L’incertezza è rilevante. Se la nave fosse stata operativa e venissero confermati vittime o danni ingenti, l’episodio rappresenterebbe una sfida diretta e più grave alla presenza militare saudita vicino a uno dei principali colli di bottiglia marittimi del mondo. Se invece fosse stata inattiva o vuota, l’attacco dimostrerebbe comunque la volontà degli Houthi di colpire movimenti militari associati all’Arabia Saudita e di usare l’episodio come strumento di pressione.
La rivendicazione del 17 agosto segue l’“embargo marittimo” annunciato dagli Houthi il 20 luglio. Il gruppo ha presentato la misura come una ritorsione contro quelle che definisce restrizioni saudite ai porti e agli aeroporti nelle aree dello Yemen controllate dagli Houthi. I suoi esponenti hanno descritto la politica con la formula “blocco per blocco”.
In seguito gli Houthi hanno rivendicato attacchi contro petroliere legate all’Arabia Saudita, tra cui la NCC GHAZAL, sostenendo di averla costretta a ritirarsi perché aveva violato il divieto di navigazione. Un rapporto del Security Council Report ha inoltre registrato le rivendicazioni di attacchi contro le petroliere Encelia e Layla nel mese di luglio.
La campagna non si è limitata alle navi. Il 9 agosto gli Houthi hanno dichiarato di aver usato un drone contro la raffineria Aramco di Jazan, nel sud dell’Arabia Saudita. Le autorità saudite hanno confermato che nella struttura si è sviluppato un incendio, poi domato, senza feriti. Non hanno però stabilito pubblicamente la causa dell’incendio né comunicato l’entità complessiva dei danni.
Il porto di Mocha, controllato dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e situato vicino a Bab el-Mandeb, è diventato uno dei principali teatri dei combattimenti. Il direttore del porto ha dichiarato che oltre 25 missili hanno colpito l’area nell’arco di diversi giorni, costringendo a sospendere le attività commerciali e marittime. Il bilancio da lui fornito è di sette morti e circa 16 milioni di dollari di perdite.
Separatamente, l’esercito yemenita ha riferito di sette morti e 30 feriti in un attacco contro Mocha e le infrastrutture vicine. Altre ricostruzioni hanno descritto attacchi ripetuti contro il porto e le aree controllate dal governo. Questo elemento ricorda che l’escalation non è soltanto una crisi navale tra Riyadh e gli Houthi: è anche un nuovo capitolo del conflitto interno yemenita.
Anche la navigazione commerciale ha già pagato un prezzo umano. Il governo yemenita ha dichiarato che un attacco Houthi contro la nave egiziana Tihamah, a sud di Mocha, ha ucciso sei persone e ne ha ferite dieci. I primi resoconti indicavano però quattro morti tra l’equipaggio, a conferma delle discrepanze ancora presenti nei bilanci delle vittime.
Funzionari sauditi hanno avvertito che gli Houthi potrebbero coordinarsi con milizie irachene per attacchi provenienti da sud e da nord, con la presunta supervisione della Forza Quds dei Guardiani della rivoluzione islamica iraniana, l’IRGC. Reuters ha descritto queste informazioni come una valutazione di un alto funzionario saudita basata su dati d’intelligence di Arabia Saudita, Stati Uniti e altri Paesi della regione. Non costituiscono una conferma indipendente del fatto che l’Iran abbia ordinato gli attacchi specifici o fornito le armi, i dati di puntamento o i comandanti coinvolti.
Alcuni resoconti hanno formulato accuse più dettagliate sul ruolo di comandanti dell’IRGC, sul sostegno informativo e sul coordinamento con le milizie irachene. Nel materiale disponibile, queste restano accuse e non possono essere trattate come fatti accertati. Il dato più solido è che Riyadh si sta preparando a una minaccia di sicurezza più ampia, mentre gli Houthi continuano a rivendicare operazioni contro obiettivi legati all’Arabia Saudita.
La risposta saudita passa anche dal rafforzamento delle partnership. Secondo le notizie disponibili, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato ad agosto un patto di difesa. Riyadh ha inoltre promosso un’iniziativa multinazionale per la difesa marittima nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Quattordici Paesi hanno sottoscritto una dichiarazione fondativa alla fine di luglio, ma il ruolo operativo della coalizione e gli impegni concreti dei singoli membri restano poco chiari.
L’Arabia Saudita ha cercato anche un sostegno internazionale per proteggere la navigazione nel Mar Rosso. Le consultazioni diplomatiche hanno coinvolto governi regionali; la composizione definitiva e la struttura della coalizione erano ancora in discussione.
I nuovi attacchi mettono sotto forte pressione la fragile de-escalation instaurata dopo il 2022. Una valutazione della BBC ha indicato che l’apparente fine della moderazione osservata durante la fase di cessate il fuoco ha già portato a colpire navi saudite, alimentando il timore di un conflitto più ampio. L’Institute for the Study of War ha rilevato che i combattimenti tra gli Houthi e le forze del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale erano rimasti a bassa intensità dal 2023, avvertendo però che l’attuale escalation segue notizie di possibili operazioni navali e terrestri saudite.
Un attacco confermato contro una nave da guerra saudita, vittime militari numerose o danni gravi alle infrastrutture petrolifere potrebbero spingere Riyadh a intensificare i raid o a sostenere una più ampia offensiva terrestre in Yemen. La dinamica potrebbe inoltre coinvolgere gruppi iracheni vicini all’Iran e trasformare uno scontro localizzato in una crisi regionale.
D’altra parte, una coalizione marittima più ampia potrebbe scoraggiare gli attacchi, ma anche aumentare le occasioni di errore di calcolo tra navi da guerra, motovedette e imbarcazioni commerciali.
Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e si trova sulla rotta marittima che unisce Europa e Asia attraverso il Canale di Suez.
Le informazioni disponibili non dimostrano che lo stretto sia stato completamente chiuso. Tuttavia, attacchi, avvertimenti alle navi, sospensioni portuali e la possibilità di scorte o intercettazioni possono aumentare i premi assicurativi e i costi di sicurezza, allungare i tempi di viaggio e spingere gli armatori a scegliere la rotta più lunga attorno al Capo di Buona Speranza.
Per questo la sospensione delle attività a Mocha ha un significato che va oltre lo Yemen. Un porto danneggiato o chiuso colpisce direttamente gli scambi locali; attacchi ripetuti vicino allo stretto possono invece modificare le decisioni commerciali lungo l’intera rotta tra Europa e Asia, anche senza un blocco formale del traffico.
I segnali più importanti saranno tre: un’eventuale conferma saudita dell’attacco del 17 agosto, la comparsa di prove indipendenti sulle condizioni della nave colpita e l’avvio di operazioni visibili di scorta o intercettazione da parte della nuova coalizione marittima.
Questi sviluppi aiuteranno a capire se la campagna punta soprattutto alla coercizione e alla comunicazione politica oppure se si sta trasformando in un’operazione militare prolungata, capace di produrre una guerra più ampia nel Mar Rosso.
Per ora, la conclusione più prudente è chiara: lo scontro si sta intensificando, ma alcune delle sue rivendicazioni più rilevanti restano ancora non verificate.