Nella settimana terminata il 26 luglio 2026, l’indice Niño3.4 — la principale misura della temperatura superficiale in una zona chiave del Pacifico — ha raggiunto +1,94 °C rispetto alla media. La soglia utilizzata per identificare El Niño è +0,8 °C e l’indice è aumentato di circa 0,5 °C in appena due settimane . Anche il Southern Oscillation Index, o SOI, è sceso a -29,1, un valore coerente con un forte accoppiamento tra oceano e atmosfera.
All’inizio di agosto è stata inoltre superata la soglia per un El Niño definito “molto forte”, un livello che non veniva raggiunto da oltre dieci anni .
Le previsioni indicano che El Niño continuerà a intensificarsi durante la primavera dell’emisfero australe, raggiungendo probabilmente il massimo tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 . L’Organizzazione meteorologica mondiale — l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina il monitoraggio del clima — prevede che il fenomeno domini i principali schemi climatici globali almeno nel periodo agosto-ottobre 2026 .
Il Bureau of Meteorology ha stimato che il proprio modello ACCESS-S potrebbe portare l’indice Niño3.4 fino a +2,9 °C in ottobre, anche se si tratta di uno degli scenari più aggressivi . Un’analisi che riunisce 667 simulazioni appartenenti a 14 modelli stagionali colloca invece il picco mediano intorno a +3,6 °C, quasi 1 °C oltre il precedente record degli ultimi 149 anni .
Per questo motivo, i modelli dinamici analizzati da alcuni ricercatori assegnano una probabilità del 90% che l’evento 2026-2027 stabilisca un nuovo record assoluto . Il Joint Research Centre della Commissione europea, sulla base dei dati del Copernicus Climate Change Service, lo considera praticamente certo come evento forte e con una probabilità molto elevata di raggiungere livelli “molto forti” o persino senza precedenti .
El Niño tende a far aumentare la temperatura media globale, perché trasferisce nell’atmosfera parte del calore accumulato nell’oceano. Questa spinta naturale si aggiunge al riscaldamento già provocato dalle emissioni umane.
La combinazione potrebbe rendere il 2027 l’anno più caldo mai registrato . Il 2026 ha già una probabilità stimata del 35% di superare il record precedente, ma le proiezioni indicano il 2027 come l’anno con maggiori possibilità di stabilire il nuovo primato .
Le stime non significano che ogni località del pianeta sarà più calda nello stesso modo o durante lo stesso periodo. El Niño ridistribuisce il calore e modifica i flussi atmosferici: alcune regioni possono sperimentare caldo eccezionale, altre precipitazioni molto intense o temperature temporaneamente inferiori alla media.
L’impatto di El Niño varia da continente a continente. Le proiezioni per il periodo luglio-dicembre 2026 indicano diversi schemi tipici del fenomeno :
Questi sono schemi climatici su scala stagionale, non previsioni precise per il tempo di una singola città. La loro intensità e distribuzione potranno cambiare con l’aggiornamento dei modelli.
Le conseguenze non riguardano soltanto il meteo. Il Joint Research Centre avverte che un El Niño molto forte potrebbe provocare interruzioni rilevanti nella produzione agricola e nelle infrastrutture energetiche in diverse parti del mondo .
La siccità può ridurre i raccolti e aumentare la domanda di acqua per l’irrigazione. Le piogge estreme, al contrario, possono danneggiare coltivazioni, strade, reti elettriche e abitazioni. Le variazioni nella disponibilità idrica possono inoltre accentuare la pressione sui prezzi degli alimenti e sui sistemi di approvvigionamento, soprattutto nelle aree già esposte a insicurezza alimentare.
L’Organizzazione meteorologica mondiale ha invitato i governi a prepararsi in anticipo, sottolineando che El Niño porterà cambiamenti significativi nei regimi delle precipitazioni e temperature sopra la media su quasi tutte le aree continentali . Le agenzie umanitarie hanno già individuato numerose regioni da monitorare, dall’Africa meridionale all’Asia-Pacifico e ai Caraibi .
La parte più solida delle previsioni riguarda il confronto con le osservazioni strumentali: l’evento potrebbe essere il più intenso dal 1950 e il più grande in almeno 150 anni di registrazioni .
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che, sulla base delle ricostruzioni paleoclimatiche, possa essere il fenomeno più estremo degli ultimi 500-1.000 anni. Tuttavia, queste ricostruzioni utilizzano indicatori indiretti — come sedimenti, coralli e altri “proxy” climatici — e hanno margini di incertezza molto più ampi rispetto alle misurazioni moderne.
La formulazione più prudente, quindi, è che El Niño 2026-2027 sia avviato verso un record nelle serie strumentali, con una possibilità concreta di superare nettamente gli eventi precedenti. Il record assoluto non è ancora un fatto osservato: resta una previsione basata sull’evoluzione dell’oceano e sui modelli climatici.
Il quadro condiviso da Bureau of Meteorology, Organizzazione meteorologica mondiale, Joint Research Centre e diversi ricercatori è quello di un evento in ulteriore rafforzamento, con effetti destinati a propagarsi fino all’inizio del 2027 .
La priorità sarà trasformare le previsioni in azioni preventive: allerta precoce per siccità e alluvioni, protezione delle riserve idriche, sostegno agli agricoltori, preparazione delle reti energetiche e interventi umanitari anticipati. La traiettoria precisa resta soggetta ad aggiornamenti, ma il messaggio dei principali centri di monitoraggio è già chiaro: questo El Niño merita una preparazione eccezionale.