Le informazioni disponibili confermano che tra i primi casi sono stati inclusi due minori vittime di doxxing e una persona sopravvissuta alla pubblicazione non consensuale di un video intimo. Non sono però stati resi noti gli esiti dettagliati di ciascun intervento.
Il rilievo della OSC non dipende soltanto dal numero di segnalazioni. In base all’Online Safety (Relief and Accountability) Act, la legge singaporiana sulla tutela e la responsabilità in materia di sicurezza online, la Commissione offre alle vittime un percorso dedicato per chiedere un intervento tempestivo. Può inoltre ordinare alle piattaforme e agli amministratori dei gruppi online interessati di rimuovere i contenuti dannosi e intervenire sugli account coinvolti nelle condotte illecite.
Un esempio reso pubblico riguarda un post su TikTok che collegava falsamente una donna alle circostanze delle dimissioni dell’ex ministro ad interim Muhammad Faishal Ibrahim. Dopo aver valutato la segnalazione e accertato la presenza di un’attività dannosa online, la OSC è intervenuta; il post non risultava più disponibile.
L’ambito di competenza della Commissione dovrebbe ampliarsi gradualmente, fino a includere le altre categorie di danno online riconosciute dal quadro normativo.
La OSC è il meccanismo istituzionale per ottenere un rimedio. Il SHECARES Centre svolge invece una funzione complementare, offrendo assistenza centrata sulla persona sopravvissuta e supporto alla comunità.
La distinzione è essenziale: rimuovere un post non cancella necessariamente le conseguenze del danno. Una vittima può continuare a ricevere minacce, temere una nuova esposizione, subire danni alla reputazione o affrontare stress emotivo senza sapere a chi rivolgersi.
Una risposta efficace può quindi richiedere più interventi contemporaneamente:
La OSC può rafforzare la responsabilità e ridurre la circolazione dei materiali dannosi. I servizi di supporto aiutano invece le persone colpite a gestire le conseguenze personali che restano anche dopo la rimozione di un post, di un account o di una registrazione.
La domanda arrivata alla OSC è coerente con altre evidenze che descrivono il fenomeno come diffuso a Singapore. Il ministro della Giustizia Edwin Tong ha citato una ricerca di SHE secondo cui il 38% dei cittadini singaporiani ha subito personalmente un danno online. Tra le persone colpite, il 36% ha riferito conseguenze gravi, tra cui depressione, paura per la propria sicurezza e, in alcuni casi, pensieri suicidari.
Una precedente ricerca SHE citata dal Ministero della Giustizia ha inoltre rilevato che il 76% degli intervistati non si sentiva a proprio agio nell’esprimere online opinioni personali su temi potenzialmente controversi. Donne, giovani e minoranze sono stati indicati come gruppi particolarmente vulnerabili.
Questi dati mostrano che la sicurezza online non riguarda soltanto la permanenza in rete di contenuti offensivi. I danni possono influire sulla possibilità di partecipare al dibattito pubblico, parlare liberamente o mantenere online la propria identità senza sentirsi esposti.
Un sondaggio separato, condotto nel 2022 e citato dal Ministero dell’Interno di Singapore, ha rilevato che il 66% degli intervistati si sentiva al sicuro online, contro il 92% che dichiarava di sentirsi al sicuro camminando da solo di notte. Poiché si tratta di un’indagine diversa e riferita a un altro anno, i dati non sono direttamente comparabili con quelli di SHE; rafforzano però l’idea di una distanza tra la percezione della sicurezza fisica e quella della sicurezza digitale.
Le evidenze di SHE indicano che donne e ragazze possono essere esposte a forme specifiche di danno online. Nella ricerca SHE 2023 citata dal Ministero, il 22% delle giovani intervistate ha dichiarato di aver subito molestie sessuali, contro il 14% del totale degli intervistati. Lo stesso materiale riferisce che il 52% delle persone tra i 15 e i 24 anni aveva subito personalmente un danno online, rispetto al 38% del campione complessivo.
Queste cifre non offrono una ripartizione completa tra uomini e donne per ogni categoria di abuso. Sarebbe quindi fuorviante sostenere che tutti i danni online colpiscano i generi nello stesso modo, così come sarebbe infondato attribuire una precisa differenza di genere all’intero insieme dei casi trattati dalla OSC.
Le prove disponibili consentono però una conclusione più circoscritta: genere, età e identità possono influenzare sia l’esposizione agli abusi online sia le loro conseguenze. Molestie sessualizzate, minacce e abusi possono comportare rischi particolari per la sicurezza e la reputazione, mentre altre persone possono subire forme diverse di intimidazione, umiliazione o esclusione.
Secondo Tong, la regolamentazione è necessaria ma non sufficiente a risolvere il problema. La OSC e l’OSRAA introducono percorsi vincolanti per ottenere tutela, ma anche le piattaforme, gli amministratori dei gruppi online e gli utenti hanno una responsabilità rispetto alla cultura che tollerano e contribuiscono a creare.
Questo significa anche rifiutare stereotipi e convinzioni di genere che normalizzano misoginia, molestie e violenza. Se le condotte dannose vengono trattate come intrattenimento, come una conseguenza inevitabile della vita online o come qualcosa che le vittime devono semplicemente sopportare, gli strumenti formali arriveranno sempre dopo che il danno si è già prodotto.
La prima esperienza di Singapore indica quindi la necessità di una risposta su due fronti:
I primi 30 giorni dimostrano che le vittime stanno utilizzando il nuovo canale. I dati di SHE spiegano perché la risposta non può fermarsi alla moderazione dei contenuti: i danni online possono zittire le persone, compromettere il loro senso di sicurezza e aggravare disuguaglianze già esistenti. Il vero banco di prova sarà capire se l’azione legale tempestiva sarà accompagnata da un sostegno concreto e da un cambiamento nei comportamenti che alimentano il danno.