A queste decisioni si sono allineati nove Paesi europei non appartenenti all’UE, ampliando la portata pratica delle misure oltre i 27 Stati membri.
Il Consiglio dell’UE ha imposto misure restrittive a sei cittadini iraniani accusati di gravi violazioni dei diritti umani. Il gruppo comprende cinque giudici e una figura di rilievo associata a un gruppo informatico accusato di contribuire alla repressione e alla limitazione dell’informazione.
Le sanzioni prevedono:
Il regime sui diritti umani comprende inoltre restrizioni all’esportazione verso l’Iran di apparecchiature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna.
Questo quadro sanzionatorio è separato da quello istituito nel 2023 per il sostegno militare iraniano alla Russia e ad altri attori armati nella regione.
Il Consiglio ha inoltre adottato la Decisione (PESC) 2025/1837, che modifica la Decisione (PESC) 2023/1532. Il provvedimento rinnova le restrizioni legate al sostegno militare iraniano alla guerra russa contro l’Ucraina, all’appoggio a gruppi ed entità armate in Medio Oriente e nel Mar Rosso e alle azioni che compromettono la libertà di navigazione nella regione.
Nell’ambito di questo secondo regime, l’UE ha rimosso dalla lista quattro persone. È un dato distinto dai tre nominativi cancellati dal regime sui diritti umani, insieme all’aggiornamento della posizione relativa a un’entità.
La differenza tra quattro e tre persone depennate non indica una contraddizione: i due numeri si riferiscono a due liste sanzionatorie diverse, entrambe aggiornate il 24 luglio.
I Paesi non appartenenti all’UE che hanno annunciato di voler adeguare le proprie politiche nazionali alle decisioni europee sono:
L’allineamento non equivale all’adesione all’Unione e non comporta l’applicazione automatica del diritto europeo nei rispettivi territori. Significa che ciascun Paese attua le misure attraverso il proprio ordinamento nazionale.
L’elenco riunisce Paesi candidati all’adesione, membri dello Spazio economico europeo e l’Ucraina. In concreto, la scelta riduce le differenze tra le politiche dell’UE e quelle di diversi partner europei.
Le decisioni di luglio si inseriscono in una risposta europea più ampia a quattro categorie di condotte attribuite all’Iran.
Il regime istituito nel 2023 è nato per colpire il sostegno militare iraniano alla guerra russa contro l’Ucraina. L’UE ha collegato queste misure al trasferimento di droni e di altre attrezzature militari utilizzate dalle forze russe contro l’Ucraina.
Il 29 luglio, l’Alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha ribadito la richiesta a Teheran di interrompere il sostegno militare a Mosca durante una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. I due hanno discusso anche della riduzione delle tensioni regionali e della situazione nel Golfo Persico.
Lo stesso regime sanzionatorio è stato ampliato per includere il sostegno iraniano a gruppi ed entità armate in Medio Oriente e nell’area del Mar Rosso. Secondo la formulazione europea, il quadro riguarda anche condotte connesse ai rischi per la sicurezza regionale e agli attacchi contro la navigazione commerciale.
Il 22 maggio 2026 l’UE ha esteso l’ambito del regime esistente, consentendo di colpire persone ed entità coinvolte in azioni o politiche iraniane che minacciano la libertà di navigazione in Medio Oriente, con particolare riferimento allo Stretto di Hormuz.
Le prime designazioni fondate su questo nuovo criterio sono arrivate l’8 giugno e hanno riguardato un’unità navale del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica e due persone, secondo la documentazione giuridica e la stampa specializzata sulle sanzioni.
Il regime separato sui diritti umani riguarda accuse di repressione, procedimenti giudiziari abusivi, condanne a morte e soppressione dell’informazione. I sei nominativi aggiunti il 24 luglio comprendono giudici e una figura legata a un gruppo informatico che l’UE associa a queste problematiche.
Le decisioni del 24 luglio fanno parte di una sequenza di interventi adottati dall’UE nel corso del 2026:
Il quadro mostra l’uso coordinato di diversi strumenti: inserimenti individuali per presunti abusi, restrizioni legate ai trasferimenti militari e una base giuridica più ampia per rispondere ai rischi marittimi e alla sicurezza regionale.
L’adesione di Albania, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia e Ucraina segnala una convergenza politica europea sulle condotte contestate a Teheran.
Sul piano pratico, l’allineamento rende più difficile per le persone e le entità sanzionate sfruttare soltanto le differenze tra le misure dell’UE e quelle dei Paesi partner. Tuttavia, le fonti disponibili non consentono di misurare l’efficacia concreta del pacchetto né di quantificare i rischi ancora legati all’elusione delle sanzioni attraverso Paesi terzi, beni a duplice uso o canali bancari.
Questi possibili varchi richiederebbero prove e analisi specifiche. Il dato documentato, al momento, è l’ampliamento dei regimi europei e il loro più ampio coordinamento con altri Paesi europei.
A queste decisioni si sono allineati nove Paesi europei non appartenenti all’UE, ampliando la portata pratica delle misure oltre i 27 Stati membri.
Il Consiglio dell’UE ha imposto misure restrittive a sei cittadini iraniani accusati di gravi violazioni dei diritti umani. Il gruppo comprende cinque giudici e una figura di rilievo associata a un gruppo informatico accusato di contribuire alla repressione e alla limitazione dell’informazione.
Le sanzioni prevedono:
Il regime sui diritti umani comprende inoltre restrizioni all’esportazione verso l’Iran di apparecchiature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna.
Questo quadro sanzionatorio è separato da quello istituito nel 2023 per il sostegno militare iraniano alla Russia e ad altri attori armati nella regione.
Il Consiglio ha inoltre adottato la Decisione (PESC) 2025/1837, che modifica la Decisione (PESC) 2023/1532. Il provvedimento rinnova le restrizioni legate al sostegno militare iraniano alla guerra russa contro l’Ucraina, all’appoggio a gruppi ed entità armate in Medio Oriente e nel Mar Rosso e alle azioni che compromettono la libertà di navigazione nella regione.
Nell’ambito di questo secondo regime, l’UE ha rimosso dalla lista quattro persone. È un dato distinto dai tre nominativi cancellati dal regime sui diritti umani, insieme all’aggiornamento della posizione relativa a un’entità.
La differenza tra quattro e tre persone depennate non indica una contraddizione: i due numeri si riferiscono a due liste sanzionatorie diverse, entrambe aggiornate il 24 luglio.
I Paesi non appartenenti all’UE che hanno annunciato di voler adeguare le proprie politiche nazionali alle decisioni europee sono:
L’allineamento non equivale all’adesione all’Unione e non comporta l’applicazione automatica del diritto europeo nei rispettivi territori. Significa che ciascun Paese attua le misure attraverso il proprio ordinamento nazionale.
L’elenco riunisce Paesi candidati all’adesione, membri dello Spazio economico europeo e l’Ucraina. In concreto, la scelta riduce le differenze tra le politiche dell’UE e quelle di diversi partner europei.
Le decisioni di luglio si inseriscono in una risposta europea più ampia a quattro categorie di condotte attribuite all’Iran.
Il regime istituito nel 2023 è nato per colpire il sostegno militare iraniano alla guerra russa contro l’Ucraina. L’UE ha collegato queste misure al trasferimento di droni e di altre attrezzature militari utilizzate dalle forze russe contro l’Ucraina.
Il 29 luglio, l’Alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha ribadito la richiesta a Teheran di interrompere il sostegno militare a Mosca durante una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. I due hanno discusso anche della riduzione delle tensioni regionali e della situazione nel Golfo Persico.
Lo stesso regime sanzionatorio è stato ampliato per includere il sostegno iraniano a gruppi ed entità armate in Medio Oriente e nell’area del Mar Rosso. Secondo la formulazione europea, il quadro riguarda anche condotte connesse ai rischi per la sicurezza regionale e agli attacchi contro la navigazione commerciale.
Il 22 maggio 2026 l’UE ha esteso l’ambito del regime esistente, consentendo di colpire persone ed entità coinvolte in azioni o politiche iraniane che minacciano la libertà di navigazione in Medio Oriente, con particolare riferimento allo Stretto di Hormuz.
Le prime designazioni fondate su questo nuovo criterio sono arrivate l’8 giugno e hanno riguardato un’unità navale del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica e due persone, secondo la documentazione giuridica e la stampa specializzata sulle sanzioni.
Il regime separato sui diritti umani riguarda accuse di repressione, procedimenti giudiziari abusivi, condanne a morte e soppressione dell’informazione. I sei nominativi aggiunti il 24 luglio comprendono giudici e una figura legata a un gruppo informatico che l’UE associa a queste problematiche.
Le decisioni del 24 luglio fanno parte di una sequenza di interventi adottati dall’UE nel corso del 2026:
Il quadro mostra l’uso coordinato di diversi strumenti: inserimenti individuali per presunti abusi, restrizioni legate ai trasferimenti militari e una base giuridica più ampia per rispondere ai rischi marittimi e alla sicurezza regionale.
L’adesione di Albania, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Liechtenstein, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia e Ucraina segnala una convergenza politica europea sulle condotte contestate a Teheran.
Sul piano pratico, l’allineamento rende più difficile per le persone e le entità sanzionate sfruttare soltanto le differenze tra le misure dell’UE e quelle dei Paesi partner. Tuttavia, le fonti disponibili non consentono di misurare l’efficacia concreta del pacchetto né di quantificare i rischi ancora legati all’elusione delle sanzioni attraverso Paesi terzi, beni a duplice uso o canali bancari.
Questi possibili varchi richiederebbero prove e analisi specifiche. Il dato documentato, al momento, è l’ampliamento dei regimi europei e il loro più ampio coordinamento con altri Paesi europei.