McKinsey stima che circa 11 milioni di lavoratori statunitensi, pari a circa il 7% degli occupati attuali, potrebbero dover passare a un’altra professione entro il 2035. Tra gli ambiti più esposti figurano impieghi amministrativi e d’ufficio, vendite e commercio al dettaglio, trasporti e logistica.
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Secondo una nuova stima del McKinsey Global Institute, circa 11 milioni di lavoratori negli Stati Uniti — all’incirca il 7% degli occupati attuali — potrebbero dover passare a un’altra professione entro il 2035. Il rapporto colloca la cifra in una forbice ampia, fra 6 e 16 milioni, a seconda della rapidità con cui si diffonderà l’automazione e di quanto cambierà la domanda di lavoro. 1
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La stima riguarda i possibili passaggi da un’occupazione a un’altra: non significa che tutte le persone interessate perderanno il lavoro o resteranno disoccupate. La questione centrale è se riusciranno a trovare un nuovo impiego e a trasferirsi in settori in crescita.
Bloomberg riferisce che il numero annuo di lavoratori statunitensi che cambiano professione potrebbe triplicare rispetto al dato storico citato, pari a circa 215.000 persone l’anno. È un confronto che dà un’idea della portata dell’adattamento richiesto, ma non implica che i cambiamenti avverranno con regolarità ogni anno né che la previsione si realizzerà con certezza. 1
Il rapporto individua una maggiore concentrazione dei possibili cali occupazionali nei ruoli di supporto amministrativo e d’ufficio, nelle vendite e nel commercio al dettaglio, e nei trasporti e nella logistica. Stima inoltre che oltre il 70% dell’occupazione in declino potrebbe riguardare le due fasce retributive più basse, una classificazione che divide i lavoratori in cinque gruppi di reddito. 7
Questo non vuol dire che tutte le professioni di questi ambiti scompariranno. Indica, piuttosto, che alcune mansioni potrebbero ridursi e che una parte dei lavoratori potrebbe dover cercare un ruolo diverso. Per chi ha redditi più bassi, il passaggio può essere particolarmente difficile se richiede tempo e formazione non facilmente accessibili.
Cambiare occupazione non equivale sempre a trasferire le stesse competenze in un posto nuovo. Può servire una riqualificazione, e il nuovo lavoro potrebbe non garantire lo stesso stipendio. Una ricostruzione secondaria del rapporto segnala che solo il 14% dei passaggi previsti condurrebbe a un’occupazione in crescita con poca formazione aggiuntiva e senza perdita di reddito. 28
Per molti lavoratori, quindi, la transizione potrebbe comportare una formazione più impegnativa, una riduzione delle entrate o entrambe. La proiezione non specifica però quale percorso seguirà ciascuna persona né garantisce che tutte le transizioni avranno gli stessi costi.
Le 11 milioni di persone indicate da McKinsey sono lavoratori che potrebbero dover lasciare occupazioni in calo, non un conteggio dei posti che l’intelligenza artificiale cancellerà. Un’analisi del rapporto riportata da Forbes stima, nello scenario considerato, circa 36 milioni di posti eliminati da AI e automazione entro il 2035 e oltre 40 milioni creati dalla crescita della filiera dell’intelligenza artificiale e dell’economia nel suo complesso. Sono stime modellistiche sui cambiamenti del mercato del lavoro, non una garanzia che chi perde il proprio ruolo occuperà facilmente uno dei nuovi posti. 19
La forbice fra 6 e 16 milioni riflette l’incertezza sia sui tempi di adozione dell’automazione sia sul suo effetto sulla domanda di lavoro. Anche i dati aziendali a breve termine vanno letti con cautela: non verificano direttamente una previsione al 2035. In un sondaggio McKinsey, il 32% degli intervistati nel 2025 prevedeva riduzioni di personale legate all’AI; un anno dopo, il 14% dichiarava di averle effettivamente registrate. Due terzi segnalavano cambiamenti nulli o limitati nell’occupazione complessiva delle proprie organizzazioni. 2
Il divario fra aspettative e riduzioni osservate mostra che gli effetti immediati possono essere diversi da quelli previsti, ma non risolve la questione di come cambierà il lavoro nel prossimo decennio.
Il rapporto pone l’accento sulle competenze e sui percorsi che possono aiutare le persone a raggiungere le professioni del futuro. Le fonti disponibili non indicano uno specifico programma pubblico o un impegno di finanziamento già annunciato nell’ambito della previsione. La formazione, i servizi di orientamento o il sostegno al reddito possono essere discussi come possibili risposte, ma non vanno confusi con misure già definite dal rapporto. 7
Il dato più importante, dunque, non è soltanto quante persone potrebbero cambiare professione. È anche quanto sarà accessibile il passaggio verso nuovi ruoli, soprattutto per i lavoratori a basso reddito e per chi dovrà acquisire competenze diverse senza subire perdite economiche insostenibili.
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McKinsey stima che circa 11 milioni di lavoratori statunitensi, pari a circa il 7% degli occupati attuali, potrebbero dover passare a un’altra professione entro il 2035.
McKinsey stima che circa 11 milioni di lavoratori statunitensi, pari a circa il 7% degli occupati attuali, potrebbero dover passare a un’altra professione entro il 2035. Tra gli ambiti più esposti figurano impieghi amministrativi e d’ufficio, vendite e commercio al dettaglio, trasporti e logistica.
Cambiare professione può richiedere una riqualificazione e comportare una riduzione del reddito.