La novità più significativa riguarda il linguaggio con cui Varsavia descrive le minacce. Tomczyk ha detto che la Polonia non divide più gli scenari in «realistici» e «irrealistici», ma in «probabili» e «improbabili».
Questo non significa che ogni scenario sia considerato destinato a verificarsi. Significa piuttosto che anche un’ipotesi ritenuta poco probabile — compresa una grande provocazione russa — non può essere liquidata come impossibile né collocata in una data lontana e prestabilita. La pianificazione polacca si basa quindi sull’incertezza: prepararsi a rischi che potrebbero non materializzarsi, invece di aspettare segnali inequivocabili quando una crisi è già iniziata.
Tomczyk ha descritto la risposta come uno sforzo che coinvolge l’intero Stato. La Polonia sta ampliando e modernizzando le proprie forze armate e, allo stesso tempo, sta predisponendo misure per proteggere gli impianti energetici e le infrastrutture critiche da possibili attacchi o interruzioni.
Il piano comprende anche il programma di fortificazioni East Shield e il suo componente anti-drone SAN. Il sistema è concepito come una difesa stratificata, basata su rilevamento, guerra elettronica e strumenti cinetici come mitragliatrici, artiglieria e missili. Le prime capacità operative sono state previste entro circa sei mesi, mentre il completamento dell’intero sistema richiederebbe circa 24 mesi.
La struttura del progetto riflette il cambiamento della minaccia. Un confronto grave potrebbe iniziare con droni, sabotaggi, attacchi alle infrastrutture o incertezza sull’identità degli autori, non necessariamente con un’invasione convenzionale. Rafforzare comunicazioni, rete energetica e difese di frontiera dovrebbe ridurre le opportunità di coercizione e confusione.
I funzionari polacchi avevano già messo in guardia dal possibile impiego russo di droni ucraini catturati in un’operazione sotto falsa bandiera. Il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha detto che Mosca potrebbe usare sistemi sequestrati per ingannare i Paesi della NATO o provocarne una reazione. Uno degli scenari discussi da Varsavia prevede uno sciame di droni sui cieli polacchi o di un altro Paese del fianco orientale dell’Alleanza, con insegne tali da farli apparire ucraini.
Anche il ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha avvertito che la Russia potrebbe impiegare droni ucraini catturati in un’operazione studiata per far sembrare che l’attacco provenga da Kyiv.
Si tratta di ipotesi descritte come possibili tattiche, non di un’operazione confermata. La loro importanza sta nel tipo di rischio a cui Varsavia si prepara: un incidente capace di danneggiare infrastrutture, rendere incerta l’attribuzione dell’attacco e mettere alla prova la risposta politica della NATO prima di un’eventuale escalation convenzionale.
Il riferimento al 2027 rappresenta un orizzonte di pianificazione, non una data garantita per un’aggressione. I funzionari polacchi lo hanno collegato alle valutazioni secondo cui la Russia potrebbe recuperare parte delle proprie capacità militari dopo la guerra in Ucraina, a seconda di come si svilupperà il conflitto.
Il punto di Tomczyk è che la Polonia deve usare il tempo disponibile per rafforzare le difese, senza presumere che la Russia resterà incapace di sfidare la NATO. La distinzione è importante: le attuali difficoltà militari russe possono ridurre il rischio immediato di uno scontro convenzionale, ma non eliminano la possibilità di un futuro riarmo, di operazioni ibride o di provocazioni limitate.
La parata organizzata il 15 agosto per la Giornata delle Forze Armate polacche ha offerto una rappresentazione pubblica della stessa strategia. Vi hanno partecipato oltre 2.000 militari e circa 300 mezzi, in quella che è stata descritta come la più grande parata militare nella storia del Paese.
L’evento non ha avuto soltanto un valore cerimoniale. Ha mostrato l’accelerazione della modernizzazione militare polacca e ha inviato un messaggio di deterrenza ad alleati e potenziali avversari, nel contesto della guerra russa contro l’Ucraina.
Il primo ministro Donald Tusk ha dichiarato che l’esercito polacco diventerà presto il più grande d’Europa, presentando dimensioni e modernizzazione delle forze armate come elementi centrali della sicurezza nazionale e regionale. L’obiettivo dichiarato non è soltanto difendere il territorio polacco in condizioni favorevoli, ma creare forze capaci di operare anche in circostanze estremamente difficili e di rafforzare il fianco orientale della NATO.
Nel complesso, le dichiarazioni di Varsavia descrivono una politica fondata sulla prontezza, non sulla certezza che la guerra sia inevitabile. La Polonia non sostiene che un attacco russo sia sicuro né che una grande provocazione avverrà necessariamente entro pochi mesi. Sostiene invece che la gamma dei rischi plausibili si è ampliata e che trattarne alcuni come impossibili sarebbe pericoloso.
La risposta combina l’espansione militare con la protezione dell’energia e delle infrastrutture critiche, le difese anti-drone e la preparazione a operazioni ambigue o ingannevoli. Il calcolo di fondo è semplice: uno Stato più difficile da intimidire, paralizzare o cogliere di sorpresa ha maggiori possibilità di scoraggiare un’aggressione prima che degeneri.