Quando trova un indirizzo, lo sostituisce con uno gestito dagli attaccanti. L’utente può quindi completare normalmente la procedura di invio, ma i fondi vengono indirizzati al wallet sbagliato. Il rischio è particolarmente elevato perché l’operazione avviene tra il copia-incolla e la conferma della transazione, due passaggi che spesso vengono eseguiti in automatico.
Il malware non si limita agli indirizzi: cerca anche seed phrase e chiavi private, elementi che possono consentire il recupero o il controllo diretto di un wallet .
Per comunicare con gli operatori, CryptoBandits avvia una versione rinominata del programma Tor, indicata come ugate.exe, in una finestra nascosta . Dopo aver atteso circa 60 secondi per completare l’avvio della rete Tor, genera un identificativo univoco della vittima e registra il dispositivo presso un server di comando e controllo ospitato su un servizio nascosto
.
Le comunicazioni passano attraverso un proxy SOCKS5 locale, raggiungibile su localhost:9050 . Questo approccio evita di affidarsi a una normale infrastruttura basata su indirizzi IP facilmente riconoscibili e offre agli analisti un importante indicatore da cercare nei sistemi compromessi.
L’infezione iniziale può arrivare da supporti rimovibili contenenti file di collegamento Windows con estensione .lnk . Il collegamento avvia una componente worm che verifica se il computer è già infetto e, in caso contrario, scarica il payload dal server di comando e controllo attraverso Tor
.
Il meccanismo è rilevante anche per gli ambienti air-gapped, cioè computer o reti mantenuti fisicamente separati da Internet e dalle altre reti. Se una chiavetta infetta viene spostata tra macchine, può diventare il ponte per trasferire il malware anche dove non esiste una connessione diretta alla rete.
Secondo Microsoft, CryptoBandits può inoltre inviare screenshot attraverso Tor . Il server remoto può anche restituire una risposta
EVAL, che consente al malware di eseguire codice fornito dall’attaccante durante l’attività dell’infezione .
Queste funzioni ampliano il rischio oltre il semplice dirottamento delle transazioni: un dispositivo compromesso può esporre informazioni visualizzate sullo schermo e ricevere ulteriori istruzioni operative.
Le raccomandazioni di Microsoft Defender Experts si concentrano soprattutto sui comportamenti anomali, non soltanto sui singoli file :
.lnk dalle unità rimovibili;wscript.exe e cscript.exe;curl, PowerShell e cmd.exe;Per gli utenti che gestiscono criptovalute, una precauzione essenziale resta il controllo dell’indirizzo completo dopo averlo incollato e prima di autorizzare l’invio. Un indirizzo apparentemente corretto nelle prime o ultime lettere può nascondere una sostituzione effettuata dal malware.
CryptoBandits si inserisce in una più ampia serie di campagne che prendono di mira la clipboard e le transazioni in criptovaluta . Tra gli esempi segnalati nello stesso periodo figurano:
Pro.exe e peeek.exe Il quadro mostra un’evoluzione su più fronti: payload Windows eseguiti tramite script, infrastrutture Tor, propagazione via USB, distribuzione attraverso piattaforme social e campagne rivolte ai desktop Linux . Per chi usa wallet digitali, il gesto più semplice — copiare e incollare un indirizzo — è diventato uno dei passaggi da verificare con maggiore attenzione.