Goldman Sachs indica 4.900 dollari l’oncia a fine 2026 e RBC 4.929 dollari, ma non esiste un consenso univoco: Bank of America stima una media annua di 4.360 dollari. Nel secondo trimestre del 2026 le banche centrali hanno acquistato 288,9 tonnellate nette, un record per un secondo trimestre e il 62% in più su base...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What is driving the growing consensus among Wall Street banks and major asset managers that gold could reach or exceed $5,000 per ounce by t. Article summary: Gold’s bullish case is increasingly structural rather than purely a bet on Fed cuts: reserve diversification, fiscal and currency concerns, and renewed investor demand can outweigh the usual headwinds from higher real yi. Topic tags: general, news, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts w
L’ipotesi di un oro a 5.000 dollari USA l’oncia nel 2026 viene sempre più letta come una storia di domanda strutturale, non come una semplice scommessa su tagli dei tassi negli Stati Uniti. Al centro ci sono la diversificazione delle riserve delle banche centrali, il rientro degli investitori negli ETF e le nuove allocazioni di grandi gestori dopo la debolezza dei prezzi.
Questi fattori possono sostenere il metallo anche se rendimenti obbligazionari e dollaro salgono. Non eliminano però la sensibilità dell’oro ai dati sull’inflazione e alle decisioni della Federal Reserve, la banca centrale statunitense.
Goldman Sachs ha ridotto di 500 dollari il proprio obiettivo per fine 2026 a 4.900 dollari l’oncia, dopo aver smesso di prevedere un allentamento della Fed nel 2026. La banca ritiene comunque possibile un rialzo del lingotto grazie alla tenuta degli acquisti delle banche centrali e della domanda degli investitori occidentali. 1
RBC Capital Markets prevede 4.929 dollari entro la fine del 2026 e 5.296 dollari nel 2027. 3 Ma le stime restano molto distanti tra loro. Bank of America, per esempio, ha tagliato la previsione media per il 2026 a 4.360 dollari, pur giudicando raggiungibili i 5.000 dollari dopo la fine del ciclo restrittivo della Fed.
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Il filo comune non è la certezza sui tempi. È l’idea che domanda di riserve, timori su valute, debito e politica fiscale abbiano ridotto la dipendenza dell’oro da una sola variabile macroeconomica.
Secondo il World Gold Council, le banche centrali e le altre istituzioni ufficiali hanno acquistato 288,9 tonnellate nette d’oro nel secondo trimestre del 2026: il 62% in più rispetto a un anno prima, oltre cinque volte la stima rivista del primo trimestre e un record per un secondo trimestre. Nel primo semestre gli acquisti netti sono stati pari a 345 tonnellate, il dato semestrale più basso dal 2022. 28
Il quadro è quindi forte, ma non lineare. Il rimbalzo del secondo trimestre conferma una domanda ufficiale rilevante; il totale del semestre, più debole, mostra invece che gli acquisti possono rallentare con prezzi elevati o per effetto delle vendite di alcuni gestori di riserve.
Tra i principali acquirenti dichiarati nel primo semestre figurano Polonia, Uzbekistan, Cina e Kazakistan. La Polonia ha comprato 82 tonnellate, l’Uzbekistan 41, la Cina 40 e il Kazakistan 27; Turchia e Russia sono state invece venditrici nette di rilievo. 53
Per gli investitori rialzisti, questi acquisti contano perché i gestori delle riserve agiscono in genere per diversificazione e liquidità, non per inseguire il momentum di breve periodo. L’assenza di rischio di insolvenza dell’emittente è un elemento chiave: l’oro non è una passività di uno Stato né di una banca centrale.
L’espressione currency-devaluation trade descrive una copertura di portafoglio contro deficit pubblici, debito elevato, incertezza sull’inflazione e perdita di potere d’acquisto delle valute fiat. Non richiede necessariamente un collasso imminente del dollaro.
In questa lettura, l’oro è detenuto come attività esterna alle passività di governi e banche centrali. Perciò la tesi d’investimento può restare valida anche con un dollaro forte nel breve termine, se la diversificazione delle riserve e la sostenibilità fiscale rimangono priorità. Anche l’obiettivo di 4.900 dollari di Goldman Sachs poggia sulla domanda delle banche centrali e degli investitori occidentali, non soltanto su un cambio di rotta immediato della Fed. 10
Gli acquisti delle banche centrali creano una base di domanda relativamente persistente. I flussi negli ETF, cioè fondi quotati in Borsa che nel caso degli ETF fisici detengono oro, aggiungono invece una componente più ciclica e sensibile al mercato.
State Street ha rilevato 7,9 miliardi di dollari USA di afflussi negli ETF sull’oro quotati negli Stati Uniti in agosto, dopo riscatti netti per 18,4 miliardi tra marzo e giugno. 22 Un’altra rilevazione ha stimato afflussi globali per circa 17 miliardi di dollari negli ETF fisicamente garantiti in agosto: i due dati hanno perimetri geografici diversi.
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La domanda via ETF era stata debole nel secondo trimestre: il World Gold Council ha riportato deflussi per 45 tonnellate, legati a prezzi più deboli, aspettative di inflazione e tassi più alti e a un dollaro più forte, soprattutto in Nord America. 30 Il successivo ritorno degli afflussi è significativo sia per la dimensione sia perché mostra quanto rapidamente possa tornare la partecipazione degli investitori quando cambia il sentiment.
Bloomberg ha inoltre segnalato acquisti o rinnovate allocazioni da parte di Amundi, Pictet Asset Management, Robeco Institutional Asset Management e Fidelity International. Amundi, in particolare, è stata descritta come orientata a un ritorno dell’oro a 5.000 dollari entro fine anno. 33
L’oro tende a beneficiare della ricerca di protezione da rischi finanziari e geopolitici, ma non produce interessi. Rendimenti più alti dei Treasury USA aumentano il costo-opportunità di detenere un’attività priva di cedola, mentre un dollaro più forte rende l’oro denominato in dollari meno accessibile agli acquirenti non statunitensi.
La tensione è emersa dopo l’avvicinamento a circa 4.700 dollari a fine agosto. La revisione al rialzo delle attese di stretta Fed, rendimenti maggiori e un dollaro più solido hanno spinto l’oro verso la fascia centrale dei 4.400 dollari. 37
44 Dati robusti sul lavoro negli Stati Uniti hanno anche alzato le attese di un aumento dei tassi a settembre: una rilevazione indicava una probabilità implicita vicina al 58% dopo il rapporto sull’occupazione.
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Il posizionamento sui futures può amplificare entrambi i movimenti. Acquisti dettati dal momentum, strategie quantitative che seguono il trend e ricoperture di posizioni corte possono rafforzare un rialzo. Ma un cambiamento nelle attese su tassi o dollaro può costringere gli operatori con leva a ridurre l’esposizione. Una tesi strutturale positiva può quindi convivere con correzioni brusche.
Il rischio centrale è un’inflazione abbastanza persistente da imporre una politica monetaria restrittiva più a lungo. Tassi elevati, rendimenti reali in salita e forza prolungata del dollaro metterebbero sotto pressione sia la domanda ETF sia il posizionamento speculativo.
Esistono poi rischi specifici della domanda: le banche centrali possono rallentare gli acquisti a prezzi elevati; infatti, nonostante il record trimestrale, la domanda ufficiale del primo semestre è stata più bassa dei periodi comparabili successivi al 2022. 28 Anche i flussi ETF possono invertirsi, come accaduto nel secondo trimestre.
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L’area dei 4.000 dollari va letta come una possibile zona tecnica e psicologica, non come un pavimento garantito. L’oro aveva chiuso luglio sotto 4.100 dollari, è salito verso 4.650-4.700 dollari e ha terminato agosto attorno a 4.400 dollari. 22
Le azioni delle società minerarie sono un modo più rischioso per esprimere una visione rialzista sull’oro. Se il prezzo del metallo sale e i costi di mantenimento restano sotto controllo, margini e flussi di cassa possono crescere in misura superiore al prezzo del lingotto. Vale però anche il contrario: un calo moderato dell’oro può comprimere fortemente i profitti se restano elevati costi per lavoro, energia, materiali di consumo, royalties e capitale di mantenimento.
È una distinzione importante per chi considera società come Eldorado Gold, Pan American Silver o Aura Minerals. Il loro andamento in Borsa dipende non solo dall’oro, ma anche da produzione delle miniere, costi, investimenti, giurisdizioni, autorizzazioni e decisioni sul bilancio.
L’oro fisico o gli ETF fisicamente garantiti offrono in genere un’esposizione più diretta alla tesi macroeconomica. Le azioni minerarie aggiungono leva operativa e rischio specifico d’impresa.
In sintesi, lo scenario dei 5.000 dollari è plausibile ma condizionato. I dati indicano una base di domanda strutturale significativa, in particolare dai gestori delle riserve. Il percorso immediato, tuttavia, continuerà a dipendere da tassi, inflazione, dollaro e dalla capacità di ETF e investitori istituzionali di affiancare stabilmente la domanda ufficiale.
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Goldman Sachs indica 4.900 dollari l’oncia a fine 2026 e RBC 4.929 dollari, ma non esiste un consenso univoco: Bank of America stima una media annua di 4.360 dollari.
Goldman Sachs indica 4.900 dollari l’oncia a fine 2026 e RBC 4.929 dollari, ma non esiste un consenso univoco: Bank of America stima una media annua di 4.360 dollari. Nel secondo trimestre del 2026 le banche centrali hanno acquistato 288,9 tonnellate nette, un record per un secondo trimestre e il 62% in più su base annua.
Dopo i deflussi del secondo trimestre, gli ETF sull’oro quotati negli Stati Uniti hanno raccolto 7,9 miliardi di dollari in agosto: il ritorno dei flussi può accelerare il rialzo, ma anche invertirsi rapidamente.