Nickolay Mladenov ha descritto l’accettazione, il 30 luglio, della roadmap per il cessate il fuoco a Gaza come una possibile svolta storica. Non l’ha presentata, però, come una resa già completata.
Nel quadro in 15 punti, Hamas e altre fazioni armate palestinesi hanno accettato in linea di principio di rinunciare alle armi e di trasferire l’autorità civile e di sicurezza a un’amministrazione transitoria. 1613
La distinzione è decisiva: l’intesa ha creato un quadro per l’attuazione, ma le armi non sono state consegnate e il processo previsto non è ancora partito. 9
Che cosa prevede la roadmap
Il piano punta a un’unica autorità di governo nella Striscia e alla fine del controllo militare, di polizia e amministrativo esercitato da Hamas. Il principio guida è «un’autorità, una legge e un’arma»; come organo di transizione viene indicato il National Committee for the Administration of Gaza, il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza. 212
Il disarmo dovrebbe avvenire per fasi, non in modo immediato. La roadmap collega inoltre i progressi nella dismissione degli armamenti a passi israeliani reciproci, incluso il ritiro da Gaza. Un comitato di attuazione composto dai mediatori dovrebbe verificare ogni fase prima dell’avvio di quella successiva. 2111415
È questo il motivo per cui Mladenov ha avvertito che Gaza «non può essere disarmata in una quindicina di giorni». Il suo messaggio è che l’accordo descrive un percorso graduale, basato su verifiche e azioni reciproche, non una resa unilaterale da consumare dall’oggi al domani. 10
Perché l’attuazione è ferma
Il punto di stallo principale riguarda la sequenza delle azioni e la fiducia reciproca. La roadmap prevede un disarmo progressivo accompagnato dal ritiro israeliano; la posizione dichiarata da Israele è invece che Hamas debba essere prima completamente disarmato e che la sua infrastruttura militare debba essere smantellata. 5
Noa Furman, viceambasciatrice israeliana presso le Nazioni Unite, ha sostenuto al Consiglio di sicurezza che «il disarmo deve venire prima». Ha accusato Hamas di ricostituire le proprie capacità militari e di violare il cessate il fuoco, affermando che il gruppo debba essere giudicato dai suoi comportamenti. 5
Mladenov ha espresso una valutazione opposta sul proseguimento delle operazioni israeliane, avvertendo che gli attacchi mettono a rischio l’impianto del cessate il fuoco. Ha inoltre criticato le restrizioni che incidono sull’ingresso di aiuti umanitari e materiali per i rifugi. Le evidenze disponibili sostengono queste preoccupazioni generali, ma non confermano autonomamente ogni specifico incontro, scadenza o spiegazione politica riportata nella domanda originale. 6920
L’accettazione di Hamas resta quindi un impegno politico, non il trasferimento operativo delle armi. Il periodo di due settimane previsto per stabilire un calendario del disarmo graduale e del ritiro israeliano non è ancora iniziato. 9
L’avvertimento di Mladenov: il rischio di un punto di non ritorno
Mladenov ha dichiarato che la prosecuzione della violenza potrebbe spingere Gaza verso un «punto di non ritorno», lasciando potenzialmente nulla da ricostruire se il piano per il cessate il fuoco dovesse fallire. 617
Al Consiglio di sicurezza ha anche avvertito che Gaza «non ha un’altra catastrofe da sopportare». Il suo intervento ha presentato lo stallo come un’emergenza allo stesso tempo politica e umanitaria: senza un cessate il fuoco funzionante, le misure sulla ricostruzione e sulla governance non possono avanzare. 810
Il ruolo della forza internazionale di stabilizzazione
La roadmap prevede una International Stabilization Force, una forza internazionale di stabilizzazione incaricata di contribuire alla supervisione della dismissione delle armi. Il suo dispiegamento dovrebbe avvenire solo se le condizioni sul terreno diventassero sufficientemente calme; non sarebbe quindi un sostituto immediato di un’intesa tra Israele e Hamas. 58
L’ambasciatore statunitense Mike Waltz ha riferito al Consiglio di sicurezza che personale dei Paesi partner era programmato per arrivare con l’obiettivo di contribuire al mantenimento della pace, anche se il dispiegamento procedeva più lentamente di quanto Washington auspicava. Secondo quanto riportato sulle sue dichiarazioni, Uganda, Marocco e Kazakistan avrebbero offerto migliaia di militari. 23
La forza proposta non scioglie il nodo centrale. Israele continua a sostenere che il disarmo debba precedere il ritiro, mentre la roadmap si fonda su passaggi reciproci e verificati da entrambe le parti. Finché non verrà risolta questa divergenza sulla sequenza, il ruolo e l’arrivo della forza resteranno legati a condizioni che non si sono ancora create. 514
In sintesi
Il messaggio di Mladenov è stato prudenzialmente ottimista, ma anche netto: l’accettazione del 30 luglio ha aperto uno spazio senza precedenti per il disarmo e per un governo civile a Gaza, ma non ha completato nessuno dei due processi. 16
L’attuazione è bloccata perché le parti non concordano su ciò che debba avvenire per primo, nessuna delle due ha pienamente rispettato i propri impegni e la violenza continua a erodere le condizioni necessarie per le verifiche e il ritiro. La roadmap resta una possibile via d’uscita, ma i moniti di Mladenov mostrano che la sua sopravvivenza dipende dalla capacità di trasformare un impegno politico in un processo controllato prima che il cessate il fuoco crolli.