Per attivare la funzione, l’utente deve concedere all’app il permesso di accessibilità di macOS e scegliere quali applicazioni e siti includere. Computer History utilizza quindi gli eventi che il sistema operativo espone tramite le funzioni di accessibilità, tra cui:
Questi eventi vengono organizzati in una linea temporale e sintetizzati in memorie testuali. In concreto, ChatGPT o Codex possono sfruttare il contesto per rispondere a domande come “su cosa stavo lavorando?”, “dove mi sono fermato?” o “quali passaggi avevo seguito per completare quella procedura?”.
La funzione è disattivata per impostazione predefinita e riguarda soltanto le app e i siti autorizzati. L’attività svolta nelle finestre private o in incognito del browser è esclusa.
Secondo la documentazione e i materiali disponibili, Computer History non acquisisce:
Il meccanismo è quindi diverso da un sistema che salva periodicamente immagini dello schermo. Tuttavia, l’assenza di screenshot non elimina il rischio per la riservatezza: se si digita una password, un testo riservato o informazioni finanziarie in un’app o in un sito incluso, gli eventi registrati possono comunque contenere dati o contesto significativo.
Computer History sostituisce l’anteprima di ricerca Chronicle, che costruiva il contesto a partire da acquisizioni periodiche dello schermo. Il nuovo sistema usa invece un flusso di eventi di accessibilità: non deve catturare i pixel del display né registrare audio per ricostruire una cronologia dell’attività.
È una modalità di raccolta più circoscritta, ma non irrilevante. Una sequenza di tasti, clic e cambi di applicazione può rivelare molto sul lavoro svolto, soprattutto quando viene riassunta in una memoria persistente.
Microsoft Recall è principalmente un sistema basato su screenshot o snapshot per i PC Copilot+. L’obiettivo è simile — offrire all’assistente un contesto ricercabile su ciò che l’utente ha fatto in precedenza — ma l’approccio è differente: Computer History usa eventi di interazione e memorie testuali, invece di un archivio visuale dello schermo. Inoltre, le informazioni sugli eventi vengono inviate ai server di OpenAI per l’elaborazione, anziché restare interamente sul dispositivo.
La distinzione è importante. Computer History evita di conservare come immagini password visibili, documenti, chat o fotografie, ma il flusso degli eventi può comunque esporre ciò che viene digitato e il contesto operativo dell’utente.
Il ciclo di gestione dei dati ha due fasi diverse:
I file persistenti possono quindi essere letti e modificati come normali documenti di testo: non sono rinchiusi in un database cifrato gestito esclusivamente dall’app. Un report indica, per alcune installazioni di Codex, una cartella sotto $CODEX_HOME/memories/extensions/skysight/; le informazioni disponibili non permettono però di considerare quel percorso una posizione ufficiale e universale per ogni installazione.
La cancellazione di Computer History o della relativa cronologia dovrebbe rimuovere le memorie locali associate e interrompere la raccolta futura. Non è però disponibile un calendario preciso e specifico per la cancellazione lato server: eliminare la cronologia locale non equivale necessariamente a dimostrare che ogni copia usata durante l’elaborazione scompaia all’istante. Possono inoltre applicarsi i normali obblighi legali, di sicurezza o di prevenzione delle frodi.
La documentazione di OpenAI avverte che i file di Computer History possono contenere informazioni sensibili e non sono cifrati dalla funzione. Altri programmi eseguiti con lo stesso account utente di macOS potrebbero quindi riuscire ad accedervi.
Questo crea un profilo di rischio diverso da quello della semplice cronologia del browser. Un file di memoria può riunire nomi di progetti, passaggi operativi, utilizzo delle app, testo digitato e informazioni legate agli account in un corpus di testo facilmente leggibile. Un malware, un infostealer, uno strumento di accesso remoto o un altro processo eseguito con l’account già autenticato potrebbe potenzialmente leggerlo e sottrarne il contenuto.
La cifratura completa del disco può proteggere un Mac spento o bloccato, ma normalmente non impedisce a un programma già in esecuzione all’interno di un account sbloccato di leggere i file accessibili a quell’account. Per questo la conservazione locale resta un aspetto rilevante, anche se i file grezzi degli eventi sono temporanei.
Computer History può introdurre anche un possibile vettore di prompt injection. Istruzioni malevole mostrate su un sito o inserite in un’app inclusa potrebbero essere riassunte in una memoria. Se in seguito ChatGPT o Codex trattassero quella memoria come contesto affidabile, il testo potrebbe tentare di influenzare una risposta o un’azione futura.
Si tratta di un’inferenza di sicurezza, non della prova che ogni attacco di questo tipo abbia successo. È comunque prudente considerare non attendibile il contenuto proveniente da siti, documenti, messaggi e altre fonti esterne registrate.
Computer History è in distribuzione su macOS per gli utenti ChatGPT Pro, Business ed Enterprise. Al lancio non era disponibile nello Spazio economico europeo, in Svizzera e nel Regno Unito; per queste aree è stata indicata una disponibilità successiva.
L’accesso cambia in base al piano:
I materiali disponibili sul lancio non stabiliscono una regola separata e specifica per Computer History sull’utilizzo dei dati per l’addestramento, valida per ogni piano. Gli utenti Business ed Enterprise dovrebbero quindi fare riferimento ai controlli dati del proprio workspace; gli utenti Pro dovrebbero verificare le impostazioni relative al miglioramento dei modelli, senza presumere che Computer History sia automaticamente esclusa in ogni caso.
Gli utenti possono:
Negli ambienti Business ed Enterprise, gli amministratori stabiliscono innanzitutto se i membri possono accedere alla funzione. Questo modello a due livelli — autorizzazione dell’organizzazione più consenso individuale — impedisce che un’azienda attivi Computer History di nascosto per tutti gli utenti.
Per un’implementazione lavorativa sarebbe prudente escludere gestori di password, sistemi finanziari, sanitari e legali, console di amministrazione con privilegi elevati, repository riservati di codice o strumenti di risposta agli incidenti. Andrebbero valutate con attenzione anche le app di comunicazione che contengono informazioni private di altre persone. Queste sono indicazioni operative, non una garanzia che ogni dato sensibile venga filtrato automaticamente.
La possibilità più interessante nel lungo periodo è una sorta di memoria procedurale. Una cronologia che mostra una sequenza di azioni riuscita potrebbe aiutare Codex a ricostruire un flusso di lavoro come checklist, script o competenza riutilizzabile.
In futuro, il contesto potrebbe servire anche per richieste come “ripeti la procedura che ho usato venerdì per preparare il report”. Ma si tratta di un possibile flusso costruito sulla memoria registrata, non della prova che Computer History generi o esegua oggi automaticamente attività programmate.
Qualsiasi automazione ricavata da questo tipo di cronologia dovrebbe richiedere approvazione esplicita, permessi limitati, passaggi verificabili e protezioni contro istruzioni iniettate da siti, documenti o messaggi.
Computer History si può descrivere meglio come memoria AI basata sugli eventi, non sorveglianza tramite screenshot. Rispetto a Chronicle e ai sistemi basati su snapshot come Recall, riduce la quantità di dati visuali e audio acquisiti, offrendo comunque a ChatGPT e Codex una traccia dettagliata dell’attività svolta nelle app e nei siti selezionati.
Il compromesso può essere utile a chi riprende spesso procedure complesse o lavora su più applicazioni. Ma i file Markdown locali non cifrati rappresentano un punto critico. Chi decide di attivare la funzione dovrebbe limitare l’elenco di app e siti autorizzati, escludere i sistemi ad alto rischio, sospendere la raccolta quando tratta informazioni riservate e controllare o cancellare regolarmente le memorie generate.
Per attivare la funzione, l’utente deve concedere all’app il permesso di accessibilità di macOS e scegliere quali applicazioni e siti includere. Computer History utilizza quindi gli eventi che il sistema operativo espone tramite le funzioni di accessibilità, tra cui:
Questi eventi vengono organizzati in una linea temporale e sintetizzati in memorie testuali. In concreto, ChatGPT o Codex possono sfruttare il contesto per rispondere a domande come “su cosa stavo lavorando?”, “dove mi sono fermato?” o “quali passaggi avevo seguito per completare quella procedura?”.
La funzione è disattivata per impostazione predefinita e riguarda soltanto le app e i siti autorizzati. L’attività svolta nelle finestre private o in incognito del browser è esclusa.
Secondo la documentazione e i materiali disponibili, Computer History non acquisisce:
Il meccanismo è quindi diverso da un sistema che salva periodicamente immagini dello schermo. Tuttavia, l’assenza di screenshot non elimina il rischio per la riservatezza: se si digita una password, un testo riservato o informazioni finanziarie in un’app o in un sito incluso, gli eventi registrati possono comunque contenere dati o contesto significativo.
Computer History sostituisce l’anteprima di ricerca Chronicle, che costruiva il contesto a partire da acquisizioni periodiche dello schermo. Il nuovo sistema usa invece un flusso di eventi di accessibilità: non deve catturare i pixel del display né registrare audio per ricostruire una cronologia dell’attività.
È una modalità di raccolta più circoscritta, ma non irrilevante. Una sequenza di tasti, clic e cambi di applicazione può rivelare molto sul lavoro svolto, soprattutto quando viene riassunta in una memoria persistente.
Microsoft Recall è principalmente un sistema basato su screenshot o snapshot per i PC Copilot+. L’obiettivo è simile — offrire all’assistente un contesto ricercabile su ciò che l’utente ha fatto in precedenza — ma l’approccio è differente: Computer History usa eventi di interazione e memorie testuali, invece di un archivio visuale dello schermo. Inoltre, le informazioni sugli eventi vengono inviate ai server di OpenAI per l’elaborazione, anziché restare interamente sul dispositivo.
La distinzione è importante. Computer History evita di conservare come immagini password visibili, documenti, chat o fotografie, ma il flusso degli eventi può comunque esporre ciò che viene digitato e il contesto operativo dell’utente.
Il ciclo di gestione dei dati ha due fasi diverse:
I file persistenti possono quindi essere letti e modificati come normali documenti di testo: non sono rinchiusi in un database cifrato gestito esclusivamente dall’app. Un report indica, per alcune installazioni di Codex, una cartella sotto $CODEX_HOME/memories/extensions/skysight/; le informazioni disponibili non permettono però di considerare quel percorso una posizione ufficiale e universale per ogni installazione.
La cancellazione di Computer History o della relativa cronologia dovrebbe rimuovere le memorie locali associate e interrompere la raccolta futura. Non è però disponibile un calendario preciso e specifico per la cancellazione lato server: eliminare la cronologia locale non equivale necessariamente a dimostrare che ogni copia usata durante l’elaborazione scompaia all’istante. Possono inoltre applicarsi i normali obblighi legali, di sicurezza o di prevenzione delle frodi.
La documentazione di OpenAI avverte che i file di Computer History possono contenere informazioni sensibili e non sono cifrati dalla funzione. Altri programmi eseguiti con lo stesso account utente di macOS potrebbero quindi riuscire ad accedervi.
Questo crea un profilo di rischio diverso da quello della semplice cronologia del browser. Un file di memoria può riunire nomi di progetti, passaggi operativi, utilizzo delle app, testo digitato e informazioni legate agli account in un corpus di testo facilmente leggibile. Un malware, un infostealer, uno strumento di accesso remoto o un altro processo eseguito con l’account già autenticato potrebbe potenzialmente leggerlo e sottrarne il contenuto.
La cifratura completa del disco può proteggere un Mac spento o bloccato, ma normalmente non impedisce a un programma già in esecuzione all’interno di un account sbloccato di leggere i file accessibili a quell’account. Per questo la conservazione locale resta un aspetto rilevante, anche se i file grezzi degli eventi sono temporanei.
Computer History può introdurre anche un possibile vettore di prompt injection. Istruzioni malevole mostrate su un sito o inserite in un’app inclusa potrebbero essere riassunte in una memoria. Se in seguito ChatGPT o Codex trattassero quella memoria come contesto affidabile, il testo potrebbe tentare di influenzare una risposta o un’azione futura.
Si tratta di un’inferenza di sicurezza, non della prova che ogni attacco di questo tipo abbia successo. È comunque prudente considerare non attendibile il contenuto proveniente da siti, documenti, messaggi e altre fonti esterne registrate.
Computer History è in distribuzione su macOS per gli utenti ChatGPT Pro, Business ed Enterprise. Al lancio non era disponibile nello Spazio economico europeo, in Svizzera e nel Regno Unito; per queste aree è stata indicata una disponibilità successiva.
L’accesso cambia in base al piano:
I materiali disponibili sul lancio non stabiliscono una regola separata e specifica per Computer History sull’utilizzo dei dati per l’addestramento, valida per ogni piano. Gli utenti Business ed Enterprise dovrebbero quindi fare riferimento ai controlli dati del proprio workspace; gli utenti Pro dovrebbero verificare le impostazioni relative al miglioramento dei modelli, senza presumere che Computer History sia automaticamente esclusa in ogni caso.
Gli utenti possono:
Negli ambienti Business ed Enterprise, gli amministratori stabiliscono innanzitutto se i membri possono accedere alla funzione. Questo modello a due livelli — autorizzazione dell’organizzazione più consenso individuale — impedisce che un’azienda attivi Computer History di nascosto per tutti gli utenti.
Per un’implementazione lavorativa sarebbe prudente escludere gestori di password, sistemi finanziari, sanitari e legali, console di amministrazione con privilegi elevati, repository riservati di codice o strumenti di risposta agli incidenti. Andrebbero valutate con attenzione anche le app di comunicazione che contengono informazioni private di altre persone. Queste sono indicazioni operative, non una garanzia che ogni dato sensibile venga filtrato automaticamente.
La possibilità più interessante nel lungo periodo è una sorta di memoria procedurale. Una cronologia che mostra una sequenza di azioni riuscita potrebbe aiutare Codex a ricostruire un flusso di lavoro come checklist, script o competenza riutilizzabile.
In futuro, il contesto potrebbe servire anche per richieste come “ripeti la procedura che ho usato venerdì per preparare il report”. Ma si tratta di un possibile flusso costruito sulla memoria registrata, non della prova che Computer History generi o esegua oggi automaticamente attività programmate.
Qualsiasi automazione ricavata da questo tipo di cronologia dovrebbe richiedere approvazione esplicita, permessi limitati, passaggi verificabili e protezioni contro istruzioni iniettate da siti, documenti o messaggi.
Computer History si può descrivere meglio come memoria AI basata sugli eventi, non sorveglianza tramite screenshot. Rispetto a Chronicle e ai sistemi basati su snapshot come Recall, riduce la quantità di dati visuali e audio acquisiti, offrendo comunque a ChatGPT e Codex una traccia dettagliata dell’attività svolta nelle app e nei siti selezionati.
Il compromesso può essere utile a chi riprende spesso procedure complesse o lavora su più applicazioni. Ma i file Markdown locali non cifrati rappresentano un punto critico. Chi decide di attivare la funzione dovrebbe limitare l’elenco di app e siti autorizzati, escludere i sistemi ad alto rischio, sospendere la raccolta quando tratta informazioni riservate e controllare o cancellare regolarmente le memorie generate.