In una singola giornata, quando Bitcoin si trovava vicino a 63.600 dollari, la metrica delle perdite realizzate ha segnato un'impennata di circa 1,9 miliardi di dollari. In passato, movimenti di questa intensità hanno talvolta preceduto minimi locali .
La pressione è evidente anche nella distribuzione dei possessori: secondo i dati CryptoQuant, circa il 53% degli indirizzi Bitcoin si trova attualmente in perdita . Il 5 febbraio 2026, mentre il prezzo attraversava al ribasso la soglia dei 60.000 dollari, Glassnode ha inoltre rilevato la più grande perdita realizzata giornaliera mai registrata, pari a 3,2 miliardi di dollari .
Questi numeri indicano una fase di forte stress, ma non dimostrano da soli che il minimo definitivo sia già stato raggiunto.
Il fronte istituzionale è quello che presenta i segnali più netti. Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato 13 sedute consecutive di deflussi netti tra il 15 maggio e il 3 giugno: la serie più lunga dall'avvio di questi prodotti nel gennaio 2024 .
Nel periodo sono usciti complessivamente circa 4,33 miliardi di dollari, equivalenti a 59.351 BTC . La sola settimana dal 25 al 29 maggio ha totalizzato 1,42 miliardi di dollari di deflussi, il terzo peggior dato settimanale mai registrato . Nella settimana successiva, fino al 6 giugno, sono usciti altri 1,72 miliardi circa .
Durante questa sequenza, il patrimonio gestito dagli ETF è sceso da 104,29 a 80,40 miliardi di dollari. Le riserve di Bitcoin detenute dai veicoli ETF sono diminuite a 1,277 milioni di BTC, il 7,2% in meno rispetto al picco dell'ottobre 2025 .
Non si tratta quindi soltanto di piccoli investitori che vendono in preda al panico. La velocità e la durata dei riscatti suggeriscono una riduzione dell'esposizione istituzionale, anche se non è ancora possibile stabilire se si tratti di una fuga strutturale o di una temporanea rotazione del capitale.
Bitcoin aveva raggiunto il massimo storico di 126.210 dollari nell'ottobre 2025. Il 5 febbraio 2026 è precipitato fino a 60.062 dollari, con una perdita dal picco al minimo superiore al 52% .
All'inizio di giugno, la criptovaluta è tornata sotto quota 60.000 dollari, arrivando brevemente intorno ai 59.000 . Con il prezzo in difficoltà vicino ai 62.500 dollari, alcuni osservatori considerano possibile un nuovo test dell'area 55.000-57.000 dollari, soprattutto se i deflussi dagli ETF dovessero proseguire e la liquidità continuasse a spostarsi verso il comparto dell'intelligenza artificiale.
La società Strategy, precedentemente nota come MicroStrategy, detiene 843.706 BTC. Il costo medio indicato nelle fonti più recenti è di circa 75.701 dollari per Bitcoin, per una base di costo complessiva vicina ai 56 miliardi di dollari .
Ai prezzi dell'inizio di giugno, la posizione comporta una perdita non realizzata superiore agli 11 miliardi di dollari . Il valore esatto del costo medio varia però a seconda del momento e della fonte utilizzata: alcune ricostruzioni riportano cifre diverse. Il punto centrale non cambia: le riserve della società sono profondamente sotto il prezzo medio di acquisto.
Tra la fine di maggio e l'inizio di giugno, Strategy ha venduto 32 BTC, la prima cessione dal 2022. L'operazione ha fruttato circa 2,5 milioni di dollari, a un prezzo medio netto di 77.135 dollari per Bitcoin, e serviva a finanziare il dividendo sulle azioni privilegiate .
In termini quantitativi, si è trattato appena dello 0,0038% delle riserve complessive . Eppure l'operazione ha avuto un peso narrativo molto maggiore della sua dimensione reale. Il commentatore della CNBC Jim Cramer ha collegato la vendita alla discesa di Bitcoin sotto i 60.000 dollari. Saylor ha respinto l'accusa, definendo il ribasso «solo una ferita superficiale» .
La vicenda ha riaperto una domanda scomoda: quanto è solida una strategia costruita sull'accumulo continuo quando il prezzo del sottostante scende e la società deve comunque rispettare i propri obblighi finanziari?
Secondo Saylor, la debolezza di giugno non riflette una crisi di fiducia specifica nei confronti di Bitcoin. La sua lettura è quella di una stretta di liquidità: circa 400 miliardi di dollari sarebbero confluiti nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale in sei mesi, mentre gli ETF spot su Bitcoin avrebbero registrato circa 4 miliardi di dollari di deflussi netti dalla metà di maggio .
In questa prospettiva, il ribasso sarebbe una dislocazione temporanea del capitale, non la rottura della tesi di investimento su Bitcoin.
Il 7 giugno Saylor ha pubblicato su X il grafico delle partecipazioni in Bitcoin di Strategy. Un post simile ha spesso preceduto annunci di nuovi acquisti da parte della società, perciò il mercato lo ha interpretato come un possibile segnale di accumulo imminente . Per ora, tuttavia, si tratta di un'indicazione e non della conferma di una nuova operazione.
L'investitore macro Jordi Visser riconosce che, dal punto di vista tecnico, i grafici di Bitcoin mostrano «nessuna speranza». Nonostante ciò, sta acquistando il ribasso .
La sua tesi è che Bitcoin possa avere già toccato il fondo e che l'attuale movimento laterale ricordi la fase successiva alla scadenza dei periodi di lock-up dopo una quotazione in Borsa: i primi investitori vendono, mentre nuovi compratori istituzionali assorbono gradualmente l'offerta .
Visser ritiene che questo «inverno crypto» possa essere il più mite di sempre e sta spostando parte del capitale da posizioni considerate sopravvalutate nei semiconduttori legati all'AI verso quello che definisce un portafoglio della scarsità, composto da argento, rame e Bitcoin .
Peter Brandt mantiene invece una posizione molto più prudente. Il veterano dell'analisi grafica sostiene che Bitcoin potrebbe ancora «scendere ulteriormente o attraversare una capitolazione finale» e non vede un minimo negoziabile prima di ottobre 2026 .
La sua previsione implica altri mesi di andamento laterale o ribassista prima della formazione di un minimo più affidabile.
Il quadro attuale non è quello di un singolo evento catastrofico, ma di una compressione graduale che coinvolge prezzo, liquidità e fiducia.
Da un lato, le perdite on-chain sono enormi e una larga parte degli indirizzi è in rosso. Dall'altro, il danno cumulato non ha ancora superato il massimo del ciclo precedente. Gli ETF, però, stanno mostrando un deflusso eccezionale per durata e velocità, un segnale potenzialmente più strutturale di una semplice giornata di panico.
Nel frattempo, il maggiore detentore corporate di Bitcoin si trova con una posizione fortemente in perdita, ma continua a comunicare convinzione e lascia intendere possibili nuovi acquisti. La vendita di 32 BTC non ha cambiato materialmente i conti di Strategy; ha però incrinato, almeno sul piano simbolico, la promessa implicita di accumulo senza vendite.
La frattura tra gli analisti resta quindi netta. Saylor e Visser vedono un'opportunità di accumulo e una temporanea rotazione della liquidità. Brandt invita ad aspettare e avverte che il fondo potrebbe essere ancora a mesi di distanza.
Per ora, il dato più onesto è anche il meno spettacolare: Bitcoin si trova in una fase di forte stress, ma non esiste ancora un indicatore capace di stabilire con certezza se si tratti dell'ultimo tratto del bear market o dell'inizio di una nuova gamba ribassista. La direzione apparirà chiara soltanto col senno di poi.
In una singola giornata, quando Bitcoin si trovava vicino a 63.600 dollari, la metrica delle perdite realizzate ha segnato un'impennata di circa 1,9 miliardi di dollari. In passato, movimenti di questa intensità hanno talvolta preceduto minimi locali .
La pressione è evidente anche nella distribuzione dei possessori: secondo i dati CryptoQuant, circa il 53% degli indirizzi Bitcoin si trova attualmente in perdita . Il 5 febbraio 2026, mentre il prezzo attraversava al ribasso la soglia dei 60.000 dollari, Glassnode ha inoltre rilevato la più grande perdita realizzata giornaliera mai registrata, pari a 3,2 miliardi di dollari .
Questi numeri indicano una fase di forte stress, ma non dimostrano da soli che il minimo definitivo sia già stato raggiunto.
Il fronte istituzionale è quello che presenta i segnali più netti. Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato 13 sedute consecutive di deflussi netti tra il 15 maggio e il 3 giugno: la serie più lunga dall'avvio di questi prodotti nel gennaio 2024 .
Nel periodo sono usciti complessivamente circa 4,33 miliardi di dollari, equivalenti a 59.351 BTC . La sola settimana dal 25 al 29 maggio ha totalizzato 1,42 miliardi di dollari di deflussi, il terzo peggior dato settimanale mai registrato . Nella settimana successiva, fino al 6 giugno, sono usciti altri 1,72 miliardi circa .
Durante questa sequenza, il patrimonio gestito dagli ETF è sceso da 104,29 a 80,40 miliardi di dollari. Le riserve di Bitcoin detenute dai veicoli ETF sono diminuite a 1,277 milioni di BTC, il 7,2% in meno rispetto al picco dell'ottobre 2025 .
Non si tratta quindi soltanto di piccoli investitori che vendono in preda al panico. La velocità e la durata dei riscatti suggeriscono una riduzione dell'esposizione istituzionale, anche se non è ancora possibile stabilire se si tratti di una fuga strutturale o di una temporanea rotazione del capitale.
Bitcoin aveva raggiunto il massimo storico di 126.210 dollari nell'ottobre 2025. Il 5 febbraio 2026 è precipitato fino a 60.062 dollari, con una perdita dal picco al minimo superiore al 52% .
All'inizio di giugno, la criptovaluta è tornata sotto quota 60.000 dollari, arrivando brevemente intorno ai 59.000 . Con il prezzo in difficoltà vicino ai 62.500 dollari, alcuni osservatori considerano possibile un nuovo test dell'area 55.000-57.000 dollari, soprattutto se i deflussi dagli ETF dovessero proseguire e la liquidità continuasse a spostarsi verso il comparto dell'intelligenza artificiale.
La società Strategy, precedentemente nota come MicroStrategy, detiene 843.706 BTC. Il costo medio indicato nelle fonti più recenti è di circa 75.701 dollari per Bitcoin, per una base di costo complessiva vicina ai 56 miliardi di dollari .
Ai prezzi dell'inizio di giugno, la posizione comporta una perdita non realizzata superiore agli 11 miliardi di dollari . Il valore esatto del costo medio varia però a seconda del momento e della fonte utilizzata: alcune ricostruzioni riportano cifre diverse. Il punto centrale non cambia: le riserve della società sono profondamente sotto il prezzo medio di acquisto.
Tra la fine di maggio e l'inizio di giugno, Strategy ha venduto 32 BTC, la prima cessione dal 2022. L'operazione ha fruttato circa 2,5 milioni di dollari, a un prezzo medio netto di 77.135 dollari per Bitcoin, e serviva a finanziare il dividendo sulle azioni privilegiate .
In termini quantitativi, si è trattato appena dello 0,0038% delle riserve complessive . Eppure l'operazione ha avuto un peso narrativo molto maggiore della sua dimensione reale. Il commentatore della CNBC Jim Cramer ha collegato la vendita alla discesa di Bitcoin sotto i 60.000 dollari. Saylor ha respinto l'accusa, definendo il ribasso «solo una ferita superficiale» .
La vicenda ha riaperto una domanda scomoda: quanto è solida una strategia costruita sull'accumulo continuo quando il prezzo del sottostante scende e la società deve comunque rispettare i propri obblighi finanziari?
Secondo Saylor, la debolezza di giugno non riflette una crisi di fiducia specifica nei confronti di Bitcoin. La sua lettura è quella di una stretta di liquidità: circa 400 miliardi di dollari sarebbero confluiti nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale in sei mesi, mentre gli ETF spot su Bitcoin avrebbero registrato circa 4 miliardi di dollari di deflussi netti dalla metà di maggio .
In questa prospettiva, il ribasso sarebbe una dislocazione temporanea del capitale, non la rottura della tesi di investimento su Bitcoin.
Il 7 giugno Saylor ha pubblicato su X il grafico delle partecipazioni in Bitcoin di Strategy. Un post simile ha spesso preceduto annunci di nuovi acquisti da parte della società, perciò il mercato lo ha interpretato come un possibile segnale di accumulo imminente . Per ora, tuttavia, si tratta di un'indicazione e non della conferma di una nuova operazione.
L'investitore macro Jordi Visser riconosce che, dal punto di vista tecnico, i grafici di Bitcoin mostrano «nessuna speranza». Nonostante ciò, sta acquistando il ribasso .
La sua tesi è che Bitcoin possa avere già toccato il fondo e che l'attuale movimento laterale ricordi la fase successiva alla scadenza dei periodi di lock-up dopo una quotazione in Borsa: i primi investitori vendono, mentre nuovi compratori istituzionali assorbono gradualmente l'offerta .
Visser ritiene che questo «inverno crypto» possa essere il più mite di sempre e sta spostando parte del capitale da posizioni considerate sopravvalutate nei semiconduttori legati all'AI verso quello che definisce un portafoglio della scarsità, composto da argento, rame e Bitcoin .
Peter Brandt mantiene invece una posizione molto più prudente. Il veterano dell'analisi grafica sostiene che Bitcoin potrebbe ancora «scendere ulteriormente o attraversare una capitolazione finale» e non vede un minimo negoziabile prima di ottobre 2026 .
La sua previsione implica altri mesi di andamento laterale o ribassista prima della formazione di un minimo più affidabile.
Il quadro attuale non è quello di un singolo evento catastrofico, ma di una compressione graduale che coinvolge prezzo, liquidità e fiducia.
Da un lato, le perdite on-chain sono enormi e una larga parte degli indirizzi è in rosso. Dall'altro, il danno cumulato non ha ancora superato il massimo del ciclo precedente. Gli ETF, però, stanno mostrando un deflusso eccezionale per durata e velocità, un segnale potenzialmente più strutturale di una semplice giornata di panico.
Nel frattempo, il maggiore detentore corporate di Bitcoin si trova con una posizione fortemente in perdita, ma continua a comunicare convinzione e lascia intendere possibili nuovi acquisti. La vendita di 32 BTC non ha cambiato materialmente i conti di Strategy; ha però incrinato, almeno sul piano simbolico, la promessa implicita di accumulo senza vendite.
La frattura tra gli analisti resta quindi netta. Saylor e Visser vedono un'opportunità di accumulo e una temporanea rotazione della liquidità. Brandt invita ad aspettare e avverte che il fondo potrebbe essere ancora a mesi di distanza.
Per ora, il dato più onesto è anche il meno spettacolare: Bitcoin si trova in una fase di forte stress, ma non esiste ancora un indicatore capace di stabilire con certezza se si tratti dell'ultimo tratto del bear market o dell'inizio di una nuova gamba ribassista. La direzione apparirà chiara soltanto col senno di poi.