Il primo straw poll si è tenuto il 30 luglio. Ogni membro del Consiglio ha valutato anonimamente ciascun candidato scegliendo tra tre opzioni: «incoraggiare», «scoraggiare» o «nessuna opinione». In questa fase le schede non distinguevano i cinque membri permanenti dai dieci membri eletti: il risultato mostrava dunque il sostegno complessivo, ma non rivelava se una potenza dotata di veto fosse contraria a uno specifico nome.
I risultati riferiti sono stati:
Michelle Bachelet, María Fernanda Espinosa, Macky Sall e Olara Otunnu sono rimasti dietro ai primi tre. Il voto era un test preliminare di praticabilità politica, non una classifica definitiva né una decisione vincolante.
Il quadro attuale comprende:
Grynspan, Rodrigues-Birkett e Grossi sono gli unici candidati per i quali il primo scrutinio abbia evidenziato un sostegno concreto. La posizione di Baki, invece, non può essere misurata: la sua candidatura è arrivata dopo il voto del 30 luglio.
Tonga ha nominato la diplomatica ecuadoriana Ivonne Baki, ex ministra e ambasciatrice, portando a otto il numero dei candidati e a due quello degli ecuadoriani in corsa. Baki non era quindi inclusa nel primo straw poll.
La sua campagna punta sulla prevenzione dei conflitti e sul rinnovamento delle Nazioni Unite. Nel presentare questa piattaforma, Baki ha richiamato anche la propria esperienza personale durante la guerra civile libanese.
Le affermazioni secondo cui Baki godrebbe di un appoggio formale degli Stati Uniti, o secondo cui i suoi rapporti riferiti con Donald Trump e Bill Clinton si tradurrebbero in un impegno di voto americano, non risultano confermate dalle fonti disponibili. Non è stata identificata alcuna endorsement ufficiale né una promessa pubblica di sostegno da parte di Washington: queste ricostruzioni vanno quindi considerate non verificate.
La presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, Annalena Baerbock, ha chiesto un processo più trasparente e inclusivo. Tra le sue proposte figurano candidature presentate in tempi utili, dialoghi pubblici con i concorrenti e maggiori occasioni per i Paesi membri di ascoltarne programmi e priorità. Il suo ufficio ha sottolineato la necessità di condizioni paritarie e di una partecipazione più ampia prima della scelta del Consiglio di sicurezza.
Stati Uniti e Russia hanno contestato quella che considerano un’estensione indebita del ruolo di Baerbock nella selezione. Secondo le ricostruzioni disponibili, Washington l’ha accusata di oltrepassare le proprie competenze, mentre anche Mosca ha criticato il ruolo che la presidente dell’Assemblea generale ha cercato di assumere.
Al centro c’è una tensione istituzionale: l’Assemblea generale può spingere per maggiore apertura e partecipazione, ma l’articolo 97 della Carta dell’ONU assegna al Consiglio di sicurezza la fase della raccomandazione. Gli straw poll sono strumenti politici informali, non decisioni giuridicamente vincolanti.
La Russia ha lasciato intendere che potrebbero essere presentati altri candidati e ha criticato il bilancio di Guterres nel più ampio contesto dell’efficacia dell’ONU e della gestione dei conflitti. Questa posizione consente a Mosca di non chiudere prematuramente la porta a un accordo sui nomi oggi più forti.
Le fonti disponibili non dimostrano tuttavia che la Russia abbia formalmente sostenuto o respinto uno specifico candidato. La sua apertura a nuove candidature va quindi letta come un segnale del fatto che sia il campo dei concorrenti sia le trattative diplomatiche restano fluidi.
Secondo l’articolo 97 della Carta delle Nazioni Unite, il segretario generale viene nominato dall’Assemblea generale sulla base di una raccomandazione del Consiglio di sicurezza. Nella pratica, il Consiglio deve individuare una persona capace di ottenere almeno 9 voti su 15 e di evitare il veto di uno dei cinque membri permanenti: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.
Negli scrutini successivi, le schede tendono a rendere distinguibili le posizioni dei membri permanenti da quelle dei membri eletti. Questo permette di capire meglio il rischio di veto, che può essere più importante del semplice totale dei voti «incoraggiare».
Il secondo mandato di Guterres termina il 31 dicembre 2026. La competizione presenta una forte presenza latinoamericana e caraibica anche perché una consuetudine informale di rotazione regionale guarda a quell’area per questa tornata. Non si tratta di una regola vincolante: è una convenzione politica che non può limitare il potere del Consiglio di sicurezza di raccomandare il candidato.
Se le potenze permanenti resteranno divise o entreranno in gara altri nomi, gli straw poll potrebbero proseguire per tutto settembre e ottobre, o anche oltre. Le ricostruzioni precedenti al secondo scrutinio descrivevano una decisione ancora distante, non imminente.
Il dato più significativo sarà capire se Grynspan riuscirà a conservare il vantaggio, se Rodrigues-Birkett o Grossi ridurranno il distacco e se emergerà un candidato capace di diventare un compromesso accettabile per più schieramenti. Anche la candidatura tardiva di Baki sarà osservata con attenzione, sebbene un singolo scrutinio non possa dimostrare da solo una concreta traiettoria verso la vittoria.
La domanda decisiva resta una: chi può raggiungere nove voti mantenendo il consenso, o almeno l’accettabilità, di tutti e cinque i membri permanenti? Fino a quando non arriverà una risposta, i risultati del primo scrutinio resteranno indicatori politici, non un verdetto.
Il primo straw poll si è tenuto il 30 luglio. Ogni membro del Consiglio ha valutato anonimamente ciascun candidato scegliendo tra tre opzioni: «incoraggiare», «scoraggiare» o «nessuna opinione». In questa fase le schede non distinguevano i cinque membri permanenti dai dieci membri eletti: il risultato mostrava dunque il sostegno complessivo, ma non rivelava se una potenza dotata di veto fosse contraria a uno specifico nome.
I risultati riferiti sono stati:
Michelle Bachelet, María Fernanda Espinosa, Macky Sall e Olara Otunnu sono rimasti dietro ai primi tre. Il voto era un test preliminare di praticabilità politica, non una classifica definitiva né una decisione vincolante.
Il quadro attuale comprende:
Grynspan, Rodrigues-Birkett e Grossi sono gli unici candidati per i quali il primo scrutinio abbia evidenziato un sostegno concreto. La posizione di Baki, invece, non può essere misurata: la sua candidatura è arrivata dopo il voto del 30 luglio.
Tonga ha nominato la diplomatica ecuadoriana Ivonne Baki, ex ministra e ambasciatrice, portando a otto il numero dei candidati e a due quello degli ecuadoriani in corsa. Baki non era quindi inclusa nel primo straw poll.
La sua campagna punta sulla prevenzione dei conflitti e sul rinnovamento delle Nazioni Unite. Nel presentare questa piattaforma, Baki ha richiamato anche la propria esperienza personale durante la guerra civile libanese.
Le affermazioni secondo cui Baki godrebbe di un appoggio formale degli Stati Uniti, o secondo cui i suoi rapporti riferiti con Donald Trump e Bill Clinton si tradurrebbero in un impegno di voto americano, non risultano confermate dalle fonti disponibili. Non è stata identificata alcuna endorsement ufficiale né una promessa pubblica di sostegno da parte di Washington: queste ricostruzioni vanno quindi considerate non verificate.
La presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, Annalena Baerbock, ha chiesto un processo più trasparente e inclusivo. Tra le sue proposte figurano candidature presentate in tempi utili, dialoghi pubblici con i concorrenti e maggiori occasioni per i Paesi membri di ascoltarne programmi e priorità. Il suo ufficio ha sottolineato la necessità di condizioni paritarie e di una partecipazione più ampia prima della scelta del Consiglio di sicurezza.
Stati Uniti e Russia hanno contestato quella che considerano un’estensione indebita del ruolo di Baerbock nella selezione. Secondo le ricostruzioni disponibili, Washington l’ha accusata di oltrepassare le proprie competenze, mentre anche Mosca ha criticato il ruolo che la presidente dell’Assemblea generale ha cercato di assumere.
Al centro c’è una tensione istituzionale: l’Assemblea generale può spingere per maggiore apertura e partecipazione, ma l’articolo 97 della Carta dell’ONU assegna al Consiglio di sicurezza la fase della raccomandazione. Gli straw poll sono strumenti politici informali, non decisioni giuridicamente vincolanti.
La Russia ha lasciato intendere che potrebbero essere presentati altri candidati e ha criticato il bilancio di Guterres nel più ampio contesto dell’efficacia dell’ONU e della gestione dei conflitti. Questa posizione consente a Mosca di non chiudere prematuramente la porta a un accordo sui nomi oggi più forti.
Le fonti disponibili non dimostrano tuttavia che la Russia abbia formalmente sostenuto o respinto uno specifico candidato. La sua apertura a nuove candidature va quindi letta come un segnale del fatto che sia il campo dei concorrenti sia le trattative diplomatiche restano fluidi.
Secondo l’articolo 97 della Carta delle Nazioni Unite, il segretario generale viene nominato dall’Assemblea generale sulla base di una raccomandazione del Consiglio di sicurezza. Nella pratica, il Consiglio deve individuare una persona capace di ottenere almeno 9 voti su 15 e di evitare il veto di uno dei cinque membri permanenti: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.
Negli scrutini successivi, le schede tendono a rendere distinguibili le posizioni dei membri permanenti da quelle dei membri eletti. Questo permette di capire meglio il rischio di veto, che può essere più importante del semplice totale dei voti «incoraggiare».
Il secondo mandato di Guterres termina il 31 dicembre 2026. La competizione presenta una forte presenza latinoamericana e caraibica anche perché una consuetudine informale di rotazione regionale guarda a quell’area per questa tornata. Non si tratta di una regola vincolante: è una convenzione politica che non può limitare il potere del Consiglio di sicurezza di raccomandare il candidato.
Se le potenze permanenti resteranno divise o entreranno in gara altri nomi, gli straw poll potrebbero proseguire per tutto settembre e ottobre, o anche oltre. Le ricostruzioni precedenti al secondo scrutinio descrivevano una decisione ancora distante, non imminente.
Il dato più significativo sarà capire se Grynspan riuscirà a conservare il vantaggio, se Rodrigues-Birkett o Grossi ridurranno il distacco e se emergerà un candidato capace di diventare un compromesso accettabile per più schieramenti. Anche la candidatura tardiva di Baki sarà osservata con attenzione, sebbene un singolo scrutinio non possa dimostrare da solo una concreta traiettoria verso la vittoria.
La domanda decisiva resta una: chi può raggiungere nove voti mantenendo il consenso, o almeno l’accettabilità, di tutti e cinque i membri permanenti? Fino a quando non arriverà una risposta, i risultati del primo scrutinio resteranno indicatori politici, non un verdetto.