Il Bureau of Investigation del ministero della Giustizia taiwanese ha spiegato di aver iniziato a pianificare l’inchiesta nell’aprile 2026. Su disposizione dei procuratori di sei circoscrizioni, l’operazione coordinata si è svolta dal 13 luglio al 4 agosto.
Sono stati coinvolti nove uffici territoriali del Bureau, con oltre 330 mobilitazioni di agenti. Le autorità hanno perquisito 64 luoghi e interrogato 114 persone.
I casi riguardano aziende attive, tra gli altri ambiti, nei semiconduttori, nei circuiti integrati, nei chip per display, nei materiali compositi, nelle batterie e nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale.
Taiwan considera il proprio ecosistema di semiconduttori e tecnologie collegate una risorsa centrale per la competitività dell’isola. La preoccupazione degli investigatori è che la perdita di ingegneri esperti e di specialisti tecnici possa indebolire la base di competenze che sostiene la produzione di chip, la progettazione di circuiti integrati e le capacità taiwanesi nel campo dell’IA.
In questo contesto, le accuse assumono un peso diverso rispetto a una normale assunzione internazionale. L’inchiesta mira a stabilire se alcune società abbiano utilizzato strutture proprietarie nascoste o attività non autorizzate per aggirare le regole taiwanesi sugli investimenti cinesi e sulle operazioni commerciali nei comparti sensibili.
L’annuncio taiwanese identifica 17 società. Nei resoconti pubblici sono state citate, tra le altre, AoSheng Hi-Tech, Goke Microelectronics e Zhuhai CosMX Battery, insieme ad aziende attive nell’elettronica ottica, nelle tecnologie per display, nelle apparecchiature per semiconduttori e nei materiali.
Alcuni resoconti indicano inoltre che tra le società coinvolte vi sono aziende quotate in Cina o con una presenza significativa sui mercati globali. Tuttavia, le informazioni disponibili non stabiliscono che tutte le 17 società siano quotate né che abbiano avuto lo stesso ruolo nei fatti contestati.
È importante sottolineare che si tratta di soggetti al centro di un’indagine in corso: l’annuncio non equivale a una condanna né dimostra che tutte le aziende nominate abbiano commesso illeciti.
Secondo il Bureau of Investigation, le modalità sospette comprenderebbero:
Questi elementi sono cruciali perché, se confermati, indicherebbero un tentativo di eludere le norme che regolano gli investimenti cinesi e le attività commerciali a Taiwan, anziché una semplice assunzione effettuata attraverso procedure legali.
Le informazioni disponibili non riportano risposte sostanziali e individuali da parte di tutte le 17 società. Non è quindi possibile stabilire, sulla base dei resoconti forniti, se le singole aziende abbiano ammesso, respinto o commentato le accuse.
Anche l’annuncio del Bureau descrive un’azione investigativa, non una decisione definitiva sulla responsabilità penale delle imprese o delle persone coinvolte.
L’operazione non è senza precedenti. Il Bureau ha dichiarato di aver creato una task force dedicata alla fine del 2020 e di aver seguito da allora più di 100 casi collegati al reclutamento illegale e alle attività non autorizzate di aziende cinesi a Taiwan.
Nel maggio 2022, le autorità taiwanesi avevano perquisito 10 aziende cinesi o relativi centri di ricerca e sviluppo, sospettati di reclutare illegalmente ingegneri dei chip e altri lavoratori tecnologici. In quell’operazione erano state convocate per essere interrogate quasi 70 persone.
L’inchiesta si inserisce nella più ampia competizione tra Taiwan e Cina per il controllo delle competenze, della capacità industriale e delle tecnologie strategiche. Taiwan considera la protezione del proprio comparto dei semiconduttori una priorità economica e di sicurezza, mentre le aziende cinesi continuano a cercare accesso a competenze ingegneristiche altamente specializzate.
Per questo, le accuse di finanziamenti cinesi nascosti, uffici privi di autorizzazione e canali di reclutamento camuffati hanno una portata che va oltre il singolo rapporto di lavoro. Le autorità taiwanesi stanno verificando se siano state utilizzate società di facciata o strutture societarie opache per aggirare le restrizioni sulle attività cinesi nei settori tecnologici più sensibili.
L’esito resta ancora da definire. Per ora Taiwan ha annunciato una vasta indagine coordinata, non una serie di procedimenti conclusi né un accertamento di responsabilità a carico di tutte le 17 aziende.