La risposta più corretta è: non lo sappiamo ancora. Orihara ha confermato che Honda ha centrato il proprio obiettivo interno, ma ha rifiutato di divulgare il guadagno preciso.
Le stime pubblicate all'esterno sono molto diverse. Una valutazione parla di un incremento possibile tra 20 e 50 CV, mentre un'altra indica un guadagno ottimistico fino a 30 CV. Esistono inoltre analisi secondo cui il deficit originario di Honda potrebbe essere stato vicino ai 90 CV, anziché ai circa 60 CV citati in alcune ricostruzioni.
Questi numeri non sono misurazioni ufficiali e non vanno presentati come risultati già verificati. Possono riferirsi a porzioni diverse del divario tra le power unit o partire da benchmark differenti. Il punto più solido è un altro: Honda mira a recuperare una parte significativa del distacco, ma non ci sono elementi per sostenere che una sola gara possa annullarlo completamente.
Inoltre, un aumento di potenza non si traduce automaticamente in un guadagno fisso sul tempo sul giro. Il rendimento dipenderà dal tracciato, dall'utilizzo dell'energia ibrida, dai requisiti di raffreddamento, dall'affidabilità, dal carico di carburante, dagli pneumatici e dall'integrazione con il resto della AMR26.
Nel 2026 il regolamento della Formula 1 prevede il meccanismo ADUO — “Additional Development and Upgrade Opportunities”, cioè opportunità aggiuntive di sviluppo e aggiornamento — per concedere margini supplementari ai costruttori delle power unit più lontani dal riferimento. Il sistema prevede risorse aggiuntive, tra cui possibilità di sviluppo al banco prova e spazio nel budget cap, calibrate in base al deficit prestazionale. Le ricostruzioni pubblicate, tuttavia, non concordano perfettamente sulla soglia e sull'assegnazione applicata a Honda.
Honda avrebbe potuto dividere il lavoro in due specifiche più piccole, ma ha scelto di concentrare la prima opportunità in un pacchetto più ampio. La logica tecnica è comprensibile: precamera, forma del pistone, calibrazione della combustione e riduzione dell'attrito sono aspetti collegati tra loro. Svilupparli insieme può produrre una configurazione più coerente rispetto all'introduzione di modifiche isolate, che in seguito richiederebbero una nuova fase di ottimizzazione.
Il pacchetto è stato verificato sui banchi prova di HRC Sakura e poi sottoposto a un controllo in pista all'Hungaroring prima del debutto programmato a Zandvoort. Le motivazioni interne precise della scelta non sono state rese pubbliche; per questo le ricostruzioni che parlano di una soglia esatta “superiore al 4%” o di un calcolo specifico dei token ADUO vanno lette con cautela.
HRC Sakura, il centro Honda in Giappone dedicato al programma motoristico, è stato il cuore dello sviluppo della nuova specifica. La struttura ha avuto un ruolo importante anche nella gestione dei problemi di affidabilità emersi all'inizio della stagione.
Le vibrazioni anomale della power unit avevano danneggiato il sistema batterie e reso difficile per Fernando Alonso e Lance Stroll completare le gare. Secondo i reportage, dopo il Gran Premio del Giappone uno dei telai AMR26 è stato trasferito a Sakura, dove gli ingegneri Honda hanno potuto studiare insieme al banco prova il motore e la sua installazione nella vettura.
La distinzione è fondamentale: la crisi iniziale non dipendeva soltanto da un motore poco potente. Le vibrazioni erano legate alla power unit, alla batteria e all'integrazione dell'unità con il telaio. Da qui sono derivati problemi di affidabilità, disagio fisico per i piloti e un avvio di campionato disastroso.
L'aggiornamento che debutterà a Zandvoort è principalmente prestazionale, ma arriva dopo il lavoro necessario per rendere la power unit più stabile e utilizzabile sulla distanza di gara. Prima Honda ha dovuto mettere sotto controllo il progetto; ora deve recuperare velocità pura.
L'Aston Martin del 2026 ha iniziato la stagione in una situazione critica. Dopo 11 Gran Premi, le statistiche ufficiali della Formula 1 indicavano il team al decimo posto con un solo punto e 10 ritiri.
A complicare il quadro c'è stata anche la differenza tra l'attuale struttura Honda e quella che aveva alimentato il successo della precedente collaborazione con Red Bull. Secondo i reportage, la dirigenza Aston Martin avrebbe scoperto solo alla fine del 2025 che il gruppo di lavoro Honda era composto in larga parte da persone diverse rispetto all'epoca Red Bull. In seguito, alcuni ingegneri con esperienza di quel programma sono stati richiamati per rafforzare l'attività a Sakura.
Nonostante il difficile avvio, Honda ha riferito che Aston Martin non ha attaccato pubblicamente il proprio partner. Le due organizzazioni hanno invece mantenuto uno stretto coordinamento tecnico, una scelta quasi obbligata perché le vibrazioni coinvolgevano sia la power unit sia il modo in cui era stata installata nella AMR26.
La collaborazione quotidiana resta quindi decisiva: Aston Martin non può risolvere un problema di integrazione lavorando soltanto sul motore, mentre Honda non può valutare la propria unità senza considerare telaio, raffreddamento e vincoli di progettazione della vettura.
Il motore Honda è soltanto una parte del tentativo di rilancio. Al Gran Premio d'Ungheria Aston Martin ha introdotto un pacchetto da 16 elementi che ha trasformato in modo sostanziale la AMR26. Fernando Alonso ha definito la vettura aggiornata “molto migliore” e ha sottolineato che esiste ancora margine per estrarne ulteriore potenziale.
Le modifiche di Budapest hanno migliorato il comportamento della monoposto in curva, ma Alonso ha anche evidenziato la necessità di ricevere più prestazioni dal motore Honda. La specifica di Zandvoort va dunque considerata come il complemento del lavoro sul telaio, non come una soluzione autonoma alla crisi.
I primi segnali in Ungheria sono stati incoraggianti, ma ancora lontani dal rappresentare un ritorno ai vertici: Alonso è entrato in Q2, mentre nelle ricostruzioni relative al debutto della vettura aggiornata Stroll e Alonso hanno chiuso rispettivamente 13° e 14°. Sono indicazioni di progresso, non la prova di un salto nella fascia alta dello schieramento.
Il vero test non sarà il numero di cavalli ipotizzato dai media, ma il rendimento comparativo in pista. Gli indicatori più importanti saranno:
La nuova power unit Honda è quindi una tappa importante del recupero Aston Martin, non una bacchetta magica. Intervenire su velocità della combustione, comportamento del pistone e attrito significa agire sulle aree giuste, ma i dati disponibili non consentono di promettere un guadagno preciso né una svolta immediata in classifica. Il potenziale dell'aggiornamento si potrà misurare soltanto osservando come funzionerà insieme al pacchetto di Budapest, alla ritrovata affidabilità e agli sviluppi previsti per il resto della stagione.