Il particolare più significativo riguarda però il terzo indirizzo: secondo Arkham, registrava una perdita non realizzata di circa 9,1 milioni di dollari sugli acquisti precedenti. In altre parole, una posizione in rosso è stata spostata fuori dagli exchange invece di essere liquidata . È un comportamento compatibile con una strategia di detenzione a lungo termine, anche se i dati on-chain non permettono di stabilire con certezza chi siano i compratori o quale sia il loro obiettivo finale.
FalconX viene descritta come una prime brokerage per il mercato delle criptovalute, cioè un intermediario che offre servizi di trading, finanziamento e custodia soprattutto a clienti istituzionali, tesorerie aziendali e investitori di grandi dimensioni . Per questo, un deflusso da FalconX verso wallet di nuova creazione viene spesso letto come un possibile trasferimento strategico o un accumulo istituzionale, più che come una normale operazione di trading al dettaglio .
Arkham ha ipotizzato che il wallet con una storia di acquisti possa essere collegato a Bitmine, società quotata nota per l’accumulo di grandi quantità di ETH . Si tratta però di un’attribuzione non confermata: l’identità dei titolari resta anonima.
Il dato più prudente da trarre è quindi questo: capitali freschi e posizioni già in perdita si stanno muovendo verso una custodia separata dagli exchange. Il segnale è coerente con una certa fiducia nel valore futuro di Ethereum, ma non dimostra da solo che sia imminente un rialzo.
Il trasferimento del 10 giugno non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi si sono verificati altri movimenti di grandi dimensioni legati a FalconX e Kraken:
La ricorrenza di questi episodi — grandi importi, wallet nuovi e fasi di debolezza o consolidamento dei prezzi — è compatibile con un accumulo graduale e organizzato. Potrebbe consentire a operatori molto capitalizzati di costruire una posizione senza immettere tutti gli ordini direttamente sui mercati aperti e senza aumentare troppo lo slippage.
Resta comunque una distinzione importante: un prelievo da un exchange può indicare custodia di lungo periodo, ma anche riorganizzazione dei fondi, regolamento di operazioni over-the-counter, staking o trasferimento verso un altro servizio. Il movimento, da solo, non chiarisce l’intenzione finale .
I prelievi delle balene arrivano mentre la quantità di Ethereum disponibile sugli exchange centralizzati è scesa ai livelli più bassi dal 2016 . Nel frattempo, oltre 38,1 milioni di ETH, pari al 33,1% dell’offerta circolante, risultano bloccati nello staking, una quota record secondo i dati citati .
Anche l’Exchange Supply Ratio, che misura il rapporto tra l’offerta detenuta sugli exchange e quella complessiva, è stato indicato ai minimi dal 2017 . I dati sulla variazione netta delle riserve monitorati da Glassnode hanno inoltre mostrato deflussi vicini a 1,2 milioni di ETH in una singola giornata nell’ultima settimana di marzo 2026 .
Il quadro è quello di una liquidità immediatamente disponibile per la vendita sempre più sottile. Anche la coda dei validatori segnala uno squilibrio: 2.876.752 ETH erano in attesa di entrare nello staking, contro appena 40.504 ETH nella coda di uscita . In presenza di una domanda normale o in aumento, una combinazione di questo tipo potrebbe favorire il prezzo. Ma la domanda, per ora, rimane il punto debole.
Nonostante i deflussi e la contrazione dell’offerta liquida, al momento delle transazioni ETH scambiava sotto i 1.700 dollari . La mancata reazione al cosiddetto “squeeze” dell’offerta riflette soprattutto la debolezza degli acquisti sul mercato spot.
Le grandi entità sembrano accumulare, ma l’interesse degli investitori al dettaglio e il momentum speculativo non hanno seguito la stessa direzione. Inoltre, alcuni investitori che avevano comprato a prezzi più elevati si trovano ancora in perdita, dato che ETH è sceso sotto il prezzo medio realizzato degli indirizzi di accumulo monitorati da CryptoQuant .
A complicare il quadro contribuiscono l’incertezza macroeconomica, le tensioni geopolitiche e l’assenza di catalizzatori regolamentari sufficientemente forti da riportare sul mercato gli acquirenti più aggressivi .
Ne deriva una situazione di equilibrio precario: l’offerta spot si restringe, ma senza una nuova ondata di domanda l’accumulo delle balene non implica automaticamente un breakout immediato .
I trasferimenti del 10 giugno rafforzano tre considerazioni:
A metà giugno 2026 Ethereum si trova quindi in una fase di attesa: le balene continuano a ritirare monete dagli exchange, una parte consistente dell’offerta è già immobilizzata nello staking e alcuni investitori sembrano disposti a sopportare perdite sulla carta. Il segnale on-chain è costruttivo, ma la prossima direzione del mercato dipenderà dalla capacità della domanda di allargarsi oltre un gruppo ristretto di grandi acquirenti.
Il particolare più significativo riguarda però il terzo indirizzo: secondo Arkham, registrava una perdita non realizzata di circa 9,1 milioni di dollari sugli acquisti precedenti. In altre parole, una posizione in rosso è stata spostata fuori dagli exchange invece di essere liquidata . È un comportamento compatibile con una strategia di detenzione a lungo termine, anche se i dati on-chain non permettono di stabilire con certezza chi siano i compratori o quale sia il loro obiettivo finale.
FalconX viene descritta come una prime brokerage per il mercato delle criptovalute, cioè un intermediario che offre servizi di trading, finanziamento e custodia soprattutto a clienti istituzionali, tesorerie aziendali e investitori di grandi dimensioni . Per questo, un deflusso da FalconX verso wallet di nuova creazione viene spesso letto come un possibile trasferimento strategico o un accumulo istituzionale, più che come una normale operazione di trading al dettaglio .
Arkham ha ipotizzato che il wallet con una storia di acquisti possa essere collegato a Bitmine, società quotata nota per l’accumulo di grandi quantità di ETH . Si tratta però di un’attribuzione non confermata: l’identità dei titolari resta anonima.
Il dato più prudente da trarre è quindi questo: capitali freschi e posizioni già in perdita si stanno muovendo verso una custodia separata dagli exchange. Il segnale è coerente con una certa fiducia nel valore futuro di Ethereum, ma non dimostra da solo che sia imminente un rialzo.
Il trasferimento del 10 giugno non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi si sono verificati altri movimenti di grandi dimensioni legati a FalconX e Kraken:
La ricorrenza di questi episodi — grandi importi, wallet nuovi e fasi di debolezza o consolidamento dei prezzi — è compatibile con un accumulo graduale e organizzato. Potrebbe consentire a operatori molto capitalizzati di costruire una posizione senza immettere tutti gli ordini direttamente sui mercati aperti e senza aumentare troppo lo slippage.
Resta comunque una distinzione importante: un prelievo da un exchange può indicare custodia di lungo periodo, ma anche riorganizzazione dei fondi, regolamento di operazioni over-the-counter, staking o trasferimento verso un altro servizio. Il movimento, da solo, non chiarisce l’intenzione finale .
I prelievi delle balene arrivano mentre la quantità di Ethereum disponibile sugli exchange centralizzati è scesa ai livelli più bassi dal 2016 . Nel frattempo, oltre 38,1 milioni di ETH, pari al 33,1% dell’offerta circolante, risultano bloccati nello staking, una quota record secondo i dati citati .
Anche l’Exchange Supply Ratio, che misura il rapporto tra l’offerta detenuta sugli exchange e quella complessiva, è stato indicato ai minimi dal 2017 . I dati sulla variazione netta delle riserve monitorati da Glassnode hanno inoltre mostrato deflussi vicini a 1,2 milioni di ETH in una singola giornata nell’ultima settimana di marzo 2026 .
Il quadro è quello di una liquidità immediatamente disponibile per la vendita sempre più sottile. Anche la coda dei validatori segnala uno squilibrio: 2.876.752 ETH erano in attesa di entrare nello staking, contro appena 40.504 ETH nella coda di uscita . In presenza di una domanda normale o in aumento, una combinazione di questo tipo potrebbe favorire il prezzo. Ma la domanda, per ora, rimane il punto debole.
Nonostante i deflussi e la contrazione dell’offerta liquida, al momento delle transazioni ETH scambiava sotto i 1.700 dollari . La mancata reazione al cosiddetto “squeeze” dell’offerta riflette soprattutto la debolezza degli acquisti sul mercato spot.
Le grandi entità sembrano accumulare, ma l’interesse degli investitori al dettaglio e il momentum speculativo non hanno seguito la stessa direzione. Inoltre, alcuni investitori che avevano comprato a prezzi più elevati si trovano ancora in perdita, dato che ETH è sceso sotto il prezzo medio realizzato degli indirizzi di accumulo monitorati da CryptoQuant .
A complicare il quadro contribuiscono l’incertezza macroeconomica, le tensioni geopolitiche e l’assenza di catalizzatori regolamentari sufficientemente forti da riportare sul mercato gli acquirenti più aggressivi .
Ne deriva una situazione di equilibrio precario: l’offerta spot si restringe, ma senza una nuova ondata di domanda l’accumulo delle balene non implica automaticamente un breakout immediato .
I trasferimenti del 10 giugno rafforzano tre considerazioni:
A metà giugno 2026 Ethereum si trova quindi in una fase di attesa: le balene continuano a ritirare monete dagli exchange, una parte consistente dell’offerta è già immobilizzata nello staking e alcuni investitori sembrano disposti a sopportare perdite sulla carta. Il segnale on-chain è costruttivo, ma la prossima direzione del mercato dipenderà dalla capacità della domanda di allargarsi oltre un gruppo ristretto di grandi acquirenti.