Gas, l’Europa si prepara all’inverno più difficile da 15 anni
L’Europa rischia di entrare nell’inverno 2026/27 con gli stoccaggi pieni solo al 76%, il livello più basso degli ultimi 15 anni; a metà luglio erano al 53%, circa 15 punti sotto la media quinquennale [20][22][23]. Wood Mackenzie avverte che le riserve potrebbero chiudere la stagione di riempimento sotto il 70%, ment...
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L’Europa rischia di entrare nell’inverno 2026/27 con gli stoccaggi pieni solo al 76%, il livello più basso degli ultimi 15 anni; a metà luglio erano al 53%, circa 15 punti sotto la media quinquennale [20][22][23].
Wood Mackenzie avverte che le riserve potrebbero chiudere la stagione di riempimento sotto il 70%, mentre i prezzi spot sono già oltre il 50% sopra i minimi di giugno e la domanda asiatica sottrae carichi flessibili a...
Una nuova ondata di GNL, soprattutto dagli Stati Uniti, potrebbe quasi dimezzare i prezzi europei entro il 2030; nel frattempo, pompe di calore, reti di teleriscaldamento e rinnovabili possono ridurre strutturalmente...
What is the current state of Europe's energy security crisis as of late July 2026, including the historically low gas storage levels, Wood MAI-generated illustration of Europe's gas storage challenges in late July 2026.
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L’Europa si avvicina alla stagione fredda con un margine di sicurezza sul gas molto più ridotto del normale. A fine luglio 2026 si sommano tre fattori: stoccaggi sotterranei ancora bassi, il blocco dello Stretto di Hormuz — una delle principali rotte mondiali per il gas naturale liquefatto — e una concorrenza sempre più intensa con i compratori asiatici per i carichi disponibili.
Il risultato non è ancora una carenza immediata per famiglie e imprese, ma un mercato esposto a prezzi elevati e a nuove tensioni sull’approvvigionamento durante l’inverno 2026/27.
Scorte di gas: il riempimento procede troppo lentamente
A metà luglio gli stoccaggi dell’Unione europea erano pieni per circa il 53%, circa 15 punti percentuali sotto la media degli ultimi cinque anni e al livello più basso per questo periodo da almeno cinque anni . A inizio luglio il ritmo delle iniezioni è rallentato sensibilmente, anche a causa del caldo e della minore produzione eolica .
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Una nuova ondata di GNL, soprattutto dagli Stati Uniti, potrebbe quasi dimezzare i prezzi europei entro il 2030; nel frattempo, pompe di calore, reti di teleriscaldamento e rinnovabili possono ridurre strutturalmente...
Secondo le proiezioni disponibili, l’Europa potrebbe entrare nella stagione di riscaldamento con gli stoccaggi pieni appena al 76%: sarebbe il livello di partenza più basso da almeno 15 anni .
La Commissione europea, attraverso il Gas Coordination Group, ha riconosciuto che le riserve restano inferiori alle medie precedenti alla crisi, ma ha affermato che al momento non esiste una preoccupazione immediata per la sicurezza delle forniture. Secondo il gruppo, raggiungere un riempimento dell’80% sarebbe sufficiente per affrontare il prossimo inverno .
La distanza tra il livello considerato adeguato e quello oggi previsto, tuttavia, lascia il mercato europeo particolarmente sensibile a ondate di freddo, interruzioni delle forniture o ulteriori rialzi della domanda globale.
Wood Mackenzie: non solo uno shock temporaneo, ma un deficit strutturale
In un’analisi pubblicata il 27 luglio, Wood Mackenzie ha avvertito che gli stoccaggi europei rischiano di terminare la stagione di riempimento sotto il 70%. La società di consulenza individua tre pressioni che si rafforzano a vicenda:
le scorte storicamente basse e la crisi di Hormuz hanno spinto i prezzi spot oltre il 50% sopra i minimi di giugno;
la ripresa della domanda asiatica di GNL sta attirando i carichi flessibili che normalmente potrebbero arrivare in Europa ;
le riserve ridotte potrebbero mantenere i prezzi elevati per tutta la stagione invernale 2026/27 .
Per Wood Mackenzie, la situazione va letta come un deficit strutturale, non come una semplice perturbazione temporanea. Anche prima della crisi di Hormuz, il mercato europeo risultava fondamentalmente sotto rifornito dopo la perdita di una parte del gas russo trasportato via gasdotto .
Cosa cambia con il blocco dello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso dal 28 febbraio 2026, dopo lo scoppio della guerra con l’Iran . Attraverso questo passaggio transitava normalmente circa il 20% dell’offerta mondiale di GNL, un flusso che è stato quasi completamente interrotto .
La crisi ha inoltre colpito il Qatar: gli attacchi iraniani avrebbero messo fuori uso circa il 17% della capacità di esportazione di GNL del Paese presso l’impianto di Ras Laffan .
L’impatto sui prezzi è stato immediato:
l’indice del gas naturale della Banca mondiale è aumentato del 24% su base mensile nel marzo 2026;
i futures TTF, il principale riferimento europeo per il gas, hanno raggiunto 14,80 dollari per MMBtu alla fine di aprile ;
Shell prevede che gli scambi mondiali di GNL restino stabili nel 2026, dopo che circa un quinto dell’offerta mensile è rimasto fuori mercato dall’inizio della crisi .
I prezzi sono saliti rapidamente, ma sono rimasti al di sotto dei picchi della crisi del 2022 . Il mercato ha inoltre beneficiato dell’aumento della produzione in Stati Uniti e in altri Paesi non mediorientali: a giugno l’offerta mondiale di GNL è cresciuta del 2% su base annua, nonostante le difficoltà legate a Hormuz .
Questi elementi hanno attenuato lo shock, ma non lo hanno eliminato. La durata del blocco resta decisiva: più a lungo rimarranno interrotte le rotte mediorientali, maggiore sarà la pressione sui carichi alternativi e sugli stoccaggi europei.
Europa e Asia si contendono i carichi disponibili
La crisi ha trasformato il mercato del GNL in una gara d’offerte tra Europa e Asia. La domanda asiatica è tornata a crescere e il premio dei prezzi asiatici rispetto a quelli europei si è ampliato, spingendo i carichi spot disponibili verso gli importatori dell’Estremo Oriente .
Il problema è particolarmente acuto per l’Asia meridionale, fortemente dipendente dal GNL del Qatar. Per questi compratori sostituire i volumi mancanti è diventato estremamente difficile; sul mercato spot regionale i prezzi hanno superato i 20 dollari per MMBtu.
Per l’Europa, ciò significa che non basta avere accesso ai terminali di rigassificazione: occorre anche riuscire a pagare i carichi in un mercato globale sempre più conteso. Con scorte ridotte e domanda asiatica in ripresa, Wood Mackenzie prevede condizioni molto tese per tutto l’inverno .
Quando potrebbe tornare l’equilibrio
Il sollievo più significativo potrebbe arrivare nella seconda metà del decennio. Wood Mackenzie prevede una nuova ondata di capacità di liquefazione, soprattutto negli Stati Uniti, che dovrebbe aumentare l’offerta mondiale di GNL più rapidamente della domanda.
Nello scenario di base, i prezzi europei del gas scambiato all’ingrosso potrebbero quasi dimezzarsi entro il 2030, raggiungendo una media di circa 24 euro per MWh, equivalenti a circa 8 dollari per MMBtu, nel periodo 2030-2035 . Shell prevede inoltre che la crescita degli scambi mondiali di GNL riprenda nel 2027, una volta risolta la crisi di Hormuz .
La tempistica, però, dipende dalla riapertura dello Stretto. Se la crisi dovesse protrarsi fino alla fine del 2026, Wood Mackenzie ipotizza una recessione globale moderata nella seconda metà dell’anno.
Pompe di calore e rinnovabili: la soluzione strutturale
Nel lungo periodo, la risposta alla vulnerabilità europea non consiste soltanto nel trovare nuovi fornitori di gas. La strategia più solida passa dalla riduzione della domanda, soprattutto nel riscaldamento degli edifici, attraverso elettrificazione, efficienza energetica e fonti rinnovabili.
Le stime disponibili indicano che:
secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le pompe di calore potrebbero ridurre di almeno 21 miliardi di metri cubi la domanda europea di gas per il riscaldamento degli edifici nel 2030 ;
sostituire 30 milioni di caldaie alimentate da gas o combustibili fossili — circa il 35% del totale — ridurrebbe del 36% i consumi di gas e petrolio nelle abitazioni interessate ;
l’installazione di 60 milioni di pompe di calore entro il 2030 potrebbe tagliare del 40% rispetto al 2022 la domanda di gas degli edifici dell’UE e ridurre di 60 miliardi di euro la spesa per le importazioni ;
le tecnologie di calore pulito già installate, tra cui pompe di calore, teleriscaldamento e solare termico, sostituiscono oggi circa 42,5 miliardi di metri cubi di importazioni di gas all’anno; entro il 2030 il potenziale potrebbe salire a 74,6 miliardi di metri cubi.
Il limite è la velocità di diffusione. L’European Heat Pump Association avverte che l’obiettivo di 60 milioni di apparecchi è a rischio: ai ritmi attuali si arriverebbe a circa 45 milioni entro il 2030, mentre le installazioni annuali dovrebbero quasi triplicare per restare in linea con il traguardo .
Il punto chiave per l’inverno 2026/27
L’Europa non è ancora davanti a un’interruzione certa delle forniture, ma entra nella stagione fredda con il suo principale cuscinetto di sicurezza — gli stoccaggi — molto più sottile del normale. Il blocco di Hormuz ha ridotto l’offerta flessibile, la domanda asiatica sta aumentando e Wood Mackenzie segnala un deficit che precede l’attuale crisi geopolitica.
Nel breve periodo, il rischio principale è una nuova impennata dei prezzi in caso di freddo intenso o di prolungamento del blocco. Nel medio periodo, il mercato potrebbe allentarsi con l’arrivo del nuovo GNL statunitense. Nel lungo periodo, però, la vera protezione dipenderà dalla capacità europea di consumare meno gas, accelerando l’installazione di pompe di calore, il teleriscaldamento, l’efficienza degli edifici e la produzione rinnovabile.
energy.ec.europa.eu
No immediate concerns about security of EU gas supply - Energy