Ne deriva una possibile sequenza, non una previsione:
Le cifre precise — 10 miliardi e 5,6 miliardi di dollari — così come le soglie 64.154 e 65.600–66.100 dollari vanno comunque interpretate con cautela. Le heatmap delle liquidazioni cambiano in base all’exchange, alle ipotesi sulla leva e al fornitore dei dati. Mostrano un’esposizione stimata, non un impegno a eseguire tutti gli ordini visualizzati.
L’open interest misura il valore nozionale dei contratti futures ancora aperti. Da solo non indica se il mercato sia complessivamente più long o più short, ma segnala quanta esposizione in derivati potrebbe dover essere chiusa in caso di un movimento improvviso dei prezzi.
I dati attuali sono significativi perché l’open interest sui futures di Bitcoin, pari a circa 48 miliardi di dollari, supera di gran lunga il volume giornaliero di circa 25 miliardi citato nello stesso quadro di mercato.
In una fase di mercato compressa o con liquidità ridotta, può emergere un problema di “uscita stretta”: molti operatori potrebbero cercare di ridurre il rischio agli stessi livelli, mentre la liquidità disponibile non è sufficiente ad assorbire gli ordini senza forti variazioni di prezzo.
Per questo un open interest elevato non è automaticamente un segnale rialzista. Aumenta la potenziale ampiezza di uno squeeze in entrambe le direzioni. Un rally può costringere gli short ad acquistare, ma un rifiuto della resistenza può obbligare i long a vendere.
Il rischio attuale è più rilevante perché arriva dopo una fase importante di deleveraging, cioè di riduzione delle posizioni a leva. Secondo i dati riportati, l’open interest sui futures di Bitcoin è sceso da circa 42 miliardi di dollari all’inizio di maggio a circa 25 miliardi alla fine dello stesso mese. Il calo ha eliminato una quantità significativa di esposizione leveraged e ridotto temporaneamente la sensibilità del mercato alle liquidazioni.
In seguito l’open interest ha recuperato: la leva è quindi tornata a crescere dopo il reset. Il mercato ha già mostrato quanto rapidamente questa esposizione possa essere liquidata. Le ricostruzioni del sell-off del 10 e 11 agosto hanno stimato circa 1,8 miliardi di dollari di liquidazioni complessive nel mercato crypto, in gran parte relative a posizioni long. Un’altra copertura ha descritto un flash crash verso 61.000 dollari e oltre 1,7 miliardi di dollari di liquidazioni su posizioni a leva durante una forte fase di vendite.
La lezione non è che il prossimo movimento debba necessariamente essere rialzista. È che una fascia di prezzo tranquilla può nascondere una fragilità crescente. Ogni nuova posizione a leva aggiunge potenziale carburante al movimento, ma crea anche un altro venditore forzato se il mercato si muove nella direzione opposta.
Il funding dei futures perpetui e i dati sul posizionamento aiutano a capire se gli operatori stiano pagando per mantenere un’esposizione long o short. Le informazioni disponibili non dimostrano l’esistenza di una massa uniformemente ribassista di short su Binance, OKX e Bybit. Allo stesso tempo, non provano che le posizioni long siano al sicuro.
Le rilevazioni più recenti indicano condizioni miste. Un aggiornamento di mercato ha riferito che i long rappresentavano l’83,1% delle liquidazioni combinate su BTC, ETH e SOL; un altro ha segnalato che il funding di Bitcoin ha raggiunto il 14 agosto il livello più alto degli ultimi 20 mesi, un possibile indizio di affollamento delle posizioni long.
Per uno short squeeze, quindi, la domanda decisiva non è semplicemente se il funding sia positivo. Occorre capire se gli short abbiano concentrato stop o prezzi di liquidazione sopra la fascia attuale e se la domanda reale sul mercato spot sia abbastanza forte da raggiungerli.
Una cascata di liquidazioni ha bisogno di un impulso iniziale. Questo impulso può arrivare dalla domanda specifica sul mercato crypto, ma anche dalle notizie macroeconomiche, che influenzano rendimenti obbligazionari, dollaro, azioni e capitale disponibile per gli asset rischiosi.
A metà agosto le aspettative sui tassi si muovevano rapidamente. Reuters ha riferito che il 12 agosto i futures sui Fed funds scontavano una probabilità di circa il 40% per un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre, in calo dal 55% della settimana precedente. Un’altra analisi Reuters aveva indicato il 10 agosto una probabilità del 52%, mostrando quanto velocemente stessero cambiando le aspettative.
Il calendario della Federal Reserve include la pubblicazione dei verbali della riunione, mentre i programmi macroeconomici della settimana prevedevano anche i dati sull’inflazione giapponese e altri indicatori globali.
Questi eventi contano meno come notizie isolate che come verifica della narrativa dominante sui tassi:
La conferma rialzista più chiara sarebbe un movimento deciso sopra l’area dei 64.000 dollari, seguito da una permanenza stabile oltre circa 65.500–65.800 dollari. Una semplice escursione intraday seguita da un rapido rientro nella fascia non sarebbe sufficiente. Servirebbero inoltre segnali di domanda spot effettiva, non soltanto acquisti alimentati dai futures.
Sul lato ribassista, ripetuti rifiuti della resistenza, flussi spot più deboli e una rottura dei supporti vicini suggerirebbero che lo squilibrio delle liquidazioni non è abbastanza forte da superare la pressione di vendita. Le analisi recenti hanno descritto Bitcoin stabile nell’area più ampia 62.000–63.000 dollari, ma ancora incapace di riconquistare la zona 64.000–65.000.
La conclusione più solida è quindi strutturale, non direzionale: la leva ricostruita rende più potente il prossimo movimento sostenuto di Bitcoin. Una rottura rialzista potrebbe costringere gli short a ricoprirsi e trasformarsi in uno squeeze significativo; un breakout fallito potrebbe invece produrre l’effetto opposto. La mappa delle liquidazioni è utile per individuare le aree in cui il movimento potrebbe accelerare, non per stabilire in anticipo quale delle due parti prevarrà.