Giovedì 5 novembre Bitcoin è sceso sotto i 76.000 dollari, in una giornata di vendite che ha coinvolto anche tecnologia e altri investimenti considerati più rischiosi. Il calo ha cancellato il breve rimbalzo seguito alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. A fare da amplificatore, le liquidazioni delle posizioni a leva e le preoccupazioni già presenti sul settore crypto.
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Il tonfo dei titoli tecnologici ha dettato il passo
Il Nasdaq 100 ha perso il 6,4% e l’S&P 500 il 4,4%, secondo Bloomberg. I titoli dei semiconduttori sono stati tra i più colpiti, anche per le prospettive sugli utili giudicate deludenti e per i timori che il controllo democratico del Congresso possa tradursi in una vigilanza più stringente sull’industria dell’intelligenza artificiale.
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Si trattava di timori e aspettative, non di nuove restrizioni già approvate. Nei commenti di mercato è comparsa anche l’ipotesi di limiti all’espansione dei data center; il quadro immediato, però, era quello di una più ampia ritirata dagli investimenti tecnologici e dagli asset più esposti al rischio.
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Questo aiuta a capire perché la discesa di Bitcoin non sia stata una reazione soltanto a notizie specifiche sulle criptovalute. Mercoledì il prezzo era salito fino a poco più di 81.000 dollari, con un rialzo massimo del 4,2%, per poi invertire la rotta mentre i mercati scendevano. Un resoconto ha attribuito parte del rimbalzo alla chiusura forzata di posizioni ribassiste; in ogni caso, il rialzo non ha retto alla seduta di vendite di giovedì.
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Le liquidazioni hanno accelerato la discesa
Con il calo dei prezzi, molte posizioni crypto a leva sono state chiuse automaticamente, aggiungendo pressione alle vendite. Secondo un resoconto, le liquidazioni hanno raggiunto 1,09 miliardi di dollari nell’arco di 24 ore e coinvolto circa 211.000 trader. Un’altra rilevazione, riferita a quattro ore, ha registrato circa 878 milioni di dollari di posizioni liquidate, di cui 798 milioni long, cioè scommesse su un rialzo. I periodi osservati sono diversi, ma entrambi i dati indicano una brusca uscita dalle posizioni rialziste.
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Il comparto arrivava inoltre da giorni difficili. La settimana precedente, la violazione della sicurezza di Binance, valutata 6,3 miliardi di dollari, aveva spinto al ribasso i prezzi delle criptovalute e portato la piattaforma a sospendere i prelievi. L’episodio faceva parte di un contesto già fragile, anche se le cronache di giovedì indicano nel sell-off tecnologico il fattore immediato della nuova discesa.
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In calo anche i titoli legati alle criptovalute
Le vendite si sono estese alle società quotate esposte agli asset digitali. Coinbase e Strategy hanno perso circa il 10%, mentre Circle è scesa di circa il 12%, secondo le rilevazioni di mercato della giornata. In un altro resoconto anche Robinhood ha lasciato sul terreno circa il 10%. Il calo simultaneo mostra come la pressione abbia coinvolto il settore oltre al solo Bitcoin.
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Alcuni dubbi sui risultati societari potevano rendere il comparto più vulnerabile. Coinbase ha comunicato ricavi per circa 1,22 miliardi di dollari e un utile netto di circa 718,7 milioni nel terzo trimestre. Di quest’ultimo, però, circa 715 milioni provenivano da guadagni sulle criptovalute detenute a fini d’investimento: un elemento che rende l’utile meno indicativo della solidità dell’attività operativa ricorrente.
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Anche Circle è scesa nonostante risultati superiori alle attese e la promozione del titolo da parte di un analista. Un resoconto ha indicato che 182 milioni degli 865 milioni di dollari di ricavi trimestrali provenivano da una prevendita una tantum del token ARC. Questo aiuta a spiegare perché notizie positive sui risultati non abbiano protetto il titolo in una giornata di vendite diffuse sulle società legate alle criptovalute.
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Cosa ci dice il sell-off, e cosa no
La seduta di giovedì ha mostrato quanto in fretta le difficoltà di un’area del mercato azionario ad alta crescita possano estendersi alle criptovalute quando gli investitori riducono l’esposizione al rischio. Le informazioni disponibili indicano una combinazione di debolezza dei titoli tecnologici, timori sulle prospettive dell’AI e sul contesto normativo, e vendite forzate nel mercato crypto: non un unico fattore isolato.
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La violazione della sicurezza di Binance e i dubbi sulla composizione degli utili hanno aggiunto elementi a un quadro già teso, ma non vanno confusi con il principale fattore scatenante indicato nelle cronache di mercato di giovedì. E una sola giornata di ribassi simultanei non basta a stabilire come si muoveranno Bitcoin e i titoli crypto in futuro. La conclusione più circoscritta è che, durante una seduta di avversione al rischio, gli asset digitali e le società collegate hanno partecipato alla stessa ondata di vendite dei titoli tecnologici.
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