Blockaid ha indicato circa 49 miliardi di dollari di SAND al valore nominale, coniati attraverso oltre 400 transazioni. Per ottenere questa cifra si applica il prezzo di mercato alla quantità di token generati; il calcolo non dimostra però che l’aggressore potesse vendere l’intero ammontare a quel prezzo.
Un token appena creato può avere un valore quotato enorme senza disporre della liquidità necessaria per sostenere vendite significative. Dopo la scoperta dell’exploit, la chiusura dei bridge, le restrizioni degli exchange, la frammentazione della liquidità e la perdita di fiducia hanno ulteriormente ridotto il valore che avrebbe potuto essere realizzato.
Altri dati on-chain hanno indicato circa 14,9 miliardi di SAND presenti su indirizzi controllati dall’aggressore, mentre una stima separata ha suggerito che i fondi effettivamente estratti fossero molto inferiori alla cifra della coniazione nominale. Sono misure diverse: quantità coniata, saldi nei portafogli e proventi realizzati o potenzialmente realizzabili non possono essere trattati come sinonimi.
Le informazioni disponibili non consentono di stabilire un totale finale di fondi estratti che sia stato verificato in modo indipendente. La conclusione più prudente è che l’emissione non autorizzata sia stata enorme in termini nominali, mentre la perdita economica effettiva è stata sostanzialmente inferiore a 49 miliardi di dollari.
The Sandbox ha descritto l’impatto diretto come inferiore allo 0,01% dell’offerta complessiva di SAND, pari a 3 miliardi di token. Le società di sicurezza e gli analisti on-chain hanno invece posto l’accento sulla quantità di token coniati senza autorizzazione o detenuti da indirizzi associati all’aggressore.
Le due versioni non misurano necessariamente lo stesso risultato:
Finché The Sandbox non pubblicherà un’analisi post-incidente e una contabilità più completa, queste cifre vanno presentate come misure diverse dello stesso episodio, non come un unico totale dei danni già riconciliato.
The Sandbox ha dichiarato di aver corretto e contenuto la vulnerabilità, bloccato i trasferimenti attraverso i bridge interessati e disattivato il bridging che coinvolgeva Base e BNB Smart Chain. Il progetto ha inoltre affermato che i SAND su Ethereum e Polygon non erano stati colpiti.
Il team ha indicato l’intenzione di effettuare uno snapshot delle posizioni di liquidità interessate, contattare i liquidity provider idonei e pubblicare un’analisi post-mortem dettagliata. Nelle informazioni disponibili, tuttavia, non risultavano ancora definiti pubblicamente i criteri finali di ammissibilità, le modalità di compensazione e gli importi dei pagamenti.
È quindi importante distinguere tra le misure immediate di contenimento e un eventuale piano successivo di recupero o rimborso. Mettere in pausa il bridge impedisce di utilizzare ulteriormente il percorso sfruttato, ma non risolve automaticamente il problema dei token già coniati né le perdite subite dai fornitori di liquidità.
L’incidente ha spinto alcuni exchange sudcoreani ad adottare misure precauzionali. Bithumb ha sospeso depositi e prelievi di SAND, mentre Upbit ha pubblicato un avviso di cautela sul trading a causa dell’attività on-chain anomala e del possibile aumento della volatilità.
Alcuni resoconti hanno descritto il prezzo di SAND come relativamente resiliente durante l’incidente, anziché in forte crollo. Questo, però, non dimostra che l’exploit fosse economicamente irrilevante: i controlli degli exchange e la liquidità scarsa o isolata possono ritardare la scoperta del prezzo. L’effetto di lungo periodo dipenderà anche da come verranno gestiti i token creati senza autorizzazione e i pool interessati.
L’incidente di SAND e l’exploit di KelpDAO del 18 aprile 2026 hanno entrambi coinvolto applicazioni costruite su infrastrutture cross-chain basate su LayerZero, ma i meccanismi di attacco riportati erano diversi.
Nel caso di KelpDAO, gli aggressori hanno compromesso l’infrastruttura utilizzata da una Decentralized Verifier Network (DVN) di LayerZero e sfruttato una configurazione con un solo verificatore. Il messaggio cross-chain contraffatto ha indotto il bridge a rilasciare 116.500 rsETH, per un valore di circa 292 milioni di dollari all’epoca. LayerZero ha descritto l’episodio come circoscritto alla configurazione rsETH di KelpDAO.
L’evento che ha colpito SAND ruotava invece intorno ai permessi delegati dei contratti e all’abuso di approveAndCall, che ha consentito la coniazione non autorizzata di token. La distinzione è importante: i due casi mostrano rischi differenti nei sistemi cross-chain — l’infrastruttura di verifica da una parte, la progettazione delle autorizzazioni e dei permessi dall’altra — ma le prove disponibili non dimostrano che entrambi siano stati causati dallo stesso identico bug del protocollo LayerZero.
La distinzione fondamentale è tra token creati, token detenuti e valore effettivamente estratto. Un bridge può guastarsi in modo da generare un’offerta nominale enorme senza produrre per l’attaccante una quantità equivalente di fondi spendibili. Al contrario, anche un’emissione apparentemente più contenuta può danneggiare i liquidity provider e la fiducia del mercato se altera la liquidità o consente di drenare asset di valore.
Gli utenti dovrebbero verificare quali chain e quali contratti siano stati coinvolti, se depositi e prelievi siano ancora sospesi e se il progetto abbia pubblicato regole precise per l’eventuale recupero o compensazione. Per gli sviluppatori, l’incidente ribadisce la necessità di esaminare ogni permesso delegato, ogni percorso di coniazione privilegiato e ogni confine di autorizzazione cross-chain, non soltanto il livello di verifica dei messaggi.