Questa dinamica si è accentuata dopo i dati sull’inflazione americana di luglio. I prezzi al consumo sono aumentati del 3,4% su base annua, mentre l’inflazione di fondo — che esclude alimentari ed energia — è salita del 2,5%. Il dato ha mostrato un lieve rallentamento rispetto a giugno e ha spinto i trader a ridurre le scommesse su un rialzo dei tassi alla riunione di settembre della Fed.
A luglio la Federal Reserve aveva mantenuto il tasso sui federal funds nell’intervallo 3,50%-3,75%. Per i mercati, quindi, il punto non era soltanto il livello attuale dei tassi, ma il cambiamento nella traiettoria attesa. Una Fed percepita come meno incline a nuove strette tende a ridurre il sostegno al dollaro e lascia più spazio all’apprezzamento di altre valute, compreso lo yuan.
Anche il commercio estero cinese ha dato sostegno alla valuta. I dati di luglio sulle esportazioni, migliori del previsto, hanno contribuito a mantenere lo yuan vicino ai massimi pluriennali all’inizio di agosto.
Il meccanismo è relativamente semplice: gli esportatori che incassano valuta estera convertono normalmente una parte dei ricavi in yuan per pagare stipendi, fornitori e altre spese domestiche. Esportazioni solide possono quindi creare una domanda strutturale di valuta cinese.
L’effetto finale, tuttavia, dipende anche da quanta valuta gli esportatori decidono di conservare all’estero e dai flussi di capitale in entrata o in uscita dalla Cina. Già nei primi mesi del 2026, le analisi avevano indicato nelle esportazioni dinamiche, nei tassi americani in calo e nella debolezza del dollaro i principali motori della crescita dello yuan.
La performance del 2025 ha segnato una discontinuità rispetto alla precedente serie di ribassi. Secondo una rilevazione, lo yuan onshore — cioè quello negoziato nella Cina continentale — ha guadagnato il 4,2% nell’anno, registrando il primo aumento annuale da quattro anni.
Altre fonti hanno indicato un apprezzamento del 4,4%, una differenza riconducibile ai mercati onshore e offshore o al metodo utilizzato per misurare la variazione.
La percentuale esatta va quindi interpretata con cautela. Il dato comune alle diverse ricostruzioni è che lo yuan ha messo a segno la migliore performance annuale dal 2020, sostenuto dal dollaro più debole, dalla tenuta delle esportazioni e dai segnali delle autorità attraverso i fixing giornalieri del cambio.
A differenza di molte grandi valute, lo yuan onshore non è lasciato completamente alle forze del mercato. Ogni giorno la PBOC stabilisce un tasso centrale, o midpoint, attorno al quale il cambio spot può oscillare entro una banda prestabilita.
Il fixing quotidiano è anche uno strumento per orientare le aspettative. Un midpoint più forte può segnalare che le autorità tollerano uno yuan in crescita; un fixing più debole del previsto può invece frenare un apprezzamento ritenuto troppo rapido.
Alla fine di luglio, per esempio, la PBOC ha fissato un midpoint più debole delle attese mentre lo yuan spot raggiungeva un massimo pluriennale. Il segnale indicava il disagio delle autorità per la velocità del movimento.
La linea di Pechino sembra quindi puntare su un rafforzamento controllato, non su una rivalutazione improvvisa. All’inizio del 2026 la banca centrale aveva inoltre adottato misure per rallentare l’ascesa dello yuan, incoraggiando una maggiore domanda di dollari sul mercato valutario.
Un apprezzamento della valuta offre diversi vantaggi potenziali:
Questo non significa che Pechino voglia uno yuan in salita senza limiti. La Cina deve anche sostenere la crescita e mantenere condizioni favorevoli per le imprese esportatrici. Per questo, la velocità dell’apprezzamento è importante quanto la sua direzione.
Per i produttori che vendono all’estero, uno yuan più forte comporta una conseguenza immediata: ogni dollaro incassato si converte in un numero inferiore di yuan quando il cambio USD/CNY scende.
A meno di aumentare i prezzi in valuta estera, ridurre i costi o migliorare la produttività, l’azienda rischia di vedere diminuire i ricavi e i margini espressi in yuan. Il problema è particolarmente rilevante per i produttori sensibili ai prezzi e per le aziende più piccole, che hanno meno possibilità di trasferire l’effetto del cambio sui clienti stranieri.
Un apprezzamento brusco potrebbe inoltre attirare capitali speculativi e rendere più difficile allentare le condizioni finanziarie interne. Questa tensione spiega i segnali apparentemente contrastanti della PBOC: le autorità hanno consentito allo yuan di seguire la spinta del mercato, ma hanno usato il fixing giornaliero e altri strumenti valutari per scoraggiare un movimento troppo rapido e a senso unico.
Il rafforzamento della valuta cinese si è verificato insieme alla crescita di altre valute mentre il dollaro perdeva terreno. Anche euro, sterlina, peso messicano e diverse valute legate alle materie prime possono beneficiare del calo dei rendimenti statunitensi e del biglietto verde, pur restando esposte a fattori e rischi domestici differenti.
Le prospettive del dollaro restano incerte. MUFG ha rilevato un calo del 9,4% dell’indice DXY nel 2025 e ha previsto un’ulteriore, più moderata flessione di circa il 5% nel 2026. Si tratta di una previsione, non di una certezza, legata anche all’ipotesi di un indebolimento del mercato del lavoro americano e di futuri tagli dei tassi da parte della Fed.
I principali rischi di inversione sono quattro:
La lettura più prudente è che il passaggio dello yuan verso 6,74 sia il risultato di mercato e politica che si muovono nella stessa direzione. La debolezza esterna del dollaro e il cambiamento delle aspettative sui tassi della Fed hanno fornito la spinta; la solidità delle esportazioni cinesi ha aggiunto sostegno interno; e la PBOC, almeno finora, ha preferito amministrare l’avanzata invece di arrestarla del tutto.
Questa dinamica si è accentuata dopo i dati sull’inflazione americana di luglio. I prezzi al consumo sono aumentati del 3,4% su base annua, mentre l’inflazione di fondo — che esclude alimentari ed energia — è salita del 2,5%. Il dato ha mostrato un lieve rallentamento rispetto a giugno e ha spinto i trader a ridurre le scommesse su un rialzo dei tassi alla riunione di settembre della Fed.
A luglio la Federal Reserve aveva mantenuto il tasso sui federal funds nell’intervallo 3,50%-3,75%. Per i mercati, quindi, il punto non era soltanto il livello attuale dei tassi, ma il cambiamento nella traiettoria attesa. Una Fed percepita come meno incline a nuove strette tende a ridurre il sostegno al dollaro e lascia più spazio all’apprezzamento di altre valute, compreso lo yuan.
Anche il commercio estero cinese ha dato sostegno alla valuta. I dati di luglio sulle esportazioni, migliori del previsto, hanno contribuito a mantenere lo yuan vicino ai massimi pluriennali all’inizio di agosto.
Il meccanismo è relativamente semplice: gli esportatori che incassano valuta estera convertono normalmente una parte dei ricavi in yuan per pagare stipendi, fornitori e altre spese domestiche. Esportazioni solide possono quindi creare una domanda strutturale di valuta cinese.
L’effetto finale, tuttavia, dipende anche da quanta valuta gli esportatori decidono di conservare all’estero e dai flussi di capitale in entrata o in uscita dalla Cina. Già nei primi mesi del 2026, le analisi avevano indicato nelle esportazioni dinamiche, nei tassi americani in calo e nella debolezza del dollaro i principali motori della crescita dello yuan.
La performance del 2025 ha segnato una discontinuità rispetto alla precedente serie di ribassi. Secondo una rilevazione, lo yuan onshore — cioè quello negoziato nella Cina continentale — ha guadagnato il 4,2% nell’anno, registrando il primo aumento annuale da quattro anni.
Altre fonti hanno indicato un apprezzamento del 4,4%, una differenza riconducibile ai mercati onshore e offshore o al metodo utilizzato per misurare la variazione.
La percentuale esatta va quindi interpretata con cautela. Il dato comune alle diverse ricostruzioni è che lo yuan ha messo a segno la migliore performance annuale dal 2020, sostenuto dal dollaro più debole, dalla tenuta delle esportazioni e dai segnali delle autorità attraverso i fixing giornalieri del cambio.
A differenza di molte grandi valute, lo yuan onshore non è lasciato completamente alle forze del mercato. Ogni giorno la PBOC stabilisce un tasso centrale, o midpoint, attorno al quale il cambio spot può oscillare entro una banda prestabilita.
Il fixing quotidiano è anche uno strumento per orientare le aspettative. Un midpoint più forte può segnalare che le autorità tollerano uno yuan in crescita; un fixing più debole del previsto può invece frenare un apprezzamento ritenuto troppo rapido.
Alla fine di luglio, per esempio, la PBOC ha fissato un midpoint più debole delle attese mentre lo yuan spot raggiungeva un massimo pluriennale. Il segnale indicava il disagio delle autorità per la velocità del movimento.
La linea di Pechino sembra quindi puntare su un rafforzamento controllato, non su una rivalutazione improvvisa. All’inizio del 2026 la banca centrale aveva inoltre adottato misure per rallentare l’ascesa dello yuan, incoraggiando una maggiore domanda di dollari sul mercato valutario.
Un apprezzamento della valuta offre diversi vantaggi potenziali:
Questo non significa che Pechino voglia uno yuan in salita senza limiti. La Cina deve anche sostenere la crescita e mantenere condizioni favorevoli per le imprese esportatrici. Per questo, la velocità dell’apprezzamento è importante quanto la sua direzione.
Per i produttori che vendono all’estero, uno yuan più forte comporta una conseguenza immediata: ogni dollaro incassato si converte in un numero inferiore di yuan quando il cambio USD/CNY scende.
A meno di aumentare i prezzi in valuta estera, ridurre i costi o migliorare la produttività, l’azienda rischia di vedere diminuire i ricavi e i margini espressi in yuan. Il problema è particolarmente rilevante per i produttori sensibili ai prezzi e per le aziende più piccole, che hanno meno possibilità di trasferire l’effetto del cambio sui clienti stranieri.
Un apprezzamento brusco potrebbe inoltre attirare capitali speculativi e rendere più difficile allentare le condizioni finanziarie interne. Questa tensione spiega i segnali apparentemente contrastanti della PBOC: le autorità hanno consentito allo yuan di seguire la spinta del mercato, ma hanno usato il fixing giornaliero e altri strumenti valutari per scoraggiare un movimento troppo rapido e a senso unico.
Il rafforzamento della valuta cinese si è verificato insieme alla crescita di altre valute mentre il dollaro perdeva terreno. Anche euro, sterlina, peso messicano e diverse valute legate alle materie prime possono beneficiare del calo dei rendimenti statunitensi e del biglietto verde, pur restando esposte a fattori e rischi domestici differenti.
Le prospettive del dollaro restano incerte. MUFG ha rilevato un calo del 9,4% dell’indice DXY nel 2025 e ha previsto un’ulteriore, più moderata flessione di circa il 5% nel 2026. Si tratta di una previsione, non di una certezza, legata anche all’ipotesi di un indebolimento del mercato del lavoro americano e di futuri tagli dei tassi da parte della Fed.
I principali rischi di inversione sono quattro:
La lettura più prudente è che il passaggio dello yuan verso 6,74 sia il risultato di mercato e politica che si muovono nella stessa direzione. La debolezza esterna del dollaro e il cambiamento delle aspettative sui tassi della Fed hanno fornito la spinta; la solidità delle esportazioni cinesi ha aggiunto sostegno interno; e la PBOC, almeno finora, ha preferito amministrare l’avanzata invece di arrestarla del tutto.