Tra il 30 luglio e il 26 agosto 2026 il Giappone avrebbe speso 15.400 miliardi di yen per acquistare la propria valuta e vendere dollari: il cambio è sceso da quasi 164 a circa 155,20 yen per dollaro, prima di risalir... L’operazione congiunta tra Giappone e Stati Uniti ha aumentato il rischio per gli investitori ch...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What happened when Japanese authorities spent a record ¥15.4 trillion ($96.5 billion) between July 30 and August 26, 2026, to buy yen and se. Article summary: Japan’s intervention produced a sharp but temporary yen rally: coordinated official buying pushed the dollar down from near ¥164 to about ¥155.20, but the move faded toward ¥160 because intervention cannot by itself eras. Topic tags: general, news, general web. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fake numbers
L’intervento ha funzionato come un freno d’emergenza, non come una nuova direzione per il mercato. Gli acquisti ufficiali di yen hanno fatto scendere rapidamente il dollaro da quasi 164 a circa 155,20 yen, ma la valuta giapponese si è poi indebolita di nuovo verso quota 160.
La ragione è semplice: comprare yen sul mercato può cambiare il prezzo in pochi minuti, ma non elimina il vantaggio economico che gli investitori ottengono detenendo attività in dollari invece che in yen.
Le autorità giapponesi avrebbero speso 15.400 miliardi di yen tra il 30 luglio e il 26 agosto per acquistare yen e vendere dollari. Anche il Tesoro statunitense ha partecipato a un’operazione coordinata, una scelta rara pensata per contrastare quella che entrambi i governi hanno definito volatilità eccessiva e movimenti disordinati del cambio. Tokyo e Washington hanno inoltre ribadito di essere in stretto contatto e di non escludere nuove azioni. 1815
L’intervento ha avuto tre effetti immediati:
È proprio quest’ultimo elemento a spiegare il rapido esaurimento del rally. Gli analisti hanno avvertito che gli speculatori difficilmente resteranno lontani dal mercato senza una politica monetaria giapponese più restrittiva. 6
Non è prudente descrivere automaticamente questa operazione come il primo intervento coordinato tra Stati Uniti e Giappone dal 1998. Le fonti disponibili la definiscono il primo intervento bilaterale sullo yen da oltre un decennio, mentre altre ricostruzioni citano un’azione coordinata nel 2011. 493336
La formulazione più solida è quindi questa: si è trattato di un raro intervento congiunto moderno e della prima volta in oltre dieci anni in cui Washington ha acquistato yen insieme a Tokyo, senza sostenere che non ci fossero state operazioni coordinate dal 1998. 436
Un intervento valutario può spostare rapidamente il prezzo di una moneta, ma non modifica automaticamente il reddito che gli investitori ricevono detenendola. Il tasso di riferimento della Bank of Japan era all’1%, mentre il mercato continuava a riconoscere un vantaggio significativo alle attività statunitensi. Anche un rialzo atteso all’1,25% a settembre non sarebbe sufficiente a cancellare il divario. 1820
Questo differenziale sostiene il cosiddetto carry trade: gli investitori prendono a prestito, o finanziano le proprie posizioni, in una valuta relativamente conveniente come lo yen e investono in attività denominate in dollari, che offrono rendimenti maggiori. Finché il rendimento atteso resta interessante, gli operatori hanno un incentivo a vendere yen quando la pressione degli acquisti ufficiali si attenua.
Inoltre, i mercati tendono a incorporare in anticipo un rialzo dei tassi. Per questo, un aumento previsto nella riunione del 17-18 settembre potrebbe avere un impatto limitato sul cambio, a meno che la Bank of Japan non segnali altri rialzi più ravvicinati o più ampi del previsto. 1718
L’inflazione core giapponese ha accelerato a luglio, mentre le aziende trasferivano sui prezzi i maggiori costi d’importazione legati allo yen debole e al conflitto in Medio Oriente. I dati hanno rafforzato il caso a favore di un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan. 18
Ma l’inflazione importata da energia e beni esteri non è uguale a quella alimentata da una domanda interna più forte. Può spingere la banca centrale verso una stretta, riducendo nello stesso tempo il potere d’acquisto delle famiglie e i margini delle imprese. Per questo, da sola, non crea una domanda duratura di yen.
La ministra delle Finanze Satsuki Katayama e il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda sono attesi agli incontri finanziari del G20, dove la debolezza dello yen dovrebbe restare uno dei temi principali. 310
Sul tavolo potrebbero esserci:
La partecipazione statunitense è rilevante anche oltre il caso giapponese. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che la stabilità dello yen è importante per il commercio e la stabilità finanziaria della regione, avvertendo che un ulteriore indebolimento potrebbe mettere sotto pressione altre valute asiatiche. 7
Lo strumento rilevante è l’accesso del Giappone, non un generico accesso degli Stati Uniti, alla FIMA repo facility della Federal Reserve. FIMA significa Foreign and International Monetary Authorities, cioè autorità monetarie estere e internazionali.
Attraverso un’operazione di pronti contro termine, una banca centrale estera idonea può ottenere temporaneamente dollari offrendo in garanzia titoli di Stato statunitensi, senza doverli vendere definitivamente. 11539
La distinzione è importante. Per sostenere lo yen, le autorità devono vendere dollari e acquistare yen. Se il Giappone dovesse procurarsi dollari vendendo grandi quantità di Treasury, l’offerta aggiuntiva di obbligazioni potrebbe spingere i prezzi al ribasso e i rendimenti al rialzo. Rendimenti statunitensi più elevati aumenterebbero i costi di finanziamento americani e potrebbero rafforzare ulteriormente il vantaggio del dollaro sullo yen. 163940
La FIMA può quindi funzionare come un ponte di liquidità:
Non è però una soluzione permanente. Un ricorso prolungato a questo sostegno potrebbe indurre gli operatori a mettere alla prova la disponibilità o la capacità di Tokyo e Washington di difendere un determinato livello del cambio. 37
Il problema valutario del Giappone è anche un problema energetico. Secondo la Bank of Japan, il Paese dipende dal Medio Oriente per oltre il 90% del petrolio greggio e fa forte affidamento sulla regione anche per altri combustibili minerali. L’istituto descrive un conflitto prolungato e un aumento del prezzo del petrolio come uno shock negativo dell’offerta per un’economia insulare dipendente dalle importazioni energetiche. 212324
Le conseguenze attraversano diversi settori:
Per il governatore Ueda si apre così un difficile compromesso. L’inflazione alimentata dall’energia spinge verso tassi più alti, ma lo stesso shock può indebolire redditi delle famiglie, profitti aziendali e attività economica. La Bank of Japan deve quindi reagire alle pressioni sui prezzi senza aggravare inutilmente il rallentamento. 2324
Un recupero stabile probabilmente richiederebbe la combinazione di più fattori:
La lezione dei 15.400 miliardi di yen è netta: un intervento può comprare tempo, ma non necessariamente una nuova tendenza. Il Giappone ha dimostrato di poter arrestare un calo disordinato e di avere il sostegno degli Stati Uniti. La prossima fase dello yen, però, dipenderà meno dalla dimensione dell’eventuale prossimo intervento e più dalla direzione del divario dei rendimenti, degli incentivi del carry trade e dello shock energetico.
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Tra il 30 luglio e il 26 agosto 2026 il Giappone avrebbe speso 15.400 miliardi di yen per acquistare la propria valuta e vendere dollari: il cambio è sceso da quasi 164 a circa 155,20 yen per dollaro, prima di risalir...
Tra il 30 luglio e il 26 agosto 2026 il Giappone avrebbe speso 15.400 miliardi di yen per acquistare la propria valuta e vendere dollari: il cambio è sceso da quasi 164 a circa 155,20 yen per dollaro, prima di risalir... L’operazione congiunta tra Giappone e Stati Uniti ha aumentato il rischio per gli investitori che puntavano contro lo yen, ma non ha modificato il divario di rendimento tra attività in dollari e attività in yen.
La riunione della Bank of Japan del 17 18 settembre sarà decisiva: un rialzo già ampiamente previsto dall’1% all’1,25% potrebbe sostenere lo yen soltanto se accompagnato da un percorso di stretta più rapido o da rendi...