La previsione di Morgan Stanley poggia su numeri già molto elevati. Al 31 maggio 2026, le emissioni di debito collegate all’IA avevano raggiunto circa 236 miliardi di dollari, quasi quattro volte il livello dello stesso periodo del 2025 .
I principali protagonisti sono i cosiddetti hyperscaler, cioè i grandi operatori cloud che gestiscono infrastrutture digitali su scala globale: Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft. La loro spesa complessiva in investimenti legati all’IA dovrebbe arrivare a circa 700 miliardi di dollari nel solo 2026 .
Morgan Stanley prevede inoltre che il ritmo delle nuove emissioni aumenti nella seconda metà dell’anno . Nel 2025 gli hyperscaler avevano già emesso oltre 100 miliardi di dollari in debito investment grade per finanziare la costruzione di data center. Per il 2026, l’offerta netta di debito da parte di questo gruppo potrebbe crescere del 30-50%, raggiungendo tra 130 e 150 miliardi di dollari .
Se la spesa per l’infrastruttura IA continuerà a crescere con questo ritmo, il fabbisogno di finanziamento potrebbe aumentare ancora nel 2027, quando gli investimenti degli hyperscaler sono indicati verso la soglia dei mille miliardi di dollari .
Amazon è forse l’esempio più evidente della nuova strategia di finanziamento. In due operazioni ravvicinate, il gruppo ha dimostrato quanto sia disposto a cercare liquidità anche al di fuori del tradizionale mercato obbligazionario statunitense.
Tra l’8 e il 9 giugno 2026, Amazon ha completato un’emissione di obbligazioni investment grade per 14 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 10 miliardi di dollari statunitensi. Si tratta della più grande emissione corporate mai realizzata in dollari canadesi .
L’operazione ha superato il precedente record di 8,5 miliardi di dollari canadesi stabilito da Alphabet appena un mese prima . Il collocamento era diviso in cinque tranche, con scadenze comprese tra tre e 30 anni, e ha raccolto ordini per oltre 28 miliardi di dollari canadesi .
Subito dopo la vendita dei bond, Amazon ha annunciato anche una linea di credito bancaria da 17,5 miliardi di dollari. Il prestito, organizzato da un consorzio che comprende Citigroup, JPMorgan Chase, Wells Fargo, HSBC e BofA Securities, è una delayed-draw term loan facility: Amazon può quindi prelevare i fondi quando ne ha bisogno, invece di ricevere subito l’intero importo .
La finestra per effettuare i prelievi resterà aperta fino al 30 settembre 2026; ogni somma utilizzata avrà poi una durata di tre anni .
Amazon ha indicato un piano di 200 miliardi di dollari di investimenti in capitale per l’IA nel 2026. Gli analisti prevedono che una spesa di questa portata possa spingere il suo flusso di cassa libero in territorio profondamente negativo . Secondo alcune ricostruzioni, dall’inizio del 2025 la società avrebbe raccolto più di 70 miliardi di dollari sui mercati internazionali e in diverse valute .
Se Amazon rappresenta la capacità dei grandi gruppi tecnologici di attirare finanziamenti, Oracle mostra invece il prezzo che il mercato può chiedere quando la fiducia comincia a vacillare.
Oracle conserva ufficialmente una valutazione investment grade, ma le sue obbligazioni vengono scambiate con spread tipici dei titoli high yield, la categoria spesso associata a un rischio di credito maggiore .
Gli spread sui bond Oracle sono passati da circa 50 punti base nel settembre 2025 a oltre 130 punti base nel dicembre dello stesso anno, più che raddoppiando e raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2009 . Il rendimento delle obbligazioni con cedola del 5,2% e scadenza nel 2035 è salito al 5,9%, oltre la media dei titoli high yield di qualità più elevata .
Anche i credit default swap (CDS), contratti utilizzati per coprirsi dal rischio di insolvenza, hanno raggiunto il livello più alto dalla crisi finanziaria globale. Per alcuni osservatori, il debito Oracle è diventato un vero e proprio indicatore del rischio associato all’intero settore dell’IA .
La pressione è aumentata con la crescita dell’indebitamento, arrivato a 108,1 miliardi di dollari alla fine del secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2026, e con i dubbi sulla capacità degli investimenti in IA di generare rendimenti adeguati .
Quando Oracle ha comunicato spese in conto capitale trimestrali pari a 12 miliardi di dollari, contro gli 8,25 miliardi attesi, ha inoltre alzato la previsione annuale per il 2026 di 15 miliardi, portandola a 50 miliardi. Gli investitori che avevano acquistato tre mesi prima 18 miliardi di dollari di nuove obbligazioni hanno accumulato perdite potenziali stimate in circa 1,35 miliardi di dollari .
Per ora le agenzie di rating non hanno declassato Oracle a livello spazzatura. A gennaio 2026, lo strategist di UBS Matthew Mish riteneva improbabile un taglio nel breve periodo, pur lasciando aperta la possibilità di una riduzione di un gradino, fino al livello più basso dell’investment grade . A febbraio Fitch ha confermato il rating BBB con outlook stabile, mentre il co-amministratore delegato di Oracle ha ribadito l’impegno a mantenere lo status investment grade .
Il caso Oracle evidenzia una frattura sempre più visibile tra il giudizio formale delle agenzie e quello espresso quotidianamente dal mercato. Un’obbligazione può restare ufficialmente investment grade, ma essere valutata dagli investitori come se comportasse un rischio molto più elevato.
In questo contesto, alcuni grandi gestori stanno diventando più selettivi sul debito legato all’IA. In un’analisi di fine 2025, Fidelity Australia si era definita «complessivamente cauta» sui rischi al ribasso legati all’euforia per gli investimenti in IA, pur dichiarandosi pronta a partecipare alle emissioni con prezzi adeguati e fondamentali solidi .
Indicazioni successive hanno segnalato una cautela ancora più marcata: Fidelity avrebbe evitato obbligazioni di grandi società fortemente impegnate nella spesa per l’IA, tra cui Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft e Oracle, citando l’abbondanza di nuova offerta e il premio di rendimento ritenuto troppo limitato .
Salman Ahmed, responsabile globale per la macroeconomia e l’asset allocation strategica di Fidelity International, aveva inoltre assunto una posizione corta sul debito corporate investment grade, sostenendo che i prezzi fossero troppo elevati e che un rallentamento economico potesse provocare un forte allargamento degli spread . In una pubblicazione del secondo trimestre 2026, Fidelity ha osservato che gli spread del credito lasciano «un margine di errore limitato» .
Un documento di Fidelity Canada ha messo in evidenza anche un rischio più strutturale: se l’IA rendesse obsolete alcune soluzioni software tradizionali, le aziende proprietarie di quei prodotti potrebbero diventare più vulnerabili. Il problema interesserebbe in particolare il mercato del private credit e quello dei prestiti sindacati, entrambi esposti al settore tecnologico .
La raccolta di debito non si è fermata. La scala degli investimenti necessari è semplicemente troppo grande perché anche le società tecnologiche più ricche possano finanziare tutto con la sola gestione ordinaria.
Ma l’aumento delle emissioni sposta il rischio sui creditori. La domanda decisiva non è più soltanto quanto costerà costruire l’infrastruttura dell’IA, bensì chi riuscirà davvero a trasformare quella capacità in ricavi e profitti.
È il rischio di discontinuità descritto da Mohamed El-Erian: i beneficiari finali dell’IA potrebbero non coincidere con le società che oggi stanno prendendo in prestito centinaia di miliardi per costruirla. Quando titoli ufficialmente investment grade vengono scambiati con spread da high yield, il mercato sta segnalando che il costo del capitale non riflette più soltanto i fondamentali attuali, ma anche l’incertezza sul futuro .
La previsione di Morgan Stanley poggia su numeri già molto elevati. Al 31 maggio 2026, le emissioni di debito collegate all’IA avevano raggiunto circa 236 miliardi di dollari, quasi quattro volte il livello dello stesso periodo del 2025 .
I principali protagonisti sono i cosiddetti hyperscaler, cioè i grandi operatori cloud che gestiscono infrastrutture digitali su scala globale: Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft. La loro spesa complessiva in investimenti legati all’IA dovrebbe arrivare a circa 700 miliardi di dollari nel solo 2026 .
Morgan Stanley prevede inoltre che il ritmo delle nuove emissioni aumenti nella seconda metà dell’anno . Nel 2025 gli hyperscaler avevano già emesso oltre 100 miliardi di dollari in debito investment grade per finanziare la costruzione di data center. Per il 2026, l’offerta netta di debito da parte di questo gruppo potrebbe crescere del 30-50%, raggiungendo tra 130 e 150 miliardi di dollari .
Se la spesa per l’infrastruttura IA continuerà a crescere con questo ritmo, il fabbisogno di finanziamento potrebbe aumentare ancora nel 2027, quando gli investimenti degli hyperscaler sono indicati verso la soglia dei mille miliardi di dollari .
Amazon è forse l’esempio più evidente della nuova strategia di finanziamento. In due operazioni ravvicinate, il gruppo ha dimostrato quanto sia disposto a cercare liquidità anche al di fuori del tradizionale mercato obbligazionario statunitense.
Tra l’8 e il 9 giugno 2026, Amazon ha completato un’emissione di obbligazioni investment grade per 14 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 10 miliardi di dollari statunitensi. Si tratta della più grande emissione corporate mai realizzata in dollari canadesi .
L’operazione ha superato il precedente record di 8,5 miliardi di dollari canadesi stabilito da Alphabet appena un mese prima . Il collocamento era diviso in cinque tranche, con scadenze comprese tra tre e 30 anni, e ha raccolto ordini per oltre 28 miliardi di dollari canadesi .
Subito dopo la vendita dei bond, Amazon ha annunciato anche una linea di credito bancaria da 17,5 miliardi di dollari. Il prestito, organizzato da un consorzio che comprende Citigroup, JPMorgan Chase, Wells Fargo, HSBC e BofA Securities, è una delayed-draw term loan facility: Amazon può quindi prelevare i fondi quando ne ha bisogno, invece di ricevere subito l’intero importo .
La finestra per effettuare i prelievi resterà aperta fino al 30 settembre 2026; ogni somma utilizzata avrà poi una durata di tre anni .
Amazon ha indicato un piano di 200 miliardi di dollari di investimenti in capitale per l’IA nel 2026. Gli analisti prevedono che una spesa di questa portata possa spingere il suo flusso di cassa libero in territorio profondamente negativo . Secondo alcune ricostruzioni, dall’inizio del 2025 la società avrebbe raccolto più di 70 miliardi di dollari sui mercati internazionali e in diverse valute .
Se Amazon rappresenta la capacità dei grandi gruppi tecnologici di attirare finanziamenti, Oracle mostra invece il prezzo che il mercato può chiedere quando la fiducia comincia a vacillare.
Oracle conserva ufficialmente una valutazione investment grade, ma le sue obbligazioni vengono scambiate con spread tipici dei titoli high yield, la categoria spesso associata a un rischio di credito maggiore .
Gli spread sui bond Oracle sono passati da circa 50 punti base nel settembre 2025 a oltre 130 punti base nel dicembre dello stesso anno, più che raddoppiando e raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2009 . Il rendimento delle obbligazioni con cedola del 5,2% e scadenza nel 2035 è salito al 5,9%, oltre la media dei titoli high yield di qualità più elevata .
Anche i credit default swap (CDS), contratti utilizzati per coprirsi dal rischio di insolvenza, hanno raggiunto il livello più alto dalla crisi finanziaria globale. Per alcuni osservatori, il debito Oracle è diventato un vero e proprio indicatore del rischio associato all’intero settore dell’IA .
La pressione è aumentata con la crescita dell’indebitamento, arrivato a 108,1 miliardi di dollari alla fine del secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2026, e con i dubbi sulla capacità degli investimenti in IA di generare rendimenti adeguati .
Quando Oracle ha comunicato spese in conto capitale trimestrali pari a 12 miliardi di dollari, contro gli 8,25 miliardi attesi, ha inoltre alzato la previsione annuale per il 2026 di 15 miliardi, portandola a 50 miliardi. Gli investitori che avevano acquistato tre mesi prima 18 miliardi di dollari di nuove obbligazioni hanno accumulato perdite potenziali stimate in circa 1,35 miliardi di dollari .
Per ora le agenzie di rating non hanno declassato Oracle a livello spazzatura. A gennaio 2026, lo strategist di UBS Matthew Mish riteneva improbabile un taglio nel breve periodo, pur lasciando aperta la possibilità di una riduzione di un gradino, fino al livello più basso dell’investment grade . A febbraio Fitch ha confermato il rating BBB con outlook stabile, mentre il co-amministratore delegato di Oracle ha ribadito l’impegno a mantenere lo status investment grade .
Il caso Oracle evidenzia una frattura sempre più visibile tra il giudizio formale delle agenzie e quello espresso quotidianamente dal mercato. Un’obbligazione può restare ufficialmente investment grade, ma essere valutata dagli investitori come se comportasse un rischio molto più elevato.
In questo contesto, alcuni grandi gestori stanno diventando più selettivi sul debito legato all’IA. In un’analisi di fine 2025, Fidelity Australia si era definita «complessivamente cauta» sui rischi al ribasso legati all’euforia per gli investimenti in IA, pur dichiarandosi pronta a partecipare alle emissioni con prezzi adeguati e fondamentali solidi .
Indicazioni successive hanno segnalato una cautela ancora più marcata: Fidelity avrebbe evitato obbligazioni di grandi società fortemente impegnate nella spesa per l’IA, tra cui Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft e Oracle, citando l’abbondanza di nuova offerta e il premio di rendimento ritenuto troppo limitato .
Salman Ahmed, responsabile globale per la macroeconomia e l’asset allocation strategica di Fidelity International, aveva inoltre assunto una posizione corta sul debito corporate investment grade, sostenendo che i prezzi fossero troppo elevati e che un rallentamento economico potesse provocare un forte allargamento degli spread . In una pubblicazione del secondo trimestre 2026, Fidelity ha osservato che gli spread del credito lasciano «un margine di errore limitato» .
Un documento di Fidelity Canada ha messo in evidenza anche un rischio più strutturale: se l’IA rendesse obsolete alcune soluzioni software tradizionali, le aziende proprietarie di quei prodotti potrebbero diventare più vulnerabili. Il problema interesserebbe in particolare il mercato del private credit e quello dei prestiti sindacati, entrambi esposti al settore tecnologico .
La raccolta di debito non si è fermata. La scala degli investimenti necessari è semplicemente troppo grande perché anche le società tecnologiche più ricche possano finanziare tutto con la sola gestione ordinaria.
Ma l’aumento delle emissioni sposta il rischio sui creditori. La domanda decisiva non è più soltanto quanto costerà costruire l’infrastruttura dell’IA, bensì chi riuscirà davvero a trasformare quella capacità in ricavi e profitti.
È il rischio di discontinuità descritto da Mohamed El-Erian: i beneficiari finali dell’IA potrebbero non coincidere con le società che oggi stanno prendendo in prestito centinaia di miliardi per costruirla. Quando titoli ufficialmente investment grade vengono scambiati con spread da high yield, il mercato sta segnalando che il costo del capitale non riflette più soltanto i fondamentali attuali, ma anche l’incertezza sul futuro .