i clienti comuni a superare la fase dei progetti pilota e a distribuire e governare agenti AI pronti per la produzione in tutto il loro ambiente cloud» .
La Google Cloud Practice segnala un cambio di fase per l’AI enterprise. La competizione non si gioca più soltanto sulla qualità dei modelli, ma sulla capacità di integrarli nei sistemi esistenti, controllarne l’operato e dimostrarne l’affidabilità nel tempo.
Per Google Cloud, il fondo da 750 milioni di dollari serve a trasformare la rete di partner da canale di vendita a forza di implementazione. Per IBM, la practice offre un modo per capitalizzare la propria esperienza nella consulenza e nei settori regolamentati. Per i clienti, la promessa è un percorso più strutturato per passare dall’esperimento all’uso quotidiano dell’AI agentica.
La practice unisce la piattaforma di delivery basata sull’AI di IBM, IBM Consulting Advantage, con la Gemini Enterprise Agent Platform di Google Cloud. Quest’ultima è l’ambiente unificato per costruire, governare e far funzionare gli agenti AI, presentato durante Google Cloud Next ’26 .
Il modello non si limita all’installazione di una nuova tecnologia. IBM mette a disposizione asset preconfigurati, agenti riutilizzabili e metodologie di trasformazione già collaudate; Google Cloud fornisce l’infrastruttura di esecuzione, i controlli di governance e le funzioni di sicurezza necessarie per operare in contesti enterprise .
In pratica, la collaborazione punta a ridisegnare i processi aziendali attorno agli agenti AI, invece di aggiungere semplicemente un chatbot agli strumenti già esistenti.
La dotazione annunciata copre l’intero ciclo di vita di una soluzione AI:
Questa combinazione riflette una priorità tipica dei progetti enterprise: non basta che un agente sappia rispondere o compiere un’azione. Deve anche rispettare autorizzazioni, policy, requisiti di sicurezza e regole di audit.
IBM sta preparando un portafoglio di agenti AI preconfigurati per otto aree: banche, pubblica amministrazione, commercio al dettaglio, telecomunicazioni, energia, sicurezza, assicurazioni e scienze della vita .
Gli agenti dovrebbero automatizzare flussi di lavoro, accelerare le decisioni e sostenere operazioni più autonome utilizzando i modelli Gemini. Il loro sviluppo, tuttavia, è orientato a contesti nei quali la conformità normativa, la localizzazione dei dati e la sicurezza operativa non sono elementi opzionali .
Le aree indicate come prioritarie sono aerospazio, servizi finanziari, pubblica amministrazione, sanità e telecomunicazioni . Sono settori nei quali le soluzioni standard spesso devono essere profondamente adattate prima di poter superare verifiche di sicurezza, controlli interni e requisiti normativi.
La partnership parte da un’esperienza già maturata. IBM e Google Cloud avevano collaborato con Airbus in un progetto di migrazione nel settore aerospaziale. In quell’occasione, i consulenti IBM contribuirono a trasformare due attività del gruppo in operazioni completamente indipendenti in meno di 18 mesi, aggiornando oltre 100 sistemi critici .
Quel progetto rappresenta il tipo di percorso che la nuova Google Cloud Practice vuole rendere ripetibile su scala più ampia: intervenire contemporaneamente su infrastruttura, applicazioni, dati e modello operativo.
La nuova struttura è l’estensione operativa degli annunci fatti da Google Cloud durante Next ’26 . Tra gli elementi centrali figurano:
Ad aprile, Google Cloud aveva inoltre annunciato un fondo da 750 milioni di dollari per sostenere lo sviluppo e la distribuzione di sistemi di AI agentica. Il programma comprende crediti per ambienti sandbox, formazione, iniziative di generazione della domanda, voucher per i deployment e servizi di ingegneria sul campo .
Il fondo è rivolto all’ecosistema di 120.000 partner di Google Cloud, che include grandi società di consulenza e integratori di sistemi come Accenture, Deloitte e Capgemini . La Google Cloud Practice di IBM è la prima unità di consulenza dedicata e identificata pubblicamente costruita direttamente attorno a questa capacità di co-delivery .
IBM descrive l’iniziativa come un’opportunità nei servizi Google Cloud del valore di diversi miliardi di dollari . La posta in gioco va oltre la vendita di infrastruttura: riguarda chi controllerà l’ultimo miglio dell’AI aziendale, cioè la consulenza necessaria per riprogettare i processi e portare gli agenti in ambienti produttivi regolamentati.
Su questo terreno IBM e Google Cloud si confrontano con alleanze già consolidate, come Accenture–Microsoft per Azure AI e Deloitte–AWS . La differenziazione della nuova practice sta nella combinazione tra la competenza settoriale e trasformativa di IBM e l’infrastruttura agentica, gli strumenti di sviluppo e la capacità distributiva di Google Cloud .
Mohamad Ali, vicepresidente senior e responsabile di IBM Consulting, ha descritto così il momento del mercato: «Le aziende stanno affrontando uno dei cicli di modernizzazione più complessi degli ultimi decenni. Ampliando il nostro lavoro con Google Cloud, offriamo ai clienti un percorso più chiaro e affidabile per scalare l’AI in tutta l’organizzazione, combinando competenze settoriali, modernizzazione del cloud ibrido e una piattaforma di delivery progettata innanzitutto per l’AI» .
Kevin Ichhpurani, presidente del Global Partner Ecosystem di Google Cloud, ha invece sottolineato il tema della capacità esecutiva: «Questa partnership amplia in modo significativo il bacino di consulenti Google Cloud qualificati disponibile sul mercato, per rispondere alla crescente domanda di AI. Unendo l’infrastruttura agentica di Google alle competenze settoriali di IBM e a framework di delivery collaudati, aiutiamo i clienti comuni a superare la fase dei progetti pilota e a distribuire e governare agenti AI pronti per la produzione in tutto il loro ambiente cloud» .
La Google Cloud Practice segnala un cambio di fase per l’AI enterprise. La competizione non si gioca più soltanto sulla qualità dei modelli, ma sulla capacità di integrarli nei sistemi esistenti, controllarne l’operato e dimostrarne l’affidabilità nel tempo.
Per Google Cloud, il fondo da 750 milioni di dollari serve a trasformare la rete di partner da canale di vendita a forza di implementazione. Per IBM, la practice offre un modo per capitalizzare la propria esperienza nella consulenza e nei settori regolamentati. Per i clienti, la promessa è un percorso più strutturato per passare dall’esperimento all’uso quotidiano dell’AI agentica.