Esponenti tedeschi di diversi schieramenti hanno sostenuto che le dichiarazioni abbiano oltrepassato una linea invalicabile, perché sembrano sostenere l’uccisione di persone che non rappresenterebbero necessariamente una minaccia immediata. Secondo loro, una simile politica non può essere giustificata come esercizio del legittimo diritto di Israele all’autodifesa.
Jürgen Hardt, portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare CDU/CSU, ha definito le parole di Ben-Gvir disumane e ha affermato che sanzionarlo dimostrerebbe l’applicazione universale della dignità e dei diritti umani.
Anche altri parlamentari tedeschi hanno chiesto un intervento. Dietmar Bartsch, esponente della Sinistra, ha invitato Berlino e Bruxelles a valutare sanzioni, compreso un divieto d’ingresso valido in tutta Europa. Il socialdemocratico Adis Ahmetović ha chiesto alla Germania di sostenere sanzioni contro Ben-Gvir e contro il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.
Il vicecancelliere Lars Klingbeil ha a sua volta affermato che l’UE dovrebbe valutare seriamente sanzioni contro Ben-Gvir, definendo disumanizzanti le sue dichiarazioni.
Al Consiglio dell’UE è stata presentata una proposta per inserire Ben-Gvir nel regime globale di sanzioni dell’Unione europea in materia di diritti umani. L’eventuale misura sarebbe quindi rivolta a un singolo ministro e non comporterebbe automaticamente l’introduzione di nuove sanzioni contro Israele nel suo complesso.
Il criterio giuridico richiamato dalla Commissione è che Israele debba rispettare il diritto internazionale, incluso quello umanitario, garantendo al tempo stesso la protezione continua dei civili. È su questo quadro che si concentra il dibattito europeo sulla possibilità di adottare misure restrittive nei confronti di Ben-Gvir.
Le sanzioni di politica estera dell’UE richiedono l’approvazione unanime dei 27 Stati membri. A giugno, l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas aveva dichiarato che diversi Paesi avevano proposto sanzioni contro Ben-Gvir, ma che non era stato raggiunto il consenso necessario.
La regola dell’unanimità attribuisce a ogni governo un peso decisivo. La posizione della Germania è particolarmente importante: i parlamentari tedeschi chiedono ora un’azione più dura, mentre Berlino in precedenza aveva mostrato cautela di fronte ad alcune misure europee riguardanti Israele.
Il risultato è una distanza tra il principio giuridico ribadito dalla Commissione e la capacità concreta dell’UE di adottare una sanzione. Per ora, Bruxelles ha riaffermato l’obbligo di proteggere i civili e rispettare il diritto internazionale umanitario; il passaggio a una misura contro Ben-Gvir dipenderà invece dall’accordo di tutti gli Stati membri.