Le autorità hanno identificato l’ordigno come una granata, ma non hanno ancora stabilito chi l’abbia lanciata, quale fosse il movente o se la scuola sia stata deliberatamente presa di mira.
L’esplosione è avvenuta intorno alle 16:30, ora locale, nel cortile della Sham-e-Hedayat, nel quartiere di Mahdia, area di Dasht-e-Barchi appartenente al distretto 13 di Kabul. Secondo fonti sanitarie citate dalla stampa locale, gli studenti erano appena stati congedati dalle lezioni quando una granata sarebbe stata lanciata da uno stretto vicolo situato di fronte alla scuola.
Si tratta però di una dinamica riferita da una fonte, non di una ricostruzione confermata. La Direzione afghana per il coordinamento delle attività contro le mine avrebbe esaminato la scena e confermato che l’esplosione è stata provocata da una granata, in linea con le prime informazioni attribuite alla polizia di Kabul.
Le cifre sono cambiate nelle ore successive all’esplosione:
La differenza può dipendere dall’aggiornamento dei conteggi iniziali, dai diversi criteri usati per definire le persone coinvolte o dalle informazioni raccolte separatamente negli ospedali e tra i testimoni. Il dato dell’ONU è la valutazione successiva più chiara sull’età e sul numero dei bambini, ma non risolve necessariamente la questione del totale complessivo dei feriti.
Nelle fonti esaminate, nessun gruppo aveva rivendicato l’attacco.
Il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha affermato che l’esplosione potrebbe essere stata opera dello Stato islamico o di gruppi a esso affiliati. Ha aggiunto che l’indagine era in corso e che le forze di sicurezza talebane stavano cercando di identificare e arrestare i responsabili. L’ipotesi, tuttavia, non equivale a un’attribuzione confermata.
Mohammad Mohaqeq, leader del Partito dell’Unità Islamica del Popolo dell’Afghanistan, ha condannato l’esplosione e chiesto un’inchiesta indipendente. Secondo i resoconti sulla sua reazione, Mohaqeq ha inoltre attribuito la responsabilità ai talebani in quanto autorità de facto che controllano la sicurezza del Paese: si tratta di un’accusa politica, non di un fatto accertato.
Dasht-e-Barchi è un quartiere prevalentemente hazara e sciita nella parte occidentale di Kabul. Nel corso degli anni è stato colpito ripetutamente da violenze contro minoranze religiose ed etniche. Human Rights Watch ha documentato diversi attacchi dell’organizzazione Stato islamico-Khorasan, nota come ISKP, contro hazara e altre minoranze religiose in scuole, moschee e luoghi di lavoro.
Tra gli episodi ricordati nel contesto locale figurano l’attentato del 2021 vicino alla scuola femminile Sayed ul-Shuhada e quello del 2022 alla scuola superiore Abdul Rahim Shahid. La storia di questi attacchi spiega perché l’ISKP sia considerato una possibile pista investigativa, ma non dimostra che il gruppo abbia organizzato l’esplosione alla Sham-e-Hedayat.
Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Afghanistan, ha condannato quello che ha definito un attacco “efferato” contro bambini e ha dichiarato che un’indagine completa e indipendente è indispensabile per assicurare i responsabili alla giustizia.
Anche la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, UNAMA, ha chiesto di fare luce sulle circostanze dell’esplosione. Gli appelli mettono in evidenza il principale vuoto nelle informazioni disponibili: è stata identificata una granata, ma non esiste ancora una ricostruzione verificata pubblicamente di chi l’abbia lanciata, se la scuola sia stata scelta come obiettivo e se dietro l’attacco vi sia un’organizzazione.
L’esplosione è avvenuta il 17 agosto, due giorni dopo il quinto anniversario del ritorno al potere dei talebani a Kabul, il 15 agosto 2021. In occasione dell’anniversario sono state riportate proteste in diverse città all’estero, accompagnate da critiche alle politiche dei talebani in materia di diritti umani.
La coincidenza temporale offre un contesto politico, ma non costituisce una prova che l’anniversario, le proteste o qualsiasi attore a esse associato abbia provocato o ordinato l’attacco alla scuola.
Le informazioni disponibili permettono di affermare che una granata è esplosa nella scuola e che almeno 42 bambini sono rimasti feriti. Non consentono invece di stabilire:
Per ora, la ricostruzione più prudente è quella di un’esplosione con una granata che ha provocato gravi ferite tra i bambini, ma senza un attentatore o un movente confermati.
Le autorità hanno identificato l’ordigno come una granata, ma non hanno ancora stabilito chi l’abbia lanciata, quale fosse il movente o se la scuola sia stata deliberatamente presa di mira.
L’esplosione è avvenuta intorno alle 16:30, ora locale, nel cortile della Sham-e-Hedayat, nel quartiere di Mahdia, area di Dasht-e-Barchi appartenente al distretto 13 di Kabul. Secondo fonti sanitarie citate dalla stampa locale, gli studenti erano appena stati congedati dalle lezioni quando una granata sarebbe stata lanciata da uno stretto vicolo situato di fronte alla scuola.
Si tratta però di una dinamica riferita da una fonte, non di una ricostruzione confermata. La Direzione afghana per il coordinamento delle attività contro le mine avrebbe esaminato la scena e confermato che l’esplosione è stata provocata da una granata, in linea con le prime informazioni attribuite alla polizia di Kabul.
Le cifre sono cambiate nelle ore successive all’esplosione:
La differenza può dipendere dall’aggiornamento dei conteggi iniziali, dai diversi criteri usati per definire le persone coinvolte o dalle informazioni raccolte separatamente negli ospedali e tra i testimoni. Il dato dell’ONU è la valutazione successiva più chiara sull’età e sul numero dei bambini, ma non risolve necessariamente la questione del totale complessivo dei feriti.
Nelle fonti esaminate, nessun gruppo aveva rivendicato l’attacco.
Il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha affermato che l’esplosione potrebbe essere stata opera dello Stato islamico o di gruppi a esso affiliati. Ha aggiunto che l’indagine era in corso e che le forze di sicurezza talebane stavano cercando di identificare e arrestare i responsabili. L’ipotesi, tuttavia, non equivale a un’attribuzione confermata.
Mohammad Mohaqeq, leader del Partito dell’Unità Islamica del Popolo dell’Afghanistan, ha condannato l’esplosione e chiesto un’inchiesta indipendente. Secondo i resoconti sulla sua reazione, Mohaqeq ha inoltre attribuito la responsabilità ai talebani in quanto autorità de facto che controllano la sicurezza del Paese: si tratta di un’accusa politica, non di un fatto accertato.
Dasht-e-Barchi è un quartiere prevalentemente hazara e sciita nella parte occidentale di Kabul. Nel corso degli anni è stato colpito ripetutamente da violenze contro minoranze religiose ed etniche. Human Rights Watch ha documentato diversi attacchi dell’organizzazione Stato islamico-Khorasan, nota come ISKP, contro hazara e altre minoranze religiose in scuole, moschee e luoghi di lavoro.
Tra gli episodi ricordati nel contesto locale figurano l’attentato del 2021 vicino alla scuola femminile Sayed ul-Shuhada e quello del 2022 alla scuola superiore Abdul Rahim Shahid. La storia di questi attacchi spiega perché l’ISKP sia considerato una possibile pista investigativa, ma non dimostra che il gruppo abbia organizzato l’esplosione alla Sham-e-Hedayat.
Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Afghanistan, ha condannato quello che ha definito un attacco “efferato” contro bambini e ha dichiarato che un’indagine completa e indipendente è indispensabile per assicurare i responsabili alla giustizia.
Anche la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, UNAMA, ha chiesto di fare luce sulle circostanze dell’esplosione. Gli appelli mettono in evidenza il principale vuoto nelle informazioni disponibili: è stata identificata una granata, ma non esiste ancora una ricostruzione verificata pubblicamente di chi l’abbia lanciata, se la scuola sia stata scelta come obiettivo e se dietro l’attacco vi sia un’organizzazione.
L’esplosione è avvenuta il 17 agosto, due giorni dopo il quinto anniversario del ritorno al potere dei talebani a Kabul, il 15 agosto 2021. In occasione dell’anniversario sono state riportate proteste in diverse città all’estero, accompagnate da critiche alle politiche dei talebani in materia di diritti umani.
La coincidenza temporale offre un contesto politico, ma non costituisce una prova che l’anniversario, le proteste o qualsiasi attore a esse associato abbia provocato o ordinato l’attacco alla scuola.
Le informazioni disponibili permettono di affermare che una granata è esplosa nella scuola e che almeno 42 bambini sono rimasti feriti. Non consentono invece di stabilire:
Per ora, la ricostruzione più prudente è quella di un’esplosione con una granata che ha provocato gravi ferite tra i bambini, ma senza un attentatore o un movente confermati.