PHP2Shell è il nome dato a due vulnerabilità critiche di PHP: CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619. Entrambe hanno una valutazione CVSS di 9,2 e possono consentire a un attaccante non autenticato di eseguire codice su un server PHP. Il progetto PHP ha pubblicato le versioni correttive il 21 ottobre 2026, dopo che la segnalazione di un tentativo di sfruttamento risalente a quattro giorni prima ha aumentato l’urgenza dell’intervento.
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Cosa fanno le vulnerabilità
Le falle riguardano la gestione della memoria durante l’elaborazione delle richieste. PHP descrive CVE-2026-109618 come una corruzione della memoria dovuta a un errore di esaurimento della memoria durante la chiusura di una richiesta. CVE-2026-109619 riguarda invece il riutilizzo, da parte di una richiesta successiva gestita dallo stesso processo worker, di dati interni ormai non più validi. Entrambe possono portare all’esecuzione di codice da remoto.
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Il rischio riguarda le installazioni PHP che gestiscono richieste web: tra le configurazioni interessate ci sono PHP-FPM e Apache con mod_php, oltre ad altri ambienti di pubblicazione web.
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5 Il team di sicurezza di PHP ha indicato che il rischio è particolarmente elevato per mod_php.
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Versioni PHP corrette
Il 21 ottobre 2026 PHP ha pubblicato queste versioni aggiornate:
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- PHP 8.5.12
- PHP 8.4.27
- PHP 8.3.36
- PHP 8.2.35
Gli amministratori dovrebbero installare la versione corretta per ciascun ramo PHP utilizzato. Poiché sono a rischio le installazioni che gestiscono traffico web, è opportuno verificare tutti gli ambienti esposti, senza limitarsi a controllare il framework o il CMS dell’applicazione.
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Secondo le ricostruzioni, una divulgazione anticipata ha fatto slittare in avanti le correzioni, inizialmente previste per il 22 ottobre. Le informazioni disponibili non chiariscono con precisione quali dettagli siano circolati, chi li abbia diffusi o attraverso quali canali.
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Cosa si sa dei tentativi di attacco
Amazon Threat Intelligence ha segnalato un tentativo di sfruttamento registrato il 17 ottobre dal suo honeypot MadPot, quattro giorni prima della divulgazione pubblica e del rilascio delle patch. Amazon ha riferito che il tentativo proveniva da un indirizzo IP associato a una rete commerciale di anonimizzazione; resta però ignoto come l’autore abbia ottenuto informazioni sulle vulnerabilità in anticipo.
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Dopo la divulgazione, Cloudflare ha segnalato un’impennata dei tentativi di sfruttamento, arrivati a milioni. Si tratta del conteggio di attività tentate, non del numero di siti web compromessi.
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19 Allo stesso modo, un tentativo registrato da un honeypot dimostra che la vulnerabilità è stata presa di mira, ma non prova che un server di produzione sia stato violato. Le informazioni disponibili non stabiliscono quanti sistemi di produzione siano stati compromessi, né se ve ne siano stati.
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Cosa fare
- Installare la versione PHP corretta per ogni ramo utilizzato.
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- Esaminare i log e le attività a partire dal 17 ottobre. Il rilevamento anticipato di Amazon rende insufficiente iniziare i controlli soltanto dal giorno della patch.
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- Distinguere i tentativi di attacco dalle compromissioni accertate. Il volume dei tentativi segnala che la falla viene sondata, ma non dimostra che su uno specifico server sia stata eseguita del codice.
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La risposta più chiara è aggiornare le installazioni PHP interessate e verificare le attività sospette almeno dal 17 ottobre. L’elevato numero di tentativi rende urgente intervenire, ma non significa che ogni server preso di mira sia stato compromesso.