Il giro di vite istituzionale — I grandi investitori istituzionali si sono orientati verso il rame come metallo strategico per la "transizione energetica" e l'"AI", con J.P. Morgan che prevede un deficit di rame raffinato di circa 330.000 tonnellate nel 2026 .
Interruzioni nelle miniere cilene — Tempeste mortali in Cile, che produce oltre un quinto del rame mondiale, hanno interrotto le principali operazioni minerarie a luglio 2026, stringendo un mercato già teso .
Guasti operativi nelle grandi miniere — Gli analisti segnalano problemi operativi in corso in grandi miniere come Kamoa-Kakula nella Repubblica Democratica del Congo e Grasberg in Indonesia, dove la riapertura completa è stata ritardata .
Sottoinvestimento strutturale — L'offerta mineraria rimane "l'anello debole del mercato". La sostituzione dell'offerta è lenta, ad alta intensità di capitale e operativamente vulnerabile, il che significa che l'offerta non può rispondere rapidamente ai segnali di prezzo .
Scorte in esaurimento — Le scorte sui principali scambi al di fuori degli Stati Uniti sono molto basse, senza alcun margine per assorbire ulteriori shock all'offerta. Entro il 4 agosto, il rame sul LME ha raggiunto i 14.000 $/t a causa del calo delle scorte .
L'effetto dazi USA — I trader stanno riversando rame fisico negli Stati Uniti in previsione di possibili dazi dell'era Trump, creando una stretta artificiale nei mercati extra-USA .
Tensioni Iran/Stretto di Hormuz — L'instabilità geopolitica ha aggiunto un premio al rischio, con il rame che è balzato di quasi l'8% dopo l'escalation del conflitto iraniano .
Il 4 agosto 2026, il rame a tre mesi sul LME è salito a 14.000 $/t, mentre i future COMEX hanno scambiato a circa 6,64–6,65 $/libbra — meno dell'1% al di sotto del massimo storico di 6,70 $/libbra . Il metallo ha guadagnato circa il 14% da inizio anno e circa un terzo in più rispetto ai livelli di un anno fa
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