Il risultato del report è netto, ma non racconta una storia di vantaggio cinese su ogni parametro.
Le startup cinesi hanno occupato sei dei primi dieci posti della classifica, il doppio rispetto a quelle statunitensi . Gli Stati Uniti hanno portato nella top 10 Figure AI, Apptronik e Agility Robotics, mentre la tedesca Agile Robots ha completato l’elenco .
Il numero di brevetti, tuttavia, non coincide automaticamente con la loro efficacia tecnologica. Un’analisi di Forbes sugli stessi dati ha rilevato che, in media, i singoli brevetti statunitensi tendono a essere più solidi e di qualità superiore. Anche MLex ha confermato che le invenzioni americane mantengono un vantaggio qualitativo .
Il punto di forza della Cina è soprattutto la scala. Il Paese concentra in particolare il 73% dei brevetti mondiali relativi alla morfologia, cioè alla struttura fisica del robot e al suo “corpo” . L’analisi ha inoltre preso in considerazione sistemi di interazione, controllo e pianificazione: tecnologie essenziali per trasformare un robot capace di camminare in una macchina in grado di lavorare in ambienti reali e poco prevedibili .
Le aziende cinesi hanno conquistato tutti i primi cinque posti: un risultato definito da diverse fonti un vero e proprio “clean sweep”, ovvero un en plein .
Una sesta società cinese, Leju Robot, con sede a Shenzhen, si è piazzata al nono posto nella classifica generale .
Nel resto della top 10 figurano quindi tre aziende statunitensi — Figure AI, Apptronik e Agility Robotics — e la tedesca Agile Robots .
Il report è stato pubblicato il 28 luglio 2026. Nello stesso giorno l’amministrazione Trump ha annunciato e reso operativo il divieto di importare nuovi robot umanoidi e quadrupedi da Paesi classificati come “avversari stranieri”. La Casa Bianca ha motivato la scelta citando “rischi inaccettabili” per la sicurezza nazionale .
La misura taglia di fatto l’accesso dei robot umanoidi cinesi al mercato statunitense. È una decisione rilevante anche alla luce del peso commerciale raggiunto dalla Cina: secondo le fonti, le aziende cinesi hanno rappresentato il 90% delle spedizioni mondiali di robot umanoidi nel 2025 .
Diverse ricostruzioni hanno inoltre riferito che la Federal Communications Commission, l’autorità statunitense per le comunicazioni, ha vietato le nuove importazioni di questi robot e che Washington sta valutando limiti più ampi agli ingressi dalla Cina .
La fotografia emersa dal report è quindi a due facce: la Cina dispone di un vantaggio evidente nella quantità dei brevetti e nella capacità produttiva, mentre gli Stati Uniti conservano un margine sulla qualità media delle singole invenzioni .
Le restrizioni americane aggiungono ora una barriera commerciale e geopolitica alla competizione tecnologica. Potrebbero modificare le strategie internazionali di aziende come Fourier, AgiBot e Unitree, che hanno costruito volumi produttivi rilevanti e guardano sempre di più ai mercati esteri.
Il confronto non si giocherà soltanto su chi possiede più brevetti. A fare la differenza saranno anche la qualità delle invenzioni, la capacità di produrre robot a costi sostenibili e la possibilità di portarli nei luoghi di lavoro senza incontrare nuovi ostacoli normativi.