Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha detto che la società detiene «più o meno 150.000» Bitcoin, per un valore di circa 11,5 miliardi di dollari. Lo ha dichiarato il 3 novembre durante il suo intervento al Plan ₿ Forum di Lugano, in Svizzera. La cifra supera di circa 50.000 BTC quella ricavabile dall’ultimo rapporto sulle riserve a garanzia di USDT.
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La differenza, però, non dimostra che Tether abbia comprato di recente altri 50.000 Bitcoin: Ardoino non ha fornito una ripartizione delle partecipazioni né precisato dove si trovino le monete aggiuntive.
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Che cosa mostra il rapporto sulle riserve di USDT
Il rapporto del terzo trimestre di Tether International, preparato da BDO e riferito al 30 settembre, riporta 8,37 miliardi di dollari in Bitcoin. Sulla base della valutazione indicata, questa cifra corrisponde a circa 100.060 BTC, circa 1.130 in più rispetto ai 98.930 detenuti a giugno.
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Il documento fotografa gli asset che sostengono USDT, la stablecoin di Tether: non è presentato come un inventario di tutti i Bitcoin posseduti dalle diverse società del gruppo. A fine trimestre, le riserve complessive ammontavano a 191,45 miliardi di dollari, a fronte di passività per 183,50 miliardi, con riserve in eccesso pari a 7,95 miliardi. Questi dati descrivono la posizione delle riserve, ma non riconciliano la stima più ampia di Ardoino.
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Investimenti separati potrebbero spiegare la differenza
Una possibile spiegazione è che una parte dei Bitcoin sia detenuta come investimento aziendale, per esempio tramite Tether Investments, e quindi non rientri nel rapporto sulle riserve a garanzia di USDT. Questo potrebbe rendere compatibili, almeno in teoria, la cifra dichiarata da Ardoino e quella più bassa del documento trimestrale. Ma le informazioni disponibili non offrono un rendiconto dettagliato per società e non confermano che i circa 50.000 BTC di differenza si trovino proprio lì.
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Secondo quanto riportato, Tether ha una politica che prevede di destinare fino al 15% degli utili operativi netti realizzati all’acquisto di Bitcoin. È coerente con l’ipotesi di partecipazioni aziendali separate, ma non verifica da sola il totale di 150.000 BTC né chiarisce quando siano state acquistate le monete.
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La distinzione è importante per chi possiede USDT: la dichiarazione del CEO non dimostra che tutti i Bitcoin citati facciano parte delle riserve della stablecoin o siano disponibili per coprire i riscatti.
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I punti ancora da chiarire
Ardoino non ha indicato dove siano custoditi i Bitcoin aggiuntivi né quando siano stati acquistati. Le notizie sulla sua dichiarazione segnalano inoltre che il totale non è stato accompagnato da una verifica tramite indirizzi dei wallet. Le fonti disponibili non includono una attestazione separata che riconcili tutti i 150.000 BTC tra le diverse entità di Tether.
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Per ora, dunque, i circa 150.000 BTC restano una cifra dichiarata dalla dirigenza. Il rapporto sulle riserve fornisce invece una fotografia datata e più circoscritta dei Bitcoin inclusi negli asset a garanzia di USDT. I due numeri si possono confrontare, ma le informazioni pubbliche non spiegano completamente la differenza.
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Che cosa significa per il mercato
Se la stima di Ardoino fosse accurata, Tether si collocherebbe dietro Strategy, il governo degli Stati Uniti e la Cina tra i principali detentori di Bitcoin citati dalle fonti. Strategy risultava avere 849.327 BTC.
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L’annuncio riguarda Bitcoin che Tether afferma di possedere già: non documenta un nuovo acquisto né un impegno a comprarne altri. Non prova quindi, di per sé, una nuova domanda di mercato legata alla dichiarazione. L’eventuale effetto della notizia sul prezzo è una questione distinta, che le fonti citate non permettono di quantificare.
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