Il successivo cambiamento è rilevante perché un rialzo sostenuto soltanto dai derivati può essere amplificato dalla leva finanziaria e dalle ricoperture forzate. Il passaggio simultaneo in positivo dei mercati spot e perpetui suggerisce invece una ripresa più ampia, non dipendente esclusivamente dall’esposizione speculativa sui futures. CryptoQuant e altri resoconti hanno descritto questa lettura come la prima dalla fase del massimo di Bitcoin nell’ottobre 2025.
È l’elemento più convincente a sostegno della tesi di Ju. Tuttavia, la portata del miglioramento viene ancora descritta come modesta. Per ora, quindi, il segnale va interpretato come un primo tentativo di conferma, non come un’inversione di ciclo già completata.
Bitcoin è risalito dall’area dei 64.000 dollari del 19 agosto verso quota 70.000 e successivamente oltre i 77.000 dollari, con un recupero descritto come pari a circa il 23% rispetto al livello del 19 agosto. I dati tecnici disponibili il 21 agosto collocavano Bitcoin al di sopra della media mobile a 200 giorni. Starkiller Capital ha inoltre segnalato che Bitcoin ed Ethereum avevano recuperato le rispettive medie mobili a 200 giorni dopo ribassi dai massimi di circa il 54% e il 70%.
Secondo Starkiller, i precedenti recuperi di Bitcoin sopra la media mobile a 200 giorni sono coincisi con la fine dei bear market. Si tratta di un confronto storico favorevole, ma non di una garanzia: il recupero di una media mobile può fallire, soprattutto quando le condizioni macroeconomiche e la struttura del mercato sono diverse rispetto ai cicli precedenti.
Le affermazioni secondo cui Bitcoin avrebbe recuperato anche le medie mobili a 120 giorni e a 20 settimane, o secondo cui un ritorno a 50.000 dollari sarebbe improbabile, restano interpretazioni di analisti e non costituiscono prove confermate in modo indipendente dai resoconti disponibili. Possono rafforzare la narrativa tecnica rialzista, ma non significano che il rischio di ulteriori ribassi sia scomparso.
Il catalizzatore del 19 agosto è stata la decisione del Tesoro degli Stati Uniti di raddoppiare almeno la dimensione massima delle operazioni di riacquisto di titoli del Tesoro a più lunga scadenza: da 2 a almeno 4 miliardi di dollari per operazione. I resoconti disponibili collegano l’annuncio alla discesa dei rendimenti a lungo termine e alla rapida accelerazione di Bitcoin.
La distinzione terminologica è importante: le fonti citate parlano di riacquisti di titoli del Tesoro, non di un programma di liquidità sul mercato repo.
Il movimento ha inoltre innescato una vasta chiusura delle posizioni short. I resoconti hanno contabilizzato oltre 1 miliardo di dollari di liquidazioni di posizioni short nel settore crypto in un intervallo breve; una stima ha indicato circa 1,74 miliardi di dollari di short liquidati contro 173 milioni di dollari di posizioni long. Gli acquisti degli ETF spot su Bitcoin avevano già fornito un certo sostegno prima dell’annuncio del Tesoro, secondo le notizie pubblicate in quei giorni.
Il quadro, però, è misto. Rendimenti in calo, domanda degli ETF e un miglioramento dell’appetito per il rischio possono favorire una ripresa duratura. Le liquidazioni forzate, invece, rappresentano acquisti meccanici: possono accelerare un movimento senza dimostrare che gli investitori di lungo periodo siano pronti a continuare ad aumentare l’esposizione a prezzi più elevati.
L’analisi di Glassnode precedente al breakout mostrava un indebolimento dei venditori. Bitcoin oscillava tra un prezzo realizzato mediano vicino a 63.000 dollari e il costo medio di carico dei detentori di breve periodo, vicino a 68.700 dollari, mentre i volumi spot erano ai minimi dal 2019. Il suo Seller Exhaustion Constant era sceso ai livelli più bassi del ciclo, suggerendo un progressivo esaurimento della pressione di vendita.
Sono condizioni compatibili con un mercato che si prepara a un’inversione. Non equivalgono però alla prova che l’inversione sia già avvenuta. La stessa analisi di Glassnode evidenziava una leva long affollata e una liquidità sul lato degli acquisti in diminuzione; un altro riepilogo descriveva l’assenza di compratori e la necessità di un “game-changer”.
Anche la storia della media mobile a 200 settimane offre un confronto favorevole. Questo indicatore è spesso utilizzato come riferimento per il ciclo di Bitcoin, e le analisi storiche della relativa heatmap associano la vicinanza alla media mobile ad alcuni precedenti minimi di mercato. Le stesse fonti, tuttavia, avvertono che i pattern passati non garantiscono lo stesso esito in futuro.
Un recupero rapido può comunque fermarsi davanti a una resistenza. Gli analisti hanno individuato l’area degli 80.000 dollari come possibile zona di offerta, dove in analisi precedenti convergevano medie mobili, costo di carico dei detentori di breve periodo e altri livelli della struttura di mercato.
La domanda utile non è se Bitcoin riesca a superare brevemente una soglia psicologica. Occorre verificare se il mercato sia in grado di produrre chiusure giornaliere e settimanali stabilmente sopra la resistenza, mantenendo al contempo volumi spot e domanda solidi. Un breakout alimentato soprattutto dalle ricoperture degli short sarebbe più esposto a un’inversione una volta terminati gli acquisti forzati.
Il prossimo mese rappresenta il test pratico suggerito dallo stesso Ju. Le evidenze diventerebbero più solide se:
Shock macroeconomici, inversioni dei rendimenti e incertezza politica potrebbero ancora provocare una fase di consolidamento o una correzione, anche se il minimo di lungo periodo fosse già stato raggiunto.
La conclusione più prudente è quindi questa: Bitcoin potrebbe essere in transizione fuori dal bear market, ma la transizione non è ancora confermata. Il ritorno simultaneo della domanda spot e dei futures è il segnale più forte; la sua persistenza dopo l’effetto dello short squeeze sarà la prova decisiva.